Un autentico gioco di contrordini sta attraversando il nuovo tariffario per le prestazioni sanitarie in Italia. Il 30 dicembre 2024, il Tar del Lazio ha sorpreso tutti con una sospensione cautelare del decreto ministeriale che, dopo oltre vent’anni, avrebbe dovuto rinnovare le tariffe per esami e visite ambulatoriali. Una decisione che giunge come un fulmine a ciel sereno, suscitando reazioni contrastanti tra gli addetti ai lavori e lasciando i cittadini con l’amaro in bocca. L’entrata in vigore del decreto, prevista per il 30 dicembre, è stata così rimandata, lasciando in sospeso il 35% delle tariffe relative a 1.113 prestazioni specialistiche ambulatoriali e protesiche.
La Sospensione e il Suo Ritiro
Solo 24 ore dopo, il 31 dicembre, il Tar del Lazio ha deciso di fare un passo indietro, ritirando la sospensiva. La causa? Una valutazione delle “gravità delle conseguenze” che la sospensione avrebbe comportato sul sistema sanitario, a partire dai disservizi nei percorsi di prenotazione, prescrizione ed erogazione delle prestazioni. Le difficoltà pratiche sarebbero state troppe, anche per la burocrazia giuridica, tanto da far “rivedere” la decisione con la conferma della Camera di consiglio fissata per il 28 gennaio. Un capovolgimento che sembra un episodio di pura amministrazione, ma che ha un impatto diretto sulla vita dei cittadini e sull’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale.
Le Modifiche e le Nuove Tariffe
Il nuovo decreto di revisione delle tariffe rappresenterebbe una rivoluzione attesa da decenni per rinnovare nomenclatori fermi agli anni Novanta. In particolare, il 35% delle prestazioni sanitarie aggiornate riguardano ambiti cruciali come la specialistica ambulatoriale e l’assistenza protesica, che erano fermi rispettivamente al 1996 e al 1999. Le modifiche includevano nuove prestazioni, come la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), che verrebbe applicata con una tariffa omogenea per tutti i cicli del trattamento, oltre alla copertura di dispositivi tecnologicamente avanzati, dalle protesi per arti superiori e inferiori a tecnologie per la diagnosi di malattie complesse, come la celiachia. Insomma, una vera e propria “rivoluzione” che ora rischia di restare solo sulla carta.
Il decreto avrebbe avuto un impatto complessivo di circa 550 milioni di euro, di cui 502 milioni per la specialistica ambulatoriale e 47 milioni per l’assistenza protesica. Tra le novità più significative ci sono anche le attrezzature di domotica e i sistemi di supporto per persone disabili, come gli apparecchi acustici digitali o i sistemi di riconoscimento vocale per pazienti con disabilità motorie. Tuttavia, il provvedimento è stato osteggiato da numerose categorie sanitarie, che hanno sollevato dubbi sul fatto che il governo non avesse considerato in modo adeguato l’andamento dei costi reali. La pandemia e la crisi economica hanno messo a dura prova molte strutture sanitarie accreditate, che ora lamentano un’implementazione delle tariffe insufficiente rispetto alle necessità operative reali. Una delle accuse più pesanti riguarda proprio la “mancanza di una valutazione complessiva e coerente” delle esigenze economiche delle strutture.
Il Futuro del SSN tra Incertezze e Speranze
Dopo i primi colpi di scena, la fine del 2024 lascia un’incredibile incertezza sulle prossime mosse. Il nuovo anno comincia con un grande punto interrogativo, tanto per le strutture sanitarie quanto per i cittadini. Da un lato c’è l’esigenza di modernizzare un sistema che da troppo tempo non risponde alle esigenze delle persone; dall’altro, ci sono le difficoltà giuridiche e burocratiche che stanno rallentando il processo, creando un disservizio che, secondo il Tar, potrebbe arrivare a compromettere anche la salute dei pazienti. Se il decreto sulle tariffe non riuscisse a decollare in tempi brevi, si rischierebbe un grave blocco nella rete sanitaria, con ripercussioni tangibili sulle persone già esasperate dalla lentezza del sistema. In un Paese dove l’accesso alle cure è sempre più difficile e costoso, il 2025 si preannuncia un anno di continue difficoltà per il Servizio Sanitario Nazionale.
Le difficoltà economiche delle famiglie italiane, infatti, sono ben lontane dall’essere risolte. Un altro report sulla povertà sanitaria evidenzia come sempre più italiani siano costretti a rinunciare alle cure a causa dell’aumento vertiginoso dei costi dei farmaci. Nel 2024, ben 463.000 persone si sono rivolte a enti di beneficenza come il Banco Farmaceutico per poter accedere a farmaci gratuiti, con un incremento dell’8% rispetto all’anno precedente. In un quadro sanitario in crisi, il balletto delle sospensioni e delle marce indietro rischia di lasciare ancor più nella polvere le persone più vulnerabili.
In attesa della decisione definitiva del Tar, che potrebbe finalmente mettere ordine nel caos tariffario, il 2025 si presenta come un anno critico per il nostro sistema sanitario. Tra le incertezze amministrative e le difficoltà pratiche, sarà difficile trovare un equilibrio tra le necessità di modernizzazione e quelle di sostenibilità economica. Se l’obiettivo era garantire a tutti i cittadini prestazioni sanitarie aggiornate e di qualità, il rischio è che si finiscano per creare nuove disuguaglianze. Un futuro tutto da scrivere, ma che parte da una realtà che richiede urgentemente un cambiamento tangibile.