Traduci

Paolo Villaggio se ne è andato

“Grazie per tutte le risate che ci ha fatto fare” e “per tutti i momenti esilaranti che ci hai regalato”, ma anche “sei un Mito e i miti non muoiono”. E’ forte la commozione alla notizia della morte di Paolo Villaggio, ricordato da moltissimi come anticonvenzionale e geniale.

cms_6636/megadirettore-galattico.jpg

Tanti, tantissimi lo stanno salutando attraverso tante citazioni dal suo personaggio più famoso, Fantozzi: “Vadi, vadi ragioniere” twitta un utente, mentre qualcun altro commenta: “È andato a conoscere il Mega Presidente Galattico”.

cms_6636/2.jpgAttore, comico, scrittore e sceneggiatore. Tante facce per un unico grande interprete del piccolo e del grande schermo italiano. Così era Paolo Villaggio, scomparso ieri a Roma, all’età di 84 anni. “Ciao papà – ha scritto sua figlia Elisabetta su Facebook, dandogli l’addio – ora sei di nuovo libero di volare”.

cms_6636/4.jpg

Nato a Genova il 30 dicembre 1932, Villaggio è stato uno dei maggiori narratori di storie paradossali legate a personaggi di una comicità grottesca, dal professor Kranz al timidissimo Giandomenico Fracchia, fino alla figura iperbolica del ragionier Ugo Fantozzi, che l’ha consacrato sul grande schermo.

cms_6636/5.jpg

“Con Fantozzi ho cercato di raccontare l’avventura di chi vive in quella sezione della vita attraverso la quale tutti passano o sono passati – raccontava qualche anno fa Villaggio – il momento in cui si è sotto padrone. Molti ne vengono fuori con onore, molti ci sono passati a vent’anni, altri a trenta, molti ci rimangono per sempre e sono la maggior parte. Fantozzi è uno di questi”. All’attività comica ha fatto eco quella di scrittore, cominciata proprio con un libro su Fantozzi, al quale ne sono seguiti altri otto sul ragioniere, e altri libri di carattere satirico.

Non solo Fantozzi

cms_6636/6.jpg

Villaggio ha prestato il volto a più pellicole, recitando anche in ruoli drammatici, e partecipando a film di registi come Fellini, Ferreri, Lina Wertmüller, Ermanno Olmi e Mario Monicelli. Nell’ottobre del 1992 è uscito nelle sale cinematografiche ’Io speriamo che me la cavo’, pellicola diretta dalla cineasta romana Lina Wertmüller, un affresco sul disagio economico del Sud tratto dall’omonimo bestseller di Marcello D’Orta, che raccoglie i temi scolastici di una terza elementare di Arzano, Napoli. La figura del maestro, assente nel libro, e interpretata da Villaggio, è il filtro attraverso il quale i piccoli esprimono la loro visione del mondo.

cms_6636/7.jpg

Nello stesso anno, in occasione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, Villaggio ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera, mentre nel 2000 è stato insignito del Pardo d’onore alla carriera al Festival del cinema di Locarno.

cms_6636/8.jpg

Alle esequie di un suo amico Villaggio disse: “era una persona molto sensibile e ovviamente quando si è molto amici si parla della morte come di un fatto lontano, del tutto improbabile. Adesso che invece la cosa è accaduta e quando stava per succedere, non abbiamo mai avuto più il coraggio né di incontrarci, né di parlare della cosa, perché questa volta non era un gioco, non era letteratura, era la realtà”.

Parole ineccepibili; anche per chi, come noi, preferirà ricordarlo con un sorriso.

Dopo la camera ardente nella Sala della Protomoteca in Campidoglio, mercoledì 5 luglio, dalle 18.30, seguirà, nel Teatro all’aperto della Casa del Cinema di Roma, una cerimonia laica per l’ultimo saluto all’attore.

Autore:

Data:

3 Luglio 2017