Traduci

Oms,incontro virtuale per tutti i 53 Paesi su riapertura delle scuole e Covid-19

cms_18741/Hans_Kluge,_Organizzazione_mondiale_della_sanita_.jpg

In vista dell’autunno “quali sfide ci attendono? Dobbiamo assicurarci di adottare le giuste misure di salute pubblica per consentire un ritorno sicuro a scuola, gestire l’imminente stagione influenzale, sostenere le nostre economie e affrontare i maggiori rischi per la salute delle persone anziane in questo periodo dell’anno. L’Ufficio regionale europeo dell’Oms sta convocando un incontro virtuale per tutti i 53 Paesi su riapertura delle scuole e Covid-19 il 31 agosto, dove verranno discusse azioni concrete per garantire che i bambini ricevano un’istruzione adeguata in ambienti sicuri. Ad annunciarlo è stato Hans Kluge, direttore dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per l’Europa, oggi in conferenza stampa.

La pandemia di Covid-19, sottolinea, “ha creato la più grande interruzione dei sistemi educativi nella storia, colpendo quasi 1,6 miliardi di studenti in più di 190 Paesi e la nostra regione non fa eccezione. La maggior parte dei Paesi dell’area ha chiuso le scuole a un certo punto tra febbraio e luglio di quest’anno, come parte delle misure sociali e sanitarie legate a Covid-19”.

cms_18741/4.jpg

cms_18741/LOGO-PROTEZIONE-CIVILE-NAZIONALE.jpgContinuano ad aumentare in Italia i contagi da coronavirus. I decessi salgono a 35.418 dall’inizio dell’emergenza. Sono i dati forniti dal ministero della Salute e pubblicati sul sito della Protezione Civile. Il totale dei contagi è di 256.118.I ricoverati in terapia intensiva sono 68 ricoverati. Anche ieri nessuna regione a contagi zero. Stati effettuati 77.442 tamponi per un totale che sale a 7.790.596.

cms_18741/tabella_covid_20agosto_fi.jpg

cms_18741/Min_Sanita_ISS.jpg

“In Italia, come in Europa e globalmente, si è verificata una transizione epidemiologica dell’epidemia da Sars-CoV-2 con un forte abbassamento dell’età mediana della popolazione che contrae l’infezione: l’età mediana dei casi diagnosticati nell’ultima settimana è di 30 anni”, segnala il report dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e del ministero della Salute nell’aggiornamento sul Covid-19 relativo al periodo 10-16 agosto. “La circolazione” del nuovo coronavirus “avviene oggi con maggiore frequenza nelle fasce di età più giovani – si legge – in un contesto di avanzata riapertura delle attività commerciali (inclusi luoghi di aggregazione) e di aumentata mobilità”. Si riscontrano, inoltre, “un cambiamento nelle dinamiche di trasmissione (con emergenza di casi e focolai associati ad attività ricreative sia sul territorio nazionale che all’estero) – prosegue il rapporto – e una minore gravità clinica dei casi diagnosticati che, nella maggior parte dei casi, sono asintomatici”. “Sebbene sia segnalato, in alcune regioni, un aumento nel numero di ospedalizzazioni – si legge sul report -, in nessuna sono stati identificati segnali di sovraccarico dei servizi sanitari e i focolai presenti sono prontamente identificati ed indagati”.

cms_18741/IPPOLITO-GIUSEPPE-1.jpg

In autunno servirà essere preparati per evitare nuove emergenze, “servirà fare i test a tutti quelli che hanno un’affezione respiratoria e cercare di portare il minor numero di pazienti in ospedale”. Per questo “i medici di famiglia dovranno andare a vedere le persone a casa, dovranno fare loro stessi i tamponi. Se non si ristabilisce questo sistema per cui le persone non si portano in ospedale, non riusciremo a farcela”. Lo ha detto Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto Spallanzani di Roma, intervenuto al Meeting 2020 di Rimini, all’incontro ’Peggio di questa crisi c’è solo il dramma di sprecarla: dialogo sulla ripartenza’.

“I medici di base sono una categoria potente, una categoria che ha grande ’appeal’ sulla politica. E quindi serve una politica per i medici di medicina generale, perché siano il primo riferimento”, ha sottolineato Ippolito ricordando che, “nei Paesi dove non c’è molto, il medico e il farmacista e il notaio sono le persone più rappresentative. Facciamo sì che il ruolo del medico di famiglia torni. Se non facciamo così su tutto il territorio nazionale, non riusciremo a fare quel passo avanti che garantisce la continuità della cura e il monitoraggio necessario”.

All’inizio della pandemia, ha detto Ippolito, “non ci aspettavamo tanti morti, soprattutto nei Paesi occidentali. Questa è la dimostrazione lampante che non si può giocare con le epidemie. Bisogna prepararsi. E questo significa fare ricerca sulla preparazione. Significa avere autorità sanitarie che investono in preparazione”.

“Spesso si è preparati a chiacchiere. Senza avere strutture dove vengono mantenuti i dispositivi di protezione, senza adeguata scorta di dispositivi, senza che si preveda il tipo di approvvigionamento”, ha spiegato Ippolito ribadendo che non saremo mai pronti ad affrontare queste emergenze senza “una ricerca sistematica su questi temi, senza investimenti su strutture nazionali e modelli nazionali in grado di mettere a punto, per esempio, un vaccino, un anticorpo invece di aspettare gli americani che poi bloccano la disponibilità per il loro Paese oppure sperando di farli produrre in Cina a basso costo”.

Ippolito ha sottolineato la necessità “di un modello nazionale, con una forte guida e uno Stato forte che metta l’epidemia e la salute al centro. Senza tutto questo non c’è futuro: passeremo questa, ma un’altra pandemia arriverà. Non so quando, ma arriverà”, ha concluso l’esperto evidenziando infine la necessità di finanziamenti e sistemi mirati sulla gestione delle infezioni.

Data:

21 Agosto 2020