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NUOVE SANZIONI ALLA RUSSIA

L’azione della Russia in Ucraina è inaccettabile“. E’ quanto si legge nel comunicato finale elaborato al termine del vertice dei G7. Il documento conferma, se necessario, la possibilità di intensificare le sanzioni contro Mosca. Il G7 preme sulla Russia per accelerare il ritiro delle truppe dai confini dell’Ucraina e affinché utilizzi la sua influenza per fermare i separatisti.

cms_777/image_(1).jpgSe non ci saranno progressi sulle questioni che dobbiamo risolvere, c‘è la possibilità di sanzioni, la cosiddetta fase tre delle sanzioni è sul tavolo, perché non è concepibile una ulteriore destabilizzazione dell’Ucraina” ha dichiarato la Cancelliera tedesca Angela Merkel.

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Nella crisi Ucraina, la vicenda più clamorosa e problematica è rappresentata dall’annessione della Repubblica autonoma di Crimea (e della città di Sebastopoli) alla Federazione Russa.Tale annessione è avvenuta a seguito di un referendum (tenutosi il 16 Marzo scorso) con il quale si chiedeva alla popolazione della Crimea (in maggioranza di etnia russa) di scegliere la riunificazione con la Russia oppure rimanere con l’Ucraina. Il risultato del referendum (al quale ha partecipato circa l’80% degli aventi diritto) ha decretato, con una schiacciante maggioranza (circa il 97%) la riunificazione con la “madre” Russia.

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A seguito di tale referendum, la riunificazione è stata sancita da un Trattato di adesione sottoscritto a mosca il 18 Marzo tra il Presidente Vladimir Putin e le autorità della Crimea. Tale trattato è stato poi ratificato dalla Duma (l’assemblea legislativa) russa il successivo 20 marzo. Il repentino verificarsi di questi eventi di natura geopolitica, sono tutti ricollocabili in merito ai disordini di piazza che hanno scosso l’Ucraina nel Febbraio del 2014. La forte opposizione di “Piazza Maidan” contro l’ex Presidente Yanukovyc, in seguito deposto, ha portato il paese sull’orlo della guerra civile. Caduto il Governo ucraino, le truppe russe si sono affrettate ad occupare militarmente la Crimea, giustificando il loro intervento con l’intento di proteggere la popolazione di etnia russa (esposta al rischio di violenze) nonché i propri cittadini presenti nelle basi russe.

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L’occupazione della Crimea è stata una necessità strategica per Putin. Infatti sul territorio è presente la base navale di Sebastopoli, da cui partono le navi militari per il Baltico, per il Mare del Nord e per il Bosforo (dove poi, passando per lo Stretto dei Dardanelli storico raccordo tra Europa e Asia, raggiungono la Siria altro punto caldo della politica estera del Cremlino dove Putin è impegnato a sostenere le truppe di Bashar Assad).

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Sul fronte americano, è evidente che strappare l’Ucraina e la Crimea dall’orbita Russa significherebbe per le forze del patto Atlantico posizionare armi di difesa e di attacco alle porte di Mosca.

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Ma nella crisi Ucraina, per la Russia, non ci sono solo motivi militari e politici dietro la difesa dell’avamposto “crimeo”. C’è una grossa partita di gas e gasdotti che collegano la Russia e l’Europa. Un giro di affari ultra miliardario. Infatti l’Ucraina, non solo compra il gas dalla Russia, ma è l’autostrada energetica che collega Mosca al cuore del vecchio continente. Oggi a seguito della forte destabilizzazione, e dell’innescarsi di una vera e propria guerra civile l ’Ucraina è una terra di scontro totale. Uno scontro che si può riassumere tra filo atlantisti e filo russi.

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Washington e Bruxelles hanno avuto una reazione profondamente negativa sulle azioni di forza impresse dalla Russia, condannando fortemente l’atto di annessione della Crimea alla Federazione Russa. In sede di Consiglio di Sicurezza dell’Onu, gli Stati Uniti hanno cercato di far approvare una risoluzione che riaffermasse il rispetto della sovranità, dell’indipendenza, dell’unità e integrità territoriale della nazione ucraina entro i suoi confini internazionalmente riconosciuti. Inoltre, gli Usa hanno chiesto a tutta la comunità internazionale di non riconoscere l’annessione della Crimea alla Federazione Russa perché avvenuta contro la volontà dell’Ucraina e senza alcuna legittimità costituzionale. L’adozione della risoluzione pur avendo ottenuto 13 voti favorevoli, è stata però impedita dal veto della Russia (con l’astensione della Cina).

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Intanto Vladimir Putin dal suo viaggio diplomatico in Francia, intervistato dalla radio francese Europe 1, ha affermato: “spero che la crisi in Ucraina non sia una nuova tappa della guerra fredda. “Non è un segreto- ha aggiunto Putin- che la politica più aggressiva, più severa, è la politica americana“.

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1 Giugno 2014