Traduci

OMBRE MAI DISSIPATE SULLE STRAGI DEL TERRORISMO

Ovunque il terrorismo abbia mietuto vittime innocenti ha avuto come seguito l’ombra, mai completamente dissipata, di dubbi sulle menti organizzative di tragici eventi per i quali, di volta in volta, sono state armate le mani di esaltati in nome di ideologie e logiche eversive. Questa connotazione, di impenetrata oscurità o di inconcludenti sprazzi di verità senza soluzione di continuità nell’arco di decenni, è stata caratteristica di tutte le stragi ad opera del terrorismo attuato in Italia, quale sia stata la matrice politica di destra o di sinistra.

Pertanto, non c’è commemorazione che non abbia il risvolto polemico della insoddisfatta sete di “giustizia” di quanti abbiano subito la perdita di qualche congiunto rimasto intrappolato nelle maglie di un destino ordito senza scrupoli nel mettere in conto il carico di vite spezzate.

cms_6887/2.jpg

Così, non è potuta mancare una incontenibile reazione polemica durante la trentasettesima celebrazione della commemorazione della strage del 2 agosto 1980 in cui, alle h: 10.25, nella Stazione Centrale di Bologna, il progetto criminale eversivo di mano neofascista, dei NAR (Nuclei armati rivoluzionari), si compì con la deflagrazione di una bomba artefice di una vera e propria carneficina che sommò 85 vittime e 218 feriti; la cui memoria, sempre fortemente densa del pathos dei parenti uniti nella relativa Associazione guidata da Paolo Bolognesi, quest’anno è stata sottolineata da una manifestazione contro l’intervento del ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti il cui discorso è stato disertato con un plateale abbandono dell’aula adibita per la celebrazione nel Municipio di Bologna, essendosi voluto contestare quella rappresentanza del Governo cui si imputa “la delusione per tutti questi 37 anni di promesse mancate” come, da ultimo, “la scorrettezza del governo Renzi” per non avere dato seguito alla norma per la desecretazione delle carte processuali in base alle quali Giusva Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini furono ritenuti gli esecutori che avrebbero posizionato la bomba nella sala di attesa di fronte al primo binario; mentre non furono chiarite le compromissioni all’ombra di Gladio e a mezzo depistaggi ad opera: di Licio Gelli, del faccendiere Francesco Pazienza a capo di un “Super Sismi” deviazione dei Servizi Segreti, di Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte.

cms_6887/3.jpgNell’attuale riconquistata libertà da parte dei menzionati esecutori ai quali era stata comminata la pena di soli 30 anni di reclusione di contro alla aspettativa di pena dell’ergastolo a fronte della riconosciuta responsabilità per le tante morti causate; appunto oggi, mentre sembrerebbe emergente la commistione di relazioni amicali e ideologiche di Luigi Ciavardini con personaggi dell’ipotizzato contesto romano di “Mafia Capitale” quali Massimiliano Colagrande e Matteo Costacurda sino alla figura di Massimo Carminati; nonostante, come sottolineato dal Capo dello Stato Sergio Mattarella, dopo lo strascico di “ lutti, tragedie, paure, per lunghi anni segnati dal terrorismo il cui rigetto è stato reso possibile dalla coesione del Paese; la stessa coesione ci consentirà di affrontare ogni insidia alla vita democratica”; comunque, resta un forte scetticismo circa il realizzarsi della prospettiva delineata dal Presidente riferendosi alla “affermazione della legalità in stretta connessione con la ricerca della verità che non può fermarsi dove permangono zone d’ombra”; in relazione a queste, infatti, si teme che possano rimanere copertura di omissioni e forsanche di depistaggi istituzionali; mentre, sostanzialmente, non c’è risarcimento per le vittime in base al dato di fatto delle intervenute sentenze definitive per le quali, in vista di una auspicata maggiore “giustizia”, sembra poco opinabile il ribaltamento della prescrizione.

cms_6887/4.jpg

Pertanto, nella città di Bologna resta più che mai tangibile solo la ferita di quella lontana esplosione dei 23 chili di tritolo deflagrati nella valigia abbandonata nel piazzale ovest della stazione dove l’orologio è rimasto fermo alla tragica ora 10.25 che fu l’ultima per tutti quei viaggiatori diretti, sia al Nord sia al Sud del Paese, le cui vite spezzate si cumularono in varie postazioni della parte occidentale crollata trasformando la stazione in un sepolcro, di calcinacci e detriti vari, sui poveri corpi delle vittime e dei feriti.

Così, sotto la regia dell’attore-regista Matteo Belli, il dolore mai sopito di quella immane tragedia cittadina, oltre che nazionale, ha ricercato la via della comunicazione e riflessione plasmandosi in una narrazione “popolare inurbata” ad opera di 85 narratori sparsi nella mappa della memoria di 11 percorsi tracciati fra luoghi, pubblici e privati, legati dallo stesso simbolismo che li ha accomunati proprio ai punti fatali della stazione: dal piazzale, al ristorante, alle due sale d’attesa, ai binari, sino alla fermata dell’autobus n.37 che era stato adibito al trasporto di morti e feriti; in un rilevante collage di emozioni per le tragiche storie di uomini e donne colti in uno stesso tragico destino.

Autore:

Data:

5 Agosto 2017