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Nuove indagini su filone Tiziano Renzi (Altre News)

Consip, nuove indagini su filone Tiziano Renzi

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Il gip di Roma, accogliendo parzialmente la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura, ha disposto nuove indagini sul filone dell’inchiesta sul caso Consip che coinvolge, tra gli altri, Tiziano Renzi, padre dell’ex premier e ora leader di Italia Viva, accusato di traffico di influenze.

La Procura di Roma aveva rinnovato la richiesta di archiviazione dopo che lo scorso 25 luglio il gip Gaspare Sturzo aveva respinto la prima istanza. La richiesta riguardava tra gli altri l’ex ministro dello Sport Luca Lotti per rivelazione del segreto d’ufficio, l’ex generale della Legione Toscana dei carabinieri, Emanuele Saltalamacchia indagato per rivelazione del segreto d’ufficio, per l’imprenditore Carlo Russo per turbativa d’asta, per l’imprenditore Alfredo Romeo per corruzione e turbativa d’asta, per l’ex parlamentare del Pdl Italo Bocchino per corruzione, turbativa d’asta, l’allora ad di Grandi stazioni Silvio Gizzi per turbativa d’asta, l’ex ad di Consip Domenico Casalino per turbativa d’asta e il dirigente Francesco Licci sempre per turbativa d’asta. Il gip oggi ha sciolto la riserva sulla richiesta di archiviazione e ha notificato il deposito in cui si rende nota “l’ordinanza di accoglimento parziale e rigetto dell’archiviazione” disponendo “ulteriori indagini e iscrizione di indagati”.

Bancarotta, confermata condanna per Danilo Coppola

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La corte d’appello di Milano, dopo cinque ore di camera di consiglio, ha confermato la condanna a 7 anni di carcere per l’immobiliarista Danilo Coppola per bancarotta in relazione ad alcuni fallimenti tra cui il crac di Porta Vittoria spa.

Per Coppola, l’imprenditore romano tra i protagonisti dell’indagine sui ’furbetti del quartierino’ e arrestato tre volte, i giudici d’appello – a due anni dalla sentenza di primo grado – hanno confermato i risarcimenti per danni patrimoniali e non patrimoniali alle società, ora parti civili, che lui stesso, per l’accusa, avrebbe fatto fallire: oltre 153 milioni a Porta Vittoria spa e una provvisionale di 50 milioni al Gruppo Immobiliare 2004 spa.

La corte presieduta dal giudice Piero Gamacchio non ha riconosciuto la tesi avanzata dall’accusa che durante la requisitoria aveva chiesto di ridurre la condanna di Coppola da 7 anni a 5 anni e 10 mesi perché l’imputato non avrebbe cagionato con dolo il dissesto e quindi ipotizzando episodi di bancarotta impropria. L’imputato, assistito dal difensore Luca Ricci, era presente in aula, ma non ha rilasciato dichiarazioni dopo la lettura della sentenza. Le motivazioni saranno rese note tra 90 giorni.

Al centro del processo ci sono tre bancarotte, quella del Gruppo Immobiliare 2004 dichiarato fallito nel 2013 con un buco di circa mezzo miliardo, di cui 320 milioni di debiti con l’erario; quella di Mib Prima, fallita nel luglio 2015 e quella di Porta Vittoria, la società titolare di un progetto di rilancio di un’area residenziale milanese e fallita nell’aprile 2016, dalla quale, per i rappresentanti dell’accusa, Coppola avrebbe drenato parecchi milioni che sarebbero, poi, stati ’dirottai’ nelle sue società in Lussemburgo.

COPPOLA: “SBIGOTTITO” – “Non avendo accettato di patteggiare a quattro anni, probabilmente sono stato punito con questa condanna, ma nonostante tutto non voglio smettere di credere nel diritto e nella giustizia”. Lo ha dichiarato Danilo Coppola dopo la sentenza. “Sono sbigottito dalla sentenza emessa dalla Corte di Appello di Milano”, ha aggiunto l’imprenditore, spiegando: “Mi era stata prospettata la possibilità di un accordo sulla pena a 4 anni con la Procura Generale e il presidente del collegio aveva manifestato disponibilità a concluderlo. Non ho accettato perché sono innocente e ho sempre creduto nella giustizia, per cui nonostante il consiglio del mio avvocato, ho deciso di affrontare il processo e discutere la mia estraneità da tutte le ipotesi di reato, soprattutto dopo gli enormi sacrifici fatti per versare 140 milioni di Euro al Fisco, non dovuti ma pagati per eliminare qualsiasi tipo di problematica”.

Maltrattava bimbo disabile, interdetta maestra

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Maltrattamenti nei confronti di un bambino di 8 anni, peraltro affetto da disabilita’. E’ l’accusa a cui è chiamata a rispondere una maestra di scuola primaria della provincia di Alessandria. Nei confronti della donna la polizia, al termine di indagini condotte dalla Squadra mobile di Alessandria e coordinate dalla procura, ha eseguito un’ordinanza emessa dal Tribunale del Riesame di Torino, di interdizione dalle funzioni di insegnante.

Ferisce passante con ascia e si avventa sui carabinieri

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Attimi di panico in strada a Castiglione delle Stiviere, nel mantovano, dove un nigeriano di 29 anni, armato di ascia, in escandescenza per motivi ancora in corso di accertamento, ha cominciato a sfondare a colpi d’accetta le auto in sosta e le vetrine dei negozi, riuscendo anche a ferire un passante, colpito con il manico dell’ascia.

Quando sul posto è poi arrivata l’autoradio dei Carabinieri di cui era stato chiesto l’intervento, l’uomo si è scagliato con l’ascia contro la macchina, avventandosi poi sui carabinieri, che sono però riusciti a bloccarlo. Immobilizzato, il 29enne è stato arrestato per strage, tentato omicidio, porto abusivo d’arma, lesioni aggravate e danneggiamento aggravato.

Tampona auto e scoppia airbag, muore neonato

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E’ morto domenica sera – verso le 22:30 – il neonato di quasi due mesi rimasto coinvolto in un tamponamento fra tre auto a Pisa, in via Manghi, nel quartiere di Cisanello, avvenuto nel pomeriggio intorno alle 16. Il piccolo era stato trasportato nell’ospedale di Cisanello in condizioni già disperate con trauma toracico e cranico, secondo quanto riferito dai sanitari che lo hanno sottoposto a un intervento chirurgico.

La Procura di Pisa ha aperto un fascicolo sulla vicenda. Il neonato, che oggi avrebbe compiuto due mesi, viaggiava a bordo dell’auto dei familiari: il padre era alla guida, la madre e il bambino più grande nei sedili posteriori, mentre il neonato era stato assicurato nell’ovetto, sistemato sul sedile anteriore del passeggero, in posizione regolare come prevede il codice della strada, come hanno accertato i rilievi della polizia municipale.

L’auto della famiglia, di origine albanese ma da molti anni residente a San Giuliano Terme (Pisa), è arrivata all’incrocio tra via Manghi, strada a quattro corsie, e via Paradisa, poco dopo le 16. Tre vetture si sono tamponate all’altezza del semaforo. L’auto della famiglia albanese era la terza del tamponamento.

L’urto, che non sarebbe stato particolarmente violento, ha comunque fatto attivare le cellule di sicurezza che comandano la deflagrazione dell’airbag anteriore: il pallone salvavita del sedile lato passeggero si è aperto in pochi secondi e, essendo tarato per sostenere il peso del corpo di un adulto che viene proiettato in avanti, ha investito l’ovetto schiacciando il bambino e causandogli gravissime lesioni.

Il neonato ha perso subito i sensi e non dava più segni di vita. I due genitori hanno capito che la situazione era molto grave. Immediato l’intervento del 118, allertato alle ore 16,17, che ha trasportato il bambino al vicino ospedale di Cisanello, dove è arrivato in codice rosso. E’ stato portato in ospedale anche il fratellino di due anni, ferito in modo lieve. Le condizioni del neonato, con un trauma toracico e un trauma cranico sono apparse subito disperate ai medici che lo hanno preso in cura e hanno tentato l’impossibile pur di salvarlo. Il piccolo è stato sottoposto anche a un intervento chirurgico, risultato però vano.

Le ricostruzioni della dinamica dell’incidente sono affidate alla polizia municipale. “Stiamo investigando, con il coordinamento della Procura della Repubblica, tutti gli elementi che possono essere utili a definire in maniera compiuta e veritiera l’evento tragico”, ha spiegato il comandante della polizia municipale di Pisa, Michele Stefanelli.

Gli agenti della polizia municipale, oltre ad accertare le responsabilità del tamponamento, dovranno appurare il motivo per il quale l’airbag anteriore lato passeggero non era stato disattivato.

“Aiuto, vogliono rubarmi l’auto”: tassista aggredito a Roma

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Hanno aggredito un tassista tentando poi di portargli via l’auto bianca. L’uomo ha cercato di difendersi e ha cominciato a urlare chiedendo “aiutatemi, vogliono rubarmi l’auto”. Una scena interminabile, durata lunghi minuti e ripresa anche in un video girato da una finestra e pubblicato dal Corriere.it. Uno degli aggressori, un ecuadoriano di 25 anni, è stato arrestato dagli agenti delle Volanti intervenuti sul posto con l’accusa di rapina, lesioni e interruzione di pubblico servizio. E’ accaduto questa mattina all’alba in via Gattinara nella zona di Montespaccato a Roma.

Secondo quanto ricostruito dalla polizia, intorno alle 6.30 il tassista ha prelevato quattro clienti in via Casilina, portandoli in via Gattinara. Al momento di pagare il conto uno degli occupanti ha iniziato a dare in escandescenza e ad aggredire il tassista provando a mettersi alla guida del mezzo e danneggiando anche la carrozzeria.

Il tassista ha cominciato a gridare e poco più tardi sono arrivate le volanti della polizia che hanno arrestato il 25enne, con precedenti di polizia e già sottoposto all’obbligo di dimora nel comune di Roma. Gli altri tre aggressori sono riusciti a fuggire. Il tassista ha avuto sette giorni di prognosi.

Piazza San Carlo, processo il 25 giugno

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Sono stati rinviati a giudizio tutti e nove gli imputati per i fatti accaduti in piazza San Carlo il 3 giugno 2017 durante la finale di Champions League tra Juve e Real Madrid che hanno scelto il rito ordinario. Il processo comincerà il prossimo 25 giugno. Lo ha deciso il gup al termine dell’udienza preliminare.

Quella sera, poco prima della fine della partita, un’ondata di panico collettivo causò il fuggi fuggi della folla radunata in piazza San Carlo provocando il ferimento di oltre 1500 persone. Tra queste, Erika Pioletti, deceduta qualche giorno dopo in ospedale, e Marisa Amato che, rimasta tetraplegica, è deceduta dopo un anno e mezzo

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18 Febbraio 2020