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Occhi puntati sulla Capitale

Manca una settimana al ballottaggio che tiene Roma col fiato sospeso. Virginia Raggi, esponente del Movimento Cinque Stelle dall’alto del suo 35,25% appare tranquilla, certa di non essere superata dallo sfidante del centrosinistra Roberto Giachetti dal quale la divide un gap del 10,38%.

I sondaggi sono sempre stati a suo favore, ma Bobogiac, forte del primo miracolo che l’ha portato a classificarsi secondo, non si dà per vinto e sta attrezzandosi per compierne un altro.

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La situazione da cui partiva il PD era disastrosa. Mafia Capitale e le dimissioni dell’ex sindaco Marino lo avevano portato a scontrarsi, sin dai primi giorni di campagna elettorale, con una realtà fatta di disamore e pessimismo. Le probabilità di rimonta non sono alte, ma l’impresa non è impossibile.

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Se Fassina il suo 4,4% dovesse non cederglielo, come più volte ha ribadito, in suo soccorso potrebbero arrivare oltre a Massimiliano Smeriglio in quota SEL alla Regione, NCD e Forza Italia.

La Raggi, nonostante l’offerta Salviniana, tira dritta. Non ha bisogno di endorsement. Anzi le sarebbe dannoso, risuonando come “inciucio” all’orecchio dell’elettorato grillino che già storce il naso fiutando aria di accordi sottobanco a Milano e a Bologna.

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Come ogni candidato che sente la vittoria in tasca, ha rifiuta ogni ipotesi di confronto con il suo avversario. Una strategia efficace dal suo punto di vista. Ma i cittadini avrebbero tutto il diritto di assistere a un contraddittorio che duri magari anche un pochino di più rispetto alla “Mezz’ora” offerta oggi da Lucia Annunziata su Rai Tre, unica occasione di botta e risposta nella campagna che precede il ballottaggio.

Confrontiamo allora, almeno in questa sede, i punti salienti dei programmi dei due aspiranti al ruolo di primo cittadino della Capitale.

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Partiamo dal DEBITO

Roma soffre la pressione fiscale più elevata d’Italia. Il suo debito ammonta a 12 miliardi di euro. 300 sono a carico dello Stato, 200 dei cittadini. L’ultimo bilancio approvato dal commissario straordinario Tronca per il 2016 ha varato tagli per 164 milioni e investimenti per 500.

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Roberto Giachetti punta alla ristrutturazione del debito della gestione commissariale e al risanamento dei conti. Il suo assessore al Bilancio sarebbe responsabile anche della spending review e guiderebbe una task force dedicata alla definizione, nei primi sei mesi, di un piano per reinvestire le risorse conseguite e ridurre il peso fiscale.

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Anche Virginia Raggi propone di ristrutturare il debito. Avvierebbe un’indagine per comprendere le varie voci che lo compongono e aprirebbe una trattativa con le banche ai fini della sua rinegoziazione.

Per la spesa corrente prevede un piano generico di tagli che potrebbero arrivare a un miliardo.

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Parlando di VIABILITÀ E TRAFFICO, la candidata grillina, oltre alla funivia per collegare i quartieri periferici alle principali fermate della metro, pensa alle corsie preferenziali protette, ai semafori intelligenti, al potenziamento dei mezzi pubblici e alle biciclette. Eh si perché “bisogna spingere – dice – i cittadini a preferire mezzi alternativi”, portando avanti dunque la realizzazione di altre piste ciclabili.

L’ATAC la riorganizzerebbe prevedendo sugli autobus la salita anteriore, maggiori controlli e biglietti elettronici.

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Il suo sfidante si è posto invece quale obiettivo quello di ridare ai romani trenta minuti del tempo trascorso nel traffico.

Come? Intervenendo sulla manutenzione di mezzi e strade, rendendo affidabili gli orari della metro, potenziando il trasporto su rotaie e realizzando più parcheggi di scambio. Prima opera nel caso fosse eletto: l’inversione del senso di marcia delle corsie preferenziali.

Per riparare le buche, propone la divisione di Roma in quattro quadranti, un numero verde per segnalarle e gare internazionali per il servizio di manutenzione stradale.

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In tema di RIFIUTI, Virginia Raggi guarda al modello San Francisco: rifiuti zero entro il 2026. Obiettivo che vorrebbe raggiungere attraverso la totale riorganizzazione dell’AMA. Revisione del contratto di servizio e formazione degli 8.000 dipendenti, da dislocare nelle “divisioni operative di Municipio, facendo rete con cittadini, associazioni, parrocchie, commercianti, artigiani”. Responsabilizzazione dei dirigenti e coinvolgimento di ANAC in ogni gara esterna, nel rispetto delle regole anticorruzione. La raccolta differenziata porta a porta sarebbe progressivamente estesa, massimizzando il recupero a scapito dello smaltimento. “Più recuperi, meno paghi”, questa l’idea del Movimento.

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L’obiettivo di Roberto Giachetti è invece quello di portare la raccolta differenziata al 65% entro i prossimi 5 anni. Raccolta porta a porta in tutti i Municipi e isole ecologiche per i rifiuti ingombranti, eliminando completamente i cassonetti dalle strade. “Se ci muoviamo bene non c’è bisogno di una discarica di servizio. Serve innanzitutto la bonifica dell’area di Malagrotta – ha dichiarato in un’intervista a Messaggero TV – Bisogna creare gli ecodistretti, che ci permetterebbero di chiudere il ciclo dei rifiuti e di trattare quelli che produciamo senza dover pagare altri per farlo fuori dalla Capitale”. Dividerebbe Roma in 360 zone affinché “i perimetri di competenza siano più piccoli e ci sia sempre un responsabile a cui i cittadini possano rivolgersi”.

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Nella gestione CAMPIDOGLIO, Raggi punta sulla riduzione degli affidamenti diretti, dando seguito al protocollo siglato dalla giunta Marino prima e dal commissario Tronca poi.

Più trasparenza, rendendo accessibili ai cittadini i dati. Piena attuazione dunque al D.lgs 33 che nel 2013 ha ripreso il concetto, già riconosciuto dalla 241/90, dell’accessibilità totale alle informazioni concernenti l’organizzazione e l’attività a delle pubbliche amministrazioni, affinché conseguano i loro obiettivi efficacemente, senza favoritismi.

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Per Giachettila funzione del Campidoglio è quella per cui è nato: amministrare la città in modo forte e trasparente. E quello deve tornare a fare. È per questo che vi riunirebbe tutte le competenze necessarie a guidare la città. Si lavorerebbe per obiettivi. Ai Municipi la responsabilità di gestire le attività più “vicine” ai cittadini.

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E veniamo alle PARTECIPATE par il coordinamento delle quali la Raggi ha previsto un assessorato a tempo.

Rimarrebbero tutte pubbliche. Nessuna privatizzazione. Si invece a un piano industriale per risanare AMA e ATAC.

L’intenzione di Giachetti è invece quella di avviare immediatamente una semplificazione per incrementarne l’efficienza, puntando sugli obiettivi e riducendone il numero, pur continuando a garantire l’occupazione dei dipendenti.

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Buona parte della campagna elettorale per il ballottaggio, la si sta facendo sul tema della candidatura romana alle OLIMPIADI del 2024. La capitale compete con Parigi, Budapest e Los Angeles. La decisione definitiva sull’assegnazione è attesa per l’11 settembre 2017.

I due aspiranti sindaci hanno assunto posizioni antitetiche. Bobogiac le vuole, ritenendole una grossa opportunità: “Le Olimpiadi vogliono dire occupazione, rigenerazione delle periferie, turismo, rilancio dell’immagine della città. Se chi vuole guidare Roma rifiuta un’occasione come questa perché ha paura della corruzione, cosa si candida a fare?”.

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Da sempre contraria Virginia Raggiche dà priorità “all’ordinario e non allo straordinario”. Solo ultimamente sembra ammorbidire i toni. Se fosse lei a vincere Roma potrebbe ritirare ufficialmente la candidatura ai giochi olimpici, a meno che non prenda corpo la proposta radicale di indire un referendum per far scegliere al popolo. Ma i referendum costano. Non eravamo in clima di austerity…? E se sulle Olimpiadi diversi studi, anche autorevoli, hanno previsto un bilancio positivo, perché ostinarsi, rifiutandole a priori…?

Data:

13 Giugno 2016