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Nyt: “Usa hanno iniziato ritiro formale da Trattato Parigi”

Nyt: “Usa hanno iniziato ritiro formale da Trattato Parigi”

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L’amministrazione Trump sta preparando il ritiro formale degli Stati Uniti dal Trattato di Parigi sul clima. Lo rivela il “New York Times”, che cita tre fonti vicine al dossier, secondo cui sarebbero state avviate le procedure che richiederanno un anno per il completamento. Ieri, nel corso di un evento a Pittsburgh, lo stesso presidente americano aveva riconfermato per l’ennesima volta l’intenzione di ritirarsi “da un accordo terribile, che è un disastro totale per il nostro Paese”.

Un portavoce del dipartimento di Stato contattato dal giornale non ha detto se alle Nazioni Unite è stata inviata una prima notifica dell’avvio del processo, ma in una nota ha ribadito che “la posizione degli Stati Uniti sull’accordo di Parigi non è cambiata: gli Stati Uniti vogliono ritirarsi”.

In base alle regole del Trattato, il 4 novembre è la prima data utile entro la quale l’amministrazione Trump può inviare una notifica scritta all’Onu per comunicare l’avvio del processo di ritiro.

Johnson propone elezioni anticipate

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Boris Johnson intende chiedere alla Camera dei Comuni di approvare una mozione per andare alle elezioni anticipate il prossimo 12 dicembre. “Sembra che i nostri amici della Ue stiano per rispondere alla richiesta del Parlamento di prorogare la Brexit, cosa che invece io non voglio affatto” ha detto Johnson in un’intervista alla ’Bbc’. “Quindi, il modo per realizzare la Brexit, credo, è essere ragionevoli con il Parlamento e dire che se veramente vogliono avere più tempo per studiare questo eccellente accordo, possono averlo, ma devono acconsentire a elezioni il 12 dicembre” ha aggiunto il premier che, via Twitter, fa sapere di aver scritto a Jeremy Corbyn: “Questo Parlamento deve realizzare la Brexit ora o la realizzerà un nuovo Parlamento, così che il Paese possa andare avanti” si legge, con il testo della lettera inviata al leader laburista.

Jacob Rees-Mogg, il leader della Camera dei Comuni, ha annunciato che lunedì il governo presenterà una mozione per la fine anticipata della legislatura e i Comuni avranno la possibilità di “dibattere e approvare una mozione relativa a elezioni anticipate” ha detto Rees-Mogg, il cui ruolo equivale a quello di ministro per i Rapporti col Parlamento.

Valerie Vaz, leader dei Comuni per il governo ombra laburista, ha ribadito che il Labour appoggerà la richiesta di elezioni anticipate, quando sarà scongiurato il rischio di una ’no deal Brexit’ e la Ue avrà concesso al Regno Unito un ulteriore rinvio della Brexit. In base alla legge, il governo ha bisogno di una maggioranza dei due terzi dei Comuni per fare approvare una mozione di scioglimento anticipato della legislatura. La risposta dei leader Ue alla richiesta di proroga della Brexit inviata a Bruxelles il 19 ottobre dovrebbe giungere venerdì.

“Togliamo il no deal dal tavolo e noi appoggeremo sicuramente le elezioni”, ha detto il leader laburista Jeremy Corbyn aggiungendo secondo il ’Guardian’: “Il no deal è una minaccia che Boris Johnson ha usato di continuo e sicuramente è contenuta nella legislazione che al momento è al vaglio del Parlamento”. Il leader laburista non ha poi voluto anticipare quale sarà il voto che il Labour esprimerà alla Camera dei Comuni lunedì, quando il governo presenterà la mozione per chiedere le elezioni anticipate. “Domani l’Unione europea deciderà se ci sarà o meno una proroga (della Brexit) e questa proroga ovviamente determinerà se ci sarà o meno un no deal. Vedremo domani”, ha risposto Corbyn.

In base al Fixed-term Parliaments Act, la legge che regola la durata delle legislature, per lo scioglimento anticipato del Parlamento è necessaria una maggioranza dei due terzi. I voti laburisti sono quindi indispensabili se Johnson vuole vedere approvata la sua richiesta.

Intanto, con 310 voti favorevoli e 294 contrati, la Camera dei Comuni ha approvato il ’Queen’s Speech’, il discorso con il quale la regina Elisabetta nei giorni scorsi ha illustrato il programma di governo del premier Johnson per il nuovo anno legislativo.

Kievgate, “consegnare file entro 30 giorni”

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La magistratura americana entra nel Kievgate. Un giudice federale ha ordinato al dipartimento di Stato di consegnare entro 30 giorni tutti i fili relativi al caso su cui i democratici hanno avviato una procedura di impeachment contro Donald Trump, comprese le comunicazioni del segretario di Stato Mike Pompeo e dell’avvocato personale del presidente, Rudy Giuliani.

L’ordine del giudice Christopher Cooper è arrivato dopo che il gruppo di controllo governativo American Oversight ha presentato un Foia (Freedom of Information Act) per la divulgazione dei documenti che riguardano qualsiasi partecipazione di funzionari del dipartimento ai tentativi di Trump di fare pressione sull’Ucraina per indagare sul figlio del candidato democratico alla Casa Bianca Joe Biden.

Bruciarono viva una ragazza, 16 condanne a morte in Bangladesh

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Sedici persone tra cui il responsabile di una scuola islamica sono state condannate a morte in Bangladesh per aver bruciato viva e ucciso una ragazza, ’colpevole’ di aver accusato di molestie sessuali il preside. Nusrat Jahan, 19 anni, era morta in un ospedale di Dacca il 10 aprile scorso, quattro giorni dopo essere stata aggredita nella scuola di Feni, 160 chilometri dalla capitale.

La giovane, un paio di settimane prima, aveva denunciato il preside, sostenendo che l’uomo, dopo averla convocata nel suo ufficio, l’aveva toccata in maniera inappropriata. Siraj Ud Dawla era stato immediatamente arrestato, ma, dinanzi al rifiuto della 19enne di ritirare le accuse, era scattato il piano per farla fuori. Il 6 aprile scorso, giorno degli esami finali, era stata attirata sul terrazzo e lì un gruppo di persone con indosso un burqa le aveva dato fuoco, tentando di far apparire la morte della ragazza come un suicidio.

Ma Nusrat, sopravvissuta per qualche giorno con ustioni sull’80% del corpo, dal letto dell’ospedale era riuscita a raccontare le circostanze dell’incidente prima di morire.

Spagna, le spoglie di Franco trasferite in un cimitero pubblico

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La bara con il feretro di Francisco Franco è stata caricata sull’elicottero che lo porterà nel cimitero di El Pardo Mingorrubio, alla periferia di Madrid, dove riposa la moglie Carmen Polo. Questa mattina alle 10.30 erano iniziate le operazioni per l’esumazione dei resti dell’ex dittatore spagnolo morto più di 40 anni fa, sepolto all’interno della basilica della valle dei Caduti, il mausoleo a gloria del franchismo fatto costruire dallo stesso ’caudillo’.

La ministra della Giustizia Dolores Delgado, come notaio del regno, ha assistito al sollevamento della lapide di granito che copriva la tomba. I 22 familiari di Franco, presenti all’esumazione, hanno preferito lasciare i resti del loro congiunto nel feretro originale, una bara rinchiusa in una cassa di zinco. All’epoca della sepoltura l’allora ministro della Giustizia José María Sánchez-Ventura aveva certificato che nella bara c’era il corpo di Franco. Non si è ritenuto quindi di dover verificare nuovamente l’identità del defunto.

Dopo una preghiera del priore della basilica, Santiago Carrera, il feretro dell’ex dittatore è stato portato a spalla da quattro familiari fino al carro funebre, mentre altri parenti gridavano: “Viva la Spagna, viva Franco”. Successivamente è stato caricato sull’elicottero militare che lo porterà alla sua ultima destinazione. Il governo spagnolo di Pedro Sanchez ha negato tutte le richieste di onori di Stato, così come quella di mettere una bandiera spagnola sulla bara. Uno dei nipoti del caudillo, Francis Franco, l’unico che salirà sull’elicottero, si è però presentato con la bandiera della Spagna di epoca franchista.

L’esumazione di Franco e ra una delle promesse del primo ministro socialista Sanchez, che riesce a realizzarla ora a poche settimane dalle elezioni del 10 novembre. Sanchez avrebbe già dovuto procedere nell’estate del 2018, ma la famiglia Franco si è opposta in tutte le sedi giuridiche possibili, tentando anche di trasferire il corpo nella centrale cattedrale dell’Almudena a Madrid.

Morto il 20 novembre 1975, dopo aver governato la Spagna dalla fine della sanguinosa guerra civile nel 1939, Franco era stato sepolto nell’imponente mausoleo che lui stesso fece costruire da prigionieri repubblicani per seppellirvi il fondatore della falange spagnola Primo de Rivera. L’obiettivo era di glorificare la “Crociata” guidata da Franco nel conflitto civile. Nelle Valle dei Caduti, all’ombra di una croce alta 150 metri, furono sepolti resti di 30mila vittime di entrambi gli schieramenti, spesso contro la volontà delle famiglie.

Il mausoleo era diventato negli anni un punto di riferimento per i nostalgici del franchismo, rimanendo una spina nel fianco per la democrazia spagnola. Il partito Popolare ha sempre preferito non toccare nulla, ma anche i due precedenti capi di governo socialisti, Felipe Gonzales e José Luis Zapatero non erano riusciti a trovare una soluzione. Trasferito Franco, il prossimo governo che uscirà dalle urne dovrà decidere cosa fare della Valle dei Caduti.

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25 Ottobre 2019