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Occidente e Medioriente. Il seme della pace nelle radici della storia

Qualcuno è felice perché oggi qualche islamico va a messa. Poveri illusi. Si vadano a leggere la dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo del 1981 o la dichiarazione de Il Cairo dei diritti umani dell’Islam del 1990. La legge islamica prevale su tutto e su tutti, il resto sono palle. Oggi l’Islam non è compatibile con le nostre libertà e i nostri diritti. Chi non lo capisce o è illuso, o è ignorante o è complice”. Sono le parole che il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini affida a Twitter, nel giorno in cui, nelle Chiese di Francia e Italia, diversi musulmani hanno presenziato alla celebrazione della Santa Messa. Eppure a gioire sono stati in molti. Vescovi, letterati, persone comuni che hanno visto in tale gesto il seme di un domani possibile.

“Che questo sia l’inizio di un percorso nuovo” auspica il cardinal Bagnasco da Cracovia, dove ha partecipato alla giornata Mondiale della Gioventù.

A Famiglia Cristiana ha poi dichiarato che “La religione vera porta sempre all’amore, alla pace, illumina la vita. Tutto ciò che invece si tinge di morte può dirsi religioso, ma non lo è mai. La condanna della violenza fondamentalista ha un grande valore che unifica e supera tutte le distinzioni”. Dello stesso avviso Nader Akkad, imam di Trieste che, dalla chiesa Notre Dame de Sion, asserisce: “Il terrorismo che sta sconvolgendo il mondo non è l’Islam […] che è una religione di pace”. Grande partecipazione. Tante le città coinvolte, da nord a sud. Più di 15.000 musulmani secondo Foad Aodi, presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Comai).

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Tutto sembra perfetto in quel caldo ultimo giorno di luglio in cui su Francia e Italia si proietta il sogno di un rinato sincretismo.

Medioriente e Occidente si toccano, stretti in una comune preghiera, quando sulla copertina della rivista Dabiq, fresca d’uscita, lo slogan “Rompiamo la Croce” campeggia sull’immagine di un militante con la bandiera del Califfato intento ad abbatterne una. Al suo interno, l’invito ai “soldati nascosti” ad attaccare i “crociati”. Ecco allora il lato oscuro dell’Islam rivelarsi. Il volto nero dei salafiti, legittimati nel nome di Allah ad uccidere chi professa un altro culto. Fosse pure un bambino. Che importa se il suo cervello non ha ancora gli elementi per comprendere la religione dei genitori? La prima goccia di sangue versato da un martire, qualsiasi età abbia, gli aprirà le porte del paradiso.

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Così una fazione, quella fondamentalista, non vive nel nome, ma nell’oblio di Dio, dimentica delle proprie origini, tratte dalla terra d’Arabia nel periodo in cui Cristianesimo e Ebraismo erano già ampiamente diffusi. Maometto nutriva rispetto nei confronti delle “Genti del Libro”, Cristiani in particolare.

“O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda” (Corano. Sura XLIX Al-Hujurât – Le Stanze Intime – 13).

Obiettivo della creazione degli uomini, divisi in popoli diversi, è dunque la reciproca conoscenza. In questa sentenza del Corano, non è posta nessuna condizione preliminare. Non è contemplata l’esclusione degli “infedeli”.

Il ritorno al puro Islam è quello che osserva i precetti di Maometto. Quello che rispetta ogni religione che abbia un “Libro”. Quello aperto al dialogo interreligioso e inter-musulmano. È questo l’Islam che ha ispirato la condivisione domenicale del luogo di culto cristiano. Il seme gettato dal Principio Divino nell’animo umano al momento della creazione affinché germogliasse.

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Ma in quanti nel mondo sono pronti ad accoglierlo? Il timore che sia il volto salafita a prendere il sopravvento resta.

La Dichiarazione Islamica dei diritti dell’uomo

Ma analizziamo ora la Dichiarazione Islamica dei diritti dell’uomo, nella sua versione del 1990, alla quale Matteo Salvini ha fatto riferimento.

Come leggeremo, i 25 articoli che la compongono sono basati sulla Shariʿah, termine arabo con il quale si definisce la “legge”, interpretata tanto in senso metafisico quanto pragmatico. È infatti “legge di Dio” – e dunque sconosciuta agli uomini – e fiqh, giurisprudenza – e dunque interpretazione umana dell’ordinamento divino. Faqīh, la letteratura legale è riferita a fiqh e non a sharia che accetta, quali fonti, il Corano e la Sunna (gli hadith del Profeta).

Mentre esiste un solo Corano, esistono diverse raccolte “ufficiali”, antiche e tradizionali, di hadith. Da ciò l’impossibilità teorica di pervenire univocamente alla “vera” Shari’ah. Secondo i dotti islamici, essa consentirebbe la pena di morte nei soli casi di omicidio ingiusto, adulterio, bestemmia contro Dio (da parte di persona professante qualsiasi religione) e apostasia. L’islam riconosce l’Antico e il Nuovo Testamento della Bibbia come testi religiosi sacri, secondi per importanza al Corano.

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Articolo 1

a) Tutti gli esseri umani formano un’unica famiglia i cui membri sono uniti dalla sottomissione a Dio e dalla discendenza da Adamo. Tutti gli uomini sono eguali in termini di fondamentale umana e di fondamentali obblighi e responsabilità, senza alcuna discriminazione di razza, colore, lingua sesso, credo religioso, affiliazione politica, stato sociale o altre considerazioni. La vera fede è la garanzia per rispettare questa dignità lungo il cammino della umana perfezione.

b) Tutti gli esseri umani sono soggetti a Dio e i più amati da Lui sono coloro che sono più utili al resto dei Suoi sudditi, e nessuno ha superiorità sugli altri eccetto che sulla base della pietà e delle buone azioni.

Articolo 2

a) La vita è un dono dato da Dio e il diritto alla vita è garantito ad ogni essere umano. E’ dovere degli individui, delle società e degli stati proteggere questo diritto da ogni violazione ed è vietato sopprimere la vita tranne che per una ragione prescritta dalla Shari’ah.

b) E’ proibito ricorrere ai mezzi che possono provocare il genocidio dell’umanità.

c) La difesa della vita umana nel disegno di Dio è un dovere prescritto dalla Shari’ah.

d) L’integrità fisica è un diritto garantito. E’ dovere dello Stato proteggerlo ed è vietato infrangerlo senza una ragione prescritta dalla Shari’ah

Articolo 3

a) In caso di uso della forza e di conflitto armato, non è consentito uccidere non belligeranti quali anziani, donne e bambini. I feriti e i malati hanno il diritto a trattamento medico; e i prigionieri di guerra hanno il diritto al cibo, all’alloggio e al vestiario. E’ vietato mutilare cadaveri. E’ fatto dovere di scambiare i prigionieri di guerra e di consentire visite e riunioni delle famiglie separate per circostanze di guerra.

b) E’ vietato abbattere alberi, danneggiare colture o animali, nonché distruggere le costruzioni o le istallazioni civili del nemico bombardandoli, minandoli o con altri mezzi.

Articolo 4

Ogni essere umano ha diritto alla inviolabilità e alla protezione del suo buon nome ed onore durante la sua vita e dopo la sua morte. Lo stato e la società proteggeranno la sua salma e il luogo di sepoltura.

Articolo 5

a) La famiglia è il fondamento della società e il matrimonio è la base del suo formarsi. Uomini e donne hanno il diritto al matrimonio e nessuna restrizione derivante da razza, colore o nazionalità impedirà loro di beneficiare di tale diritto.

b) La società e lo stato rimuoveranno ogni ostacolo al matrimonio e ne faciliteranno la procedura. Essi assicureranno la protezione e il benessere della famiglia.

Articolo 6

a) La donna è uguale all’uomo in dignità umana e ha diritti da godere e obblighi da adempire; essa ha la propria identità e indipendenza finanziaria e il diritto di mantenere il proprio nome e la propria identità.

b) Il marito è responsabile del mantenimento e del benessere della famiglia.

Articolo 7

a) Fin dal momento della nascita ogni bambino ha diritti nei confronti dei genitori, della società e dello stato ad avere appropriato nutrimento, educazione e cure materiali, igieniche e morali. Sia il feto sia la madre devono essere protetti e ricevere speciale assistenza.

b) I genitori e quanti si trovano in analoga condizione hanno il diritto di scegliere il tipo di educazione che essi desiderano per i propri bambini, a condizione che essi prendano in considerazione l’interesse e il futuro dei bambini in conformità con i valori etici e i principi della Shari’ah.

c) I genitori sono titolari di diritti rispetto ai loro figli e i parenti sono, a loro volta, titolari di diritti rispetto al ceppo di appartenenza, in conformità con le prescrizioni della Shari’ah.

Articolo 8

Ogni essere umano gode di personalità giuridica in termini di obbligazioni e di capacità di contrarre obblighi giuridici; nel caso in cui questa personalità sia perduta o limitata egli sarà rappresentato dal suo tutore.

Articolo 9

a) Fornire l’accesso alla conoscenza è un dovere e assicurare l’educazione è un obbligo della società e dello stato. Lo stato garantirà la disponibilità di vie e mezzi per acquisire l’educazione e garantirà la pluralità di offerte educative nell’interesse della società e in modo da rendere capace l’essere umano di familiarizzarsi con la religione dell’Islam e con i fatti dell’Universo a beneficio dell’umanità.

b) Ogni essere umano ha il diritto di ricevere l’educazione religiosa nella sua estensione più ampia delle varie istituzioni di educazione e di orientamento, compresa la famiglia, la scuola, l’università, i media, ecc. e in modo integrato ed equilibrato tale da consentirgli di sviluppare la sua personalità, rafforzare la sua fede in Dio e promuovere il rispetto per, e la difesa dei, diritti e doveri.

Articolo 10

L’Islam è una religione intrinsecamente connaturata all’essere umano. E’ proibito esercitare qualsiasi forma di violenza sull’uomo o di sfruttare la sua povertà o ignoranza al fine di convertirlo a un’altra religione o all’ateismo.

Articolo 11

a) Gli esseri umani nascono liberi e nessuno ha il diritto di renderli schiavi, umiliarli, opprimerli o sfruttarli e non esiste soggezione se non a Dio l’Altissimo.

b) Il colonialismo di qualsiasi tipo, in quanto peggiore forma di schiavitù, è assolutamente vietato. I popoli che soffrono di colonialismo hanno pieno diritto alla libertà e all’autodeterminazione. E’ dovere di tutti gli stati e di tutti i popoli sostenere la lotta dei popoli colonizzati per la liquidazione di qualsiasi forma di colonialismo e occupazione, e tutti gli stati e tutti i popoli hanno il diritto di preservare la propria identità originaria e di esercitare il controllo sulle proprie ricchezze e risorse naturali.

Art. 12

Ogni uomo ha il diritto, nel quadro della Shari’ah di muoversi liberamente e di scegliere il luogo della propria residenza sia dentro che fuori del proprio paese e se perseguitato è legittimato a chiedere asilo in un altro paese.
Il paese del rifugiato garantirà la sua protezione fino a che egli raggiungerà al sicurezza, a meno che la richiesta di asilo sia fondata su un atto che la Shari’ah considera come un crimine.

Articolo 13

Il lavoro è un diritto garantito dallo stato e dalla società ad ogni persona abile a lavorare. Ognuno è libero di scegliere il lavoro che ritiene migliore e che soddisfa i propri interessi e quelli della società. Il lavoratore ha il diritto alla salute e alla sicurezza nonché ad ogni altra garanzia sociale. Non gli può essere assegnato un lavoro al di là delle proprie capacità né si può assoggettarlo a violenza o sfruttamento. Egli ha il diritto – senza alcuna discriminazione tra maschi e femmine – ad un equo salario per il suo lavoro così come alle vacanze e alle promozioni che merita. Da parte sua, egli è tenuto a impegnarsi meticolosamente nel suo lavoro. Nel caso in cui i lavoratori e gli impiegati siano in disaccordo su questa o quella materia, lo stato interverrà per risolvere il conflitto, confermare i diritti e assicurare la giustizia in modo equo.

Articolo 14

Ognuno ha il diritto a guadagni legittimi senza monopolio, inganno o violenza sugli altri. L’usura (riba) è assolutamente vietata.

Articolo 15

a) Ognuno ha il diritto alla proprietà acquisita in modo legittimo ed eserciterà i relativi diritti senza pregiudizio per se stesso, gli altri o la società in generale. L’espropriazione non è consentita tranne che per esigenze di pubblico interesse e dietro pagamento di un immediato ed equo indennizzo.

b) La confisca e la riduzione della proprietà è proibita tranne che per necessità dettata dalla legge.

Articolo 16

Ognuno ha il diritto di godere dei frutti della propria produzione scientifica, letteraria, artistica o tecnica nonché di proteggere gli interessi morali e materiali che ne derivano, a condizione che tale produzione non sia contraria ai principi della Shari’ah.

Art. 17

a) Ognuno ha il diritto di vivere in un ambiente sano, immune dal vizio e dalla corruzione morale, in un ambiente che favorisca il suo autosviluppo; incombe alla stato e alla società in generale il dovere di rispettare tale diritto.

b) Ognuno ha il diritto all’assistenza medica e a ogni pubblica agevolazione fornita dalla società e dallo stato nei limiti delle loro risorse disponibili.

c) Lo stato assicurerà il diritto dell’individuo a una vita dignitosa che gli consenta di rispondere a tutte le esigenze proprie e a quelle dei suoi dipendenti, compresa l’alimentazione, il vestiario, l’alloggio, l’educazione, le cure mediche e ogni altro bisogno essenziale.

Articolo 18

a) Ognuno ha il diritto di vivere nella sicurezza per sé, la propria religione, i propri dipendenti, il proprio onore e la propria proprietà.

b) Ognuno ha il diritto alla privacy nella conduzione dei sui affari, nella sua casa, in famiglia e per questo attiene alla sua proprietà e alla sua rete di relazioni. Non è consentito svolgere spionaggio su di esso, porlo sotto sorveglianza o infamare il suo buon nome. Lo stato deve proteggerlo da interferenze arbitrarie.

c) L’abitazione privata è assolutamente inviolabile. Non vi si può accedere senza permesso dei suoi abitanti o in maniera illegale, né può essere demolita o confiscata e il suo arredamento asportato.

Articolo 19

a) Tutti gli individui sono eguali di fronte alla legge, senza distinzione tra il legislatore e il cittadino.

b) Il diritto di ricorrere alla giustizia è garantito a tutti.

c) La responsabilità è strettamente personale.

d) Non c’è crimine o punizione al di fuori di quanto previsto dalla Shari’ah. Un imputato è innocente fino a che la sua colpa non sia provata in equo processo nel quale egli disponga di tutte le garanzie della difesa.

Articolo 20

Non è consentito arrestare illegalmente un individuo o restringere la sua libertà, esiliarlo o punirlo. Non è consentito assoggettarlo a tortura fisica o psicologica o a qualsiasi forma di umiliazione, crudeltà o indegnità. Non è consentito sottoporre un individuo ad esperimenti medici o scientifici senza il suo consenso o a rischio della sua salute o della sua vita. Né è consentito promulgare leggi di emergenza che prevedano interventi d’autorità per tali azioni.
Articolo 21

La presa di ostaggi sotto qualsiasi forma e per qualsiasi motivo è espressamente vietata.

Articolo 22

a) Ognuno ha il diritto di esprimere liberamente la propria opinione in un modo che non contravvenga ai principi della Shari’ah.

b) Ognuno ha il diritto di sostenere ciò che è giusto e propagandare ciò che è buono e mettere in guardia contro ciò che è sbagliato e malvagio in conformità con le norme della Shari’ah Islamica.

c) L’informazione è una necessità vitale per la società. Essa non può essere sfruttata o distorta in modo tale da violare la sanità e la dignità dei Profeti, minare i valori morali e etici o disintegrare, corrompere o inquinare la società o indebolirne la fede.

d) Non è consentito suscitare odio nazionalistico o ideologico o comunque incitare a qualsiasi forma di discriminazione razziale.

Articolo 23

a) Autorità è fiducia; il suo abuso o il suo malevolo esercizio è assolutamente vietato, affinché i diritti umani fondamentali possano essere garantiti.

b) Ognuno ha il diritto di partecipare, direttamente o indirettamente alla amministrazione dei pubblici affari del suo paese. Egli ha anche il diritto di assumere cariche pubbliche con le disposizioni della Shari’ah.

Articolo 24

Tutti i diritti e le libertà enunciate nelle presente Dichiarazione sono soggette alla Shari’ah Islamica.

Articolo 25

La Shari’ah Islamica è la sola fonte di riferimento per l’interpretazione di qualsiasi articolo della presente Dichiarazione.

Il problema dell’Islam oggi è da ricercarsi nell’estremismo becero che disattende ogni presupposto di conoscenza.

Vero è comunque che la compatibilità tra le due culture è minata dal fatto che mentre il Cristianesimo, “dando a Cesare ciò che è di Cesare”, ha da sempre amministrato la religione e mai le leggi dell’uomo che si sono “elevate”, soprattutto abolendo la pena di morte, l’Islam governa de facto anche le regole di condotta comportamentale, costituendo la Shari’ah, unitamente agli hadith, l’ordinamento giuridico di riferimento.

Va osservato che in taluni paesi del Medioriente, si attua un’interpretazione laica della Shari’ah e dunque la pena di morte non è prevista.

Pur nell’intento di avvicinare, nel presupposto ispiratore, l’uomo a Dio, assoggettandolo al precetto da Esso impostogli, ciò determina nella valutazione dell’Islam da parte terza ciò che Salvini indica giustamente come “incompatibilità con i nostri diritti e libertà”.

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È dunque in questa chiave che occorre costruire il dialogo interreligioso, nella consapevolezza del rispetto degli spazi quale premessa essenziale.

I Ministri del culto cristiano, ma anche il buonsenso insegnano che è attraverso il confronto che si attua l’evoluzione. E lo sancisce anche il Corano. Ricordiamo la Sura XLIX Al-Hujurât – Le Stanze Intime – 13, precedentemente enunciata.

Data:

3 Agosto 2016