Traduci

Papa: “Ci vuole Patto mondiale per migrazione”

cms_7477/libia_migranti_afp.jpg“E’ giunta l’ora di elaborare all’interno dell’Onu un Patto mondiale per la migrazione sicura, regolare e ordinata”. E’ quanto sottolinea Papa Francesco, intervenendo nella sede della Fao a Roma in occasione della ’Giornata mondiale dell’Alimentazione’, presenti i ministri dell’Agricoltura dei Paesi del G7. “Il dibattito sulla vulnerabilità causa divisioni a livello internazionale, quando si parla di migranti – osserva il Pontefice – Vulnerabile è chi sta in una situazione di inferiorità e non può difendersi, non ha mezzi, soffre una esclusione. Tutto questo lo rende vittima di violenze, di situazioni naturali o, ancora peggio, di indifferenza, di intolleranza e perfino di odio”.

Davanti a questa situazione, per il Papa, “è giusto identificare le cause per agire con la competenza necessaria. Ma non è accettabile che, per evitare il compromesso, si tenda a trincerarsi dietro sofismi linguistici che non rendono onore alla diplomazia, riducendola dall’arte del possibile a un esercizio sterile per giustificare egoismi e inerzia”.

Tutti i giorni vediamo le conseguenze dei cambiamenti climatici – ha sottolineato ancora il Pontefice – grazie alle conoscenze scientifiche, sappiamo come affrontare i problemi e la comunità internazionale ha elaborato anche gli strumenti giuridici necessari, come l’Accordo di Parigi sul clima da cui, per disgrazia, alcuni si stanno purtroppo allontanando“. Papa Francesco lancia l’allarme, con un chiaro anche se solo implicito riferimento agli Usa.

Per Bergoglio, “riappare la negligenza verso i delicati equilibri degli ecosistemi, la presunzione di manipolare e controllare le risorse limitate del pianeta. Pertanto, è necessario sforzarsi in favore di un consenso concreto e pratico, se si desidera evitare gli effetti più tragici che continueranno a ripercuotersi sulle persone più povere e indifese”.

Il Papa afferma che “siamo chiamati a proporre un cambio nello stile di vita, nell’uso delle risorse, nei criteri di produzione e anche nel consumo che per quanto riguarda gli alimenti presenta un aumento delle perdite e degli sprechi. Non possiamo consolarci con il fatto che qualcun altro lo farà… Penso che questi siano i presupposti di qualunque discorso serio sulla sicurezza alimentare, in relazione con il fenomeno delle migrazioni. E’ chiaro – ribadisce Francesco – che le guerre e i cambiamenti climatici provocano la fame: evitiamo di presentarla come un male incurabile”.

Papa dona alla Fao una scultura che ricorda il piccolo Aylan – Papa Francesco, a ricordo della sua visita alla Fao, ha lasciato in dono una scultura in marmo, opera dell’artista trentino Luigi Prevedel, che raffigura Aylan, il piccolo profugo siriano annegato davanti alla spiaggia di Bodrum in Turchia nell’ottobre del 2015. “Una immagine simbolo della tragedia delle migrazioni”, sottolinea una nota del Vaticano. L’opera, in marmo bianco di Carrara, ha una base a forma di ellisse, della misura di 1.77 metri, larghezza di 1.20 metri, altezza di 0.75 metri e dal peso di 9 quintali.

Onda nera sull’Europa, avanza la destra

cms_7477/austria_elezioni_Afp.jpgL’Austria va a destra. Il partito dei popolari ’Oevp’ – guidato da Sebastian Kurz (31 anni, a breve il più giovane capo del governo in Europa) – ha ottenuto più del 31% dei voti, oltre sette punti in più rispetto alle ultime elezioni. I nazionalismi stanno però continuando a sedurre una parte della popolazione di diversi Paesi del Vecchio Continente, facendo di temi quali anti-immigrazione e anti-Europa il proprio punto fermo.

GERMANIA – A fine settembre l’ultradestra di ’Alternative fuer Deutschland’ (Afd) guidata da Alexander Gauland è entrata in Parlamento dopo aver dimostrato di essere il terzo partito del Paese. L’’Afd’ – fondata appena 4 anni fa – è uscita dalle elezioni federali con il 12,6% dei voti, assicurandosi una rappresentanza di oltre 80 deputati al Bundestag.

UNGHERIA – Viktor Orban è stato eletto per il suo terzo mandato a maggio 2014 con i voti favorevoli dei 130 deputati del suo partito ’Fidesz’ e degli alleati Cristiano-democratici; contrari i 57 deputati dell’opposizione. Il voto gli ha permesso di confermare la maggioranza dei due terzi dei seggi che ha usato nel precedente mandato.

FRANCIA – La presidente del ’Front National’ Marine Le Pen – dopo aver sfidato Emmanuel Macron alle presidenziali (prendendo circa 3 milioni di voti al primo turno) – è entrata per la prima volta all’Assemblea nazionale, eletta nel seggio parlamentare di Pas-de-Calais con circa il 58% dei voti. In Assemblée Nationale, ’Fn’ ha 7 seggi grazie agli oltre 2 milioni e 900mila voti presi alle elezioni.

REPUBBLICA CECA – Con il voto fissato al 20 e 21 ottobre per rinnovare la Camera dei deputati, come già avvenuto in Germania e Austria, sembra che anche nella Repubblica Ceca si stia avvicinando una svolta a destra con il partito ’Ano 2011’ (’Azione dei Cittadini Insoddisfatti’) sostenuto da una parte dell’opinione pubblica stanca dell’ondata migratoria degli ultimi anni. Fondato nel 2012 da Andrej Babis, ha ottenuto un ottimo risultato alle elezioni parlamentari del 2013 con il 18,7% e 47 deputati.

POLONIA – C’è il governo nazionalista di Beata Szydlo controllato da ’Diritto e Giustizia’ (PiS), partito di destra ed euroscettico a cui appartiene il presidente polacco Andrzej Duda. Il movimento conservatore anti-Ue fondato nel marzo 2001 dai gemelli Lech e Jarosław Kaczynski si è imposto alle parlamentari dell’ottobre 2015 ottenendo circa il 39% dei voti.

Barcellona prende tempo, Madrid: “Il limite è giovedì”

cms_7477/Puigdemont_Carles_Afp.jpgLa spinta secessionista della Catalogna al centro di negoziati per “i prossimi due mesi”. Questa la proposta – presentata in anticipo rispetto allo scadere dell’ultimatum di Madrid – del presidente della Generalitat catalana, Carles Puigdemont, che in una lettera inviata a Mariano Rajoy di fatto non chiarisce se ha proclamato o no l’indipendenza ma invita il premier spagnolo a vedersi e dialogare per “avviare un percorso negoziale”.

Nella missiva, il presidente della Generalitat avanza due richieste: la prima è un’inversione di rotta rispetto “alla repressione contro il popolo e il governo di Catalogna” e la seconda una richiesta del dialogo da avviare con una riunione da fissare quanto prima.

Nella lettera Puigdemont insiste a più riprese sulla sincerità della sua richiesta di dialogo, “non una dimostrazione di debolezza ma una proposta onesta per trovare una soluzione tra lo stato spagnolo e la Catalogna“, e si dice sorpreso dall’annuncio di Rajoy sul ricorso all’articolo 155: “Mi ha sorpreso” l’annuncio l’11 ottobre “della volontà del suo governo di attuare l’articolo 155 della Costituzione”. Quindi insiste sulla necessità di dialogo: “Che tutte quelle istituzioni e personalità internazionali, spagnole e catalane, che hanno espresso la volontà di aprire una via negoziale abbiano la possibilità di esplorare” questa possibilità. “Proveremo in questo modo l’impegno di ciascuna delle parti a trovare una soluzione concordata”.

In assenza di una risposta chiara sulla dichiarazione di indipendenza della Catalogna, che “non era difficile dare”, la “data chiave” per il governo di Madrid è giovedì alle 10. Lo ha detto la vice premier spagnola Soraya Saenz de Santamaria, secondo la quale entro quel giorno il leader catalano dovrà “rettificare e dovrà farlo con chiarezza”. E’ “nelle sue mani” la possibilità di “evitare che si applichi la Costituzione”, l’articolo 155 che, secondo quanto spiegato dalla vice premier, non sospende l’autonomia della Catalonia ma “ripristina la legalità e l’esercizio dell’autonomia d’accordo con gli standard costituzionali e statutari”. “Non è difficile tornare alla ragionevolezza – ha insistito Santamaria – e dare una risposta chiara ai cittadini della Catalogna ed al resto della Spagna. Bisogna rispettare la legge”.

Autore:

Data:

16 Ottobre 2017