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“Nostro avversario non è chi se ne è andato”, Renzi apre a sinistra

cms_7384/renzi_matteo_mano_microfono_fg.jpgAddio ufficiale alla vocazione maggioritaria. Nel decimo compleanno del Pd, Matteo Renzi rompe gli ormeggi con il Partito democratico degli esordi. “Il tempo del Pd è il futuro, non il passato”, dice il segretario nella prima Direzione post vacanze che, votando all’unanimità la sua relazione, ’benedice’ il Rosatellum bis e avvia il ’count down’ per le urne.

“Siamo al rush finale, il tempo delle elezioni si calcola in settimane e per questo ora è il tempo della responsabilità”, premette il segretario con Paolo Gentiloni seduto al suo fianco al tavolo della presidenza. Renzi tratteggia un quadro europeo in cui la politica è in affanno ovunque: in Spagna e in Gran Bretagna, mentre la Germania “fino a Natale sarà senza governo”. Da qui l’appello del leader dem alla Direzione: “Serve una forza tranquilla, responsabilità e forza della politica”. Una forza capace di “bloccare i populismi”.

I primi due ’pilastri’ della sua strategia, Renzi li costruisce rivolgendosi all’interno del Pd: “Chi alimenta polemiche con i compagni di partito sbaglia. Dobbiamo giocare tutti insieme, chi non gioca con la squadra fa fare gol agli avversari: non rinunciamo al confronto interno ma da qui a inserire Tafazzi nel nostro Pantheon ce ne passa“. Un appello che coglie nel segno, perchè poco dopo Andrea Orlando si sovrappone al segretario: “Il Pd deve rivendicare la dimensione di forza tranquilla, ma anche accentuare un tratto di forza solidale”.

Ma è la legge elettorale il passaggio chiave della relazione di Renzi, quello che fa fischiare le orecchie a Pisapia, ai promotori dei vari progetti elettorali di cui si parla in questi giorni (la lista dei sindaci animata da Michele Emiliano o Forza Europa di Della Vedova e Calenda) fino ai vecchi compagni di strada: “Il Rosatellum è un passo in avanti oggettivo”, è l’argomento del segretario. Perché “chiama la creazione di una coalizione” e se “il Pd è il baricentro”, prosegue, “con il Rosatellum serve una coalizione più ampia”.

Il leader dem mette il sigillo sulla sua linea: “I nostri avversari non sono quelli che se ne sono andati via da qui”. A parte una piccola punzecchiatura a Bersani e sulla Var, unico mezzo capace di rivelare i “cambi di idea di alcuni nostri amici” sulla legge elettorale, è il solo riferimento a Mdp. L’assist di Renzi, però, è colto al volo da Orlando che promuovendo il Rosatellum chiede di non lasciar cadere la palla: “Bisogna lanciare un appello a Mdp a battere un colpo”.

Ma, come testimonia il voto unanime, Renzi mette d’accordo tutte le anime del partito. Silenzioso, Dario Franceschini annuisce mentre parla il segretario. A chi glielo chiede, il ministro della Cultura rimanda al suo intervento alla Direzione di luglio, dove in verità fu bersaglio di qualche critica, in cui parlava proprio di coalizioni con il Pd baricentro: “E’ naturale essere d’accordo con la relazione di Renzi”. E proprio con Franceschini, Renzi ha riaperto di recente un canale dopo le freddezze degli ultimi mesi, così come ha fatto con Veltroni (chiamato a festeggiare i 10 anni del Pd) e anche con Romano Prodi

Csm, Legnini: “Solo in Italia toghe passano da talk show alle aule”

cms_7384/legnini_giovanni_ftg.jpg“In nessun altro Paese europeo è così agevole passare da talk show o prime pagine dei giornali all’esercizio di funzioni requirenti e giudicanti fino alla presidenza di collegi anche della Cassazione“. Lo ha detto il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini intervenendo al Congresso straordinario dell’Ucpi a Roma.

“Fermo restando il diritto sacrosanto alla libertà d’espressione, costituzionalmente garantita, spetta a ciascuno dei protagonisti arginare questo fenomeno. Soprattutto a chi tiene al rispetto dell’indipendenza e dell’imparzialità della magistratura che deve essere percepita come tale anche da tutti i cittadini”, ha sottolineato.

DISTINZIONE FUNZIONI – “La vostra associazione sta conducendo una battaglia molto forte, sforzandosi di rifuggire da un’impostazione ideologica, non so come andrà a finire. Si tratta di un tema divisivo”, ha poi aggiunto il vicepresidente.

“Nei dieci anni di attuazione della riforma dell’ordinamento giudiziario – ha affermato – il principio della distinzione delle funzioni tra giudici e pubblici ministeri è andato via via consolidandosi. I tramutamenti dalla funzione giudicante a quella requirente e viceversa rappresentano una rarità”.

CODICE ANTIMAFIA – Interpellato sulla riforma del codice antimafia, Legnini ha poi sottolineato: “Non rappresento una forza politica, non rappresento un’associazione privata, non rappresento me stesso, rappresento un’istituzione di rilievo costituzionale e in questa funzione non posso che augurarmi che questa norma così discussa, così divisiva possa essere interpretata ed applicata dalla giurisprudenza di merito ed eventualmente dalla Corte Costituzionale e dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo per fare in modo che le misure di prevenzione vengano adottate nel rispetto dei diritti fondamentali di ciascuno dei soggetti coinvolti”.

Roma, espulso algerino sospettato di terrorismo

cms_7384/carabinieri_auto_ftg.jpgI carabinieri del comando provinciale di Roma hanno rintracciato a Roma un algerino di 36 anni, con precedenti, sospettato di aderire a gruppi terroristici di matrice islamica che era stato espulso per tre anni dall’area Schengen dalle autorità del Belgio e rimpatriato in Algeria lo scorso 8 maggio.

L’uomo, risultato irregolare sul territorio italiano e gravato dal divieto d’ingresso nell’area Schengen, è stato accompagnato presso l’Ufficio Immigrazione della Questura di Roma che ha emesso nei suoi confronti un decreto di espulsione dal territorio dello Stato con collocazione presso il Centro di permanenza per rimpatri di Torino-Brunelleschi dove i carabinieri lo hanno accompagnato nel pomeriggio di oggi.

Sul conto dell’algerino, il 4 ottobre era stata diffusa una nota di allerta da parte del Servizio per la Cooperazione internazionale di polizia della Direzione centrale di polizia criminale, originata dalle autorità nazionali belghe. Avuta notizia che poteva trovarsi a Roma, spiegano i carabinieri, le mirate ricerche si erano concentrate nella zona della stazione ferroviaria Roma Termini dove i carabinieri del Nucleo informativo del Comando provinciale di Roma e della compagnia Roma Centro, ieri mattina, lo hanno rintracciato e sottoposto a fermo per identificazione.

Il riconoscimento del cittadino algerino è avvenuto grazie ad una foto diffusa dalle autorità belga e proprio nel corso del reticolo di controlli che i carabinieri, quotidianamente, svolgono nell’area della Stazione Termini in funzione sia preventiva che repressiva. Non avendo documenti d’identità al seguito, la completa identificazione del sospettato è avvenuta grazie ai riscontri dattiloscopici ambito Interpol. L’algerino era stato indagato nel 2006 dalla polizia belga per “associazione con finalità di terrorismo e sovversione dell’ordine democratico”.

I carabinieri del Comando provinciale di Roma, supportati dai carabinieri del Ros, stanno svolgendo accurati accertamenti volti a verificare le reali motivazioni per cui il cittadino algerino si trovava a Roma.

Le indagini sino ad ora hanno consentito di accertare che lo straniero, dopo un periodo di permanenza di alcuni giorni in una guest house per migranti, si è imbarcato in Algeria su di un natante di fortuna per l’Italia, tra il 20 ed il 22 settembre scorsi, giungendo a Cagliari tra il 24 ed il 25 settembre. Dopo essere rimasto a Cagliari per alcuni giorni a fine mese si è imbarcato su di un traghetto della Tirrenia con destinazione Civitavecchia per poi giungere nella Capitale.

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7 Ottobre 2017