Traduci

Occidente e Oriente

Spesso un’analisi accurata delle situazioni rende ogni cosa chiara e limpida. Non basta limitarsi a qualche sguardo effimero dalla finestra per capire in che modo funzioni il globo. Il punto chiave consiste nel toccare il fondo del mare per scoprire cosa celano le sue profondità. Così accade nella vita. O ci si ferma ai soliti luoghi comuni oppure si scava a fondo. La risposta, di solito, è quella verità tanto cercata quanto temuta. Per questo in pochi la bramano. Un esempio è dato dalla condizione attuale dell’Europa che pare -a primo acchito- schiacciata da un Oriente emergente. Il divario tra Occidente e Oriente, è evidente. Non si tratta di una diversità culturale colmabile per il momento. Forse non è neanche solo quella. Non v’è volontà di dialogo. Anzi, manca la capacità di osservare il punto di vista dell’altro. Sussistono delle caratteristiche primarie che configurano i due modi di vivere. Se dovessimo descrivere l’Occidente, sicuramente il pensiero ritrae un signorotto ben pasciuto, concentrato su stesso e con una visione laica del mondo. L’Oriente, invece, è un cumulo di civiltà dai contorni indefiniti. E’ sicuramente ingiusto prendere le parti dell’uno o dell’altro parlando a sproposito di bontà e cattiveria. Se fosse facile, non saremmo qui a parlarne! Il terrorismo non parte da una condizione di agio e cultura bensì da una povertà e ignoranza radicate. Poi ovviamente diventa affare di ciascuno. Parlando di terrorismo bisogna tener conto del fattore religioso. In ogni luogo la religione cerca in qualche modo di unire ciò che la mente umana non comprende. Spesso mezzo d’espressione della realtà umana, diventa mezzo e fine della ricerca di un motivo per vivere. Probabilmente la felicità promessa. Lo sanno tutti che bisogna dare una ragione ultima a chi è abituato a stare sotto il dominio o le bombe altrui. Soprattutto se si tratta di ragioni intrise di interessi economici. L’uomo non riesce a darsi pace senza uno scopo. In tal caso l’Occidente vive di realizzazione personale, parte dell’Oriente di bombe, armi e petrolio. In Italia un ragazzo si sveglia con un cielo limpido e pensa alla costruzione del proprio futuro. In Siria un ragazzo si sveglia con le bombe di sottofondo e cerca di sopravvivere. Se i problemi dell’Occidentale medio si concludono con lo stipendio alla fine del mese, quelli dell’Orientale massacrato da guerra e carestia riguardano la sopravvivenza quotidiana. Dunque la differenza non è solo culturale. C’è un divario nelle possibilità di vita. Le prospettive portano a strade totalmente opposte. Da sempre povertà e ricchezza rappresentano Caino e Abele. Inoltrarsi nella giungla della questione implica uno studio strutturato per gradi. Ad un primo livello superficiale troviamo l’estremismo religioso. La punta dell’iceberg di qualcosa che conosciamo a malapena. Scavando si scoprono le cause (le conseguenze sono sempre il risultato di qualcosa però di solito saltano all’occhio se urtano o fanno male). In questo caso un dolore fondato sull’odio e sulla povertà mentale mette in subbuglio l’intero pianeta. Barcellona si ricompone nonostante la sofferenza subita e rimane aperta al turismo e alle persone. Di questo passo la vita stessa diventa un paradosso, una contraddizione quotidiana. Da un lato si cerca la pace provocando la guerra in altri paesi (lontani eh!), dall’altro si vuol realizzare una barbara lotta per mettere a posto le faccende terrene e religiose in un sol colpo. Si cozza senza arrivare a una fine. Gli attentati continuano, le guerre e il dolore anche. Inoltre le notizie talvolta muoiono sotto i colpi di un giornalismo schiavo del sensazionalismo immediato. Qualcuno vuol nascondere che ci sia un problema oppure deve guadagnare al riguardo. L’America si è fatta tanti nemici con l’idea di portare democrazia ovunque, s’è impicciata un po’ troppo. Putin tiene d’occhio la situazione con il tipico pugno di ferro, sa bene dove e in che maniera intervenire per evitare disguidi tecnici. La Cina, adesso impegnata nella conquista dell’Africa, va dove vanno i soldi. Il Giappone è alle prese con l’affabile dittatore della Corea del Nord. L’Italia costituisce una terra di passaggio. Insomma tutti fanno la propria parte in questo piccolo mondo. Una volta faceva comodo sapere che la guerra era lontana. Adesso che il caos giunge pure in Europa, cominciano a sorgere le prime domande e a venir fuori i dubbi latenti. La disorganizzazione è imperante. Al grido di un Oriente cattivo e cupo, puntare il dito verso quella direzione appare semplice. Lo fanno in molti accecati dalla rabbia di una morte incomprensibile. Di contro alla brama che induce gli attentatori verso le folle. Quest’ultimi sono cresciuti addestrati a morire. Con la convinzione che non importa chi si uccide, l’importante è uccidere. C’è da chiedersi come mai persone cresciute in Occidente covino la stessa rabbia dei fratelli lontani. Soggetti che si sono almeno in apparenza integrati, si ribellano. C’è da dire che chi decide della sorte di tanti, l’ha vista lunga. Almeno per il momento.

Data:

23 Agosto 2017