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Oriana Fallaci

La disparità fra uomo e donna c’è sempre stata nel corso della storia. Le conquiste femminili in campo sociale, civile e politico sono state lente, concentrandosi negli ultimi due secoli. È da rilevare, però, quanto sia determinante oggi giorno la funzione della donna, soprattutto nei settori affidati un tempo solo ed esclusivamente a figure maschili. L’intelligenza e la sensibilità femminile hanno modificato e migliorato non solo il comparto legislativo,esecutivo, ma anche quello educativo, sociale, economico, culturale, artistico, spirituale e politico.
L’avvicendarsi dei ruoli e delle responsabilità, fortunatamente, ha allontanato l’apparenza ingannevole che voleva assegnare alla donna soltanto alcune limitanti performance.

Ottantotto anni fa nasceva a Firenze Oriana Fallaci, un’artista dall’ immenso spessore e dal pensiero incredibilmente fervido, come si può evincere leggendo le sue opere, i suoi reportage, le sue interviste. Così rispondeva la scrittrice in un’intervista, inserita nella prefazione al libro intitolato “Il sesso inutile”: “Per quanto mi è possibile, evito sempre di scrivere sulle donne e sui problemi che riguardano le donne. Non so perché la cosa mi mette a disagio, mi appare ridicola. Le donne non sono una fauna speciale e non capisco per quale ragione esse debbano costituire, specialmente sui giornali, un argomento a parte, come lo sport, la politica e il bollettino meteorologico”.

Una voce sincera per amore del vero, del sacrosanto dovere di chi vuol capire le ragioni che muovono gli accadimenti storici. Una voce fuori dal coro, per il semplice fatto di far credere che non vi fossero distinzioni di sesso nell’universo culturale. Niente ha fermato la sua sete di giustizia, anche là dove non vi era giustizia. “Ogni persona libera, ogni giornalista libero, deve essere pronto a riconoscere la verità ovunque essa sia”: queste le dichiarazioni rilasciate dalla giornalista durante un incontro con gli studenti della scuola Rosselli di Marina di Carrara, l’8 maggio 1975.

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La sua poderosa produzione letteraria, invece, fa sì che venga annoverata tra i grandi scrittori di ogni tempo, da cui ha tratto alcune tecniche di composizione, durante un periodo formativo che l’ha vista in continua evoluzione. L’eclettismo, segno caratteristico di tutta la sua produzione, le ha permesso di osare, arricchendo la pura cronaca con un nuovo modo di fare informazione: la rilevazione delle opinioni e degli stati d’animo di chi, spesso, non ha voce.
Negli ultimi anni della sua vita, lei stessa dichiarava: “Sebbene al giornalismo abbia dedicato la maggior parte della mia esistenza, sebbene a lui debba il privilegio d’aver vissuto come un tarlo dentro la Storia della mia epoca, io mi sento più a mio agio nella solitudine della letteratura”.
Spesso amava ripetere: “La mia coscienza traspare in modo lampante da ciò che scrivo, ossia dalle idee che esprimo senza ipocrisia”.
Illuminante è la sua immagine descrittiva sulle donne islamiche, che costituisce un importante invito alla riflessione:“donne che vivono dietro la nebbia fitta di un velo, un velo che è più un lenzuolo il quale le copre dalla testa ai piedi come un sudario: per nasconderle agli sguardi di chiunque non sia il marito,un bimbo o uno schiavo senza vigore…gli occhi delle donne sono abituati all’ombra come gli occhi delle talpe. Dal buio del ventre materno passano al buio della casa paterna, da questa al buio della casa coniugale, da questa al buio della tomba. E in quel buio nessuno si accorge di loro”.
Parole audaci per denunciare, descrivendola, una consuetudine fin troppo lontana da quella che è la dignità femminile. I frequenti viaggi di lavoro, per lei che amava essere sempre in prima linea, l’hanno resa più autentica.
cms_7218/3p.jpgL’attenzione rivolta all’universo femminile, grazie al contatto diretto con altre realtà, le ha permesso di analizzare i fatti con occhio realistico e disincantato.
Dare voce alla musulmana, alla cinese, alla nipponica, all’indiana, all’hawaiana, all’americana era come voler dichiarare che “le donne sono tutte uguali nel mondo, a qualsiasi razza, clima o religione appartengano, poiché è la stessa natura umana a essere uguale”.
Il vissuto di una maternità mancata dà vita invece a un’altra opera meravigliosa: “Lettera a un bambino mai nato”. L’analisi che la scrittrice/mamma compie, ripercorrendo i suoi stati d’animo mentre dialoga incessantemente con il presunto bambino, è accurata e rigorosa.: “Non sono affatto d’accordo – sostiene – con la mia mamma, la quale pensa che nascere donna sia una disgrazia. La mia mamma, quando è molto infelice, sospira: « Ah, se fossi nata uomo ! ». Lo so: il nostro è un mondo fabbricato dagli uomini per gli uomini, la loro dittatura è così antica che si estende perfino al linguaggio. Si dice uomo per dire uomo e donna, si dice bambino per dire bambino e bambina, si dice figlio per dire figlio e figlia… Sì, spero che tu sia una donna: non badare se ti chiamo bambino. E spero che tu non dica mai ciò che dice mia madre. Io non l’ho mai detto. Ma se nascerai uomo io sarò contenta lo stesso. E forse di più perché ti saranno risparmiate tante umiliazioni, tante servitù, tanti abusi”…

cms_7218/4p.jpgScriverà anche in merito all’universo maschile nell’opera “Un uomo”, l’avvincente storia dell’eroe attuale che non vuole arrendersi e lotta fino alla fine per salvaguardare la singolarità, la libertà e la verità dal Potere costituito, il quale tende invece a incasellarlo e a schematizzarlo. Verso questo eroe Oriana rivolge tutto il suo impegno, facendo luce sulla sua tragedia di chi, come lui, non si adegua alla massa, bensì desidera ragionare con la propria testa. “ Mi spieghi – si rivolge la scrittrice al protagonista – che il viaggio è la vita, che la nave sei tu, una nave che non ha mai gettato l’ancora, che non getterà mai né l’ancora degli affetti, né l’ancora dei desideri, né l’ancora di un meritato riposo, perché non ti rassegnerai mai, non ti stancherai mai di inseguire il sogno. E se ti chiedessi che sogno non sapresti rispondermi: oggi è un sogno cui dai nome libertà, domani potrebbe essere un sogno cui dare nome verità; non conta che siano o non siano obiettivi reali, conta rincorrerne il miraggio, la luce”.
Quella straordinaria capacità di stabilire un contatto con i lettori, attraverso una scrittura schietta e varia, insieme all’unicità del suo stile, costituisce una “traccia” universale, di cui le nuove generazioni dovrebbero fare tesoro.

Data:

17 Settembre 2017