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Oscar 2019, quando i sogni diventano realtà

Questa 91° edizione degli Oscar è stata all’insegna di piacevoli sorprese e conferme preannunciate. Ad aprire la serata l’esibizione della band inglese, rinominata Queen and Adam Lambert, che ha letteralmente infuocato il Dolby Theatre di Los Angeles. L’esibizione della band, ha rispecchiato fedelmente l’esuberanza del frontman storico del gruppo, Freddie Mercury, rinato grazie al film campione di incassi, “Bohemian Rhapsody”. Forse un segno premonitore o un gesto di buon auspicio la scelta di concludere l’esibizione con il celebre singolo “We are the champions”, accompagnato da standing ovation e applausi commossi e interminabili; scelta che in effetti pare essere servita a Rami Malek, vincitore meritato del premio di miglior attore protagonista per la sua interpretazione nelle vesti di Freddie. Dopo il bacio appassionato con l’attrice Lucy Boynton conosciuta sul set, divenuto subito virale sul web, Malek nei suoi ringraziamenti ha rivolto particolare attenzione alla storia del personaggio al quale deve la sua vittoria: “Abbiamo fatto un film su un omosessuale, immigrato, che ha vissuto impudentemente –dice- e il fatto che questa sera stiamo festeggiando lui e la sua vita è la prova che abbiamo bisogno di storie come questa” ; infine ha sottolineato un motivo di identificazione nel personaggio di Freddie, affermando : “Io sono figlio di immigrati come Freddie Mercury. Mio padre era egiziano. Sono un americano di prima generazione e parte della mia storia la sto scrivendo ora“, ha concluso tra gli applausi. A sbaragliare le altissime aspettative costruite intorno a La favorita (premio per la Miglior attrice protagonista a Olivia Colman) e Roma (miglior film straniero), possessori di 8 nomination ciascuno, è il film di Peter Farrelly, Green Book, che si aggiudica i premi più importanti come miglior sceneggiatura originale e miglior film. Anche il titolo di miglior attore non protagonista viene attribuito nell’ambito di Green Book a Mahershala Ali, che nel film ha interpretato il pianista afroamericano Don Shirley, alle prese con varie forme di discriminazione vissute nel corso del suo tour nel profondo sud, durante gli anni della segregazione.

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Anche il premio di miglior regia spetta a Roma di Alfonso Cuaròn, film che sviluppa un tema spesso sottovalutato dal mondo del cinema, ovvero le difficili condizioni nelle quali 70 milioni di donne si trovano a lavorare nel mondo, senza diritti, raccontate attraverso la storia di un’immigrata. Alcune critiche nei confronti di Cuarón, lo hanno designato come un virtuoso, dall’obiettivo elegante ed estetico, che accompagna l’occhio dell’osservatore, ma che probabilmente non è dei più efficaci per trattare un tema del genere. Una scelta dunque secondo alcuni convenzionale per l’accademy, che avrebbe potuto rischiare di più attribuendo il premio a La favorita o a Blackkklansman. Quest’ultimo, film di Spike Lee, si aggiudica invece il premio di miglior sceneggiatura non originale e probabilmente rappresenta la pellicola più d’impatto, come dimostrato dal discorso di ringraziamento del regista: un inno alla causa afroamericana, con i rispettivi riferimenti di sfondo politico che ci ricordano che il cinema è anche questo, impegno sociale, civile e politico. Dopo essere saltato addosso a Samuel L. Jackson, Spike Lee schietto per quanto emozionatissimo afferma : “Davanti al mondo stasera, rendo omaggio ai miei antenati che hanno costruito questo paese, e al genocidio dei nostri nativi. Quando riguadagneremo la nostra umanità sarà un momento molto potente. Le elezioni del 2020 sono dietro l’angolo: mobilitiamoci e stiamo dalla parte giusta della storia. Facciamo una scelta morale d’amore invece che di odio: Facciamo la cosa giusta!“. Altro momento commovente, il duetto di Lady Gaga e Bradley Cooper in Shallow, che ha preceduto l’assegnazione alla cantante, del premio di miglior brano. E infine è il turno di Black Panther, con l’indiscussa vittoria per migliori costumi e soundtrack. Il marchio italiano è stato molto presente in questa edizione, dalla vittoria della fumettista Sara Pichelli per il suo spiderman afro, alla memoria di grandi nomi scomparsi recentemente del calibro di Bertolucci e Olmi.

(Foto da courtesy Accademy)

Data:

25 Febbraio 2019