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PAPA FRANCESCO A MOLFETTA PER RICORDARE DON TONINO BELLO

Il 20 aprile non è (e non sarà mai) una giornata di primavera come tante altre, né può essere considerata una data qualunque per i cattolici pugliesi e in particolare per i fedeli di Molfetta e Alessano. Già … perché nel ’93, proprio in quella stessa giornata di primavera, moriva un uomo, un sacerdote che ha lasciato una traccia profonda del suo operato e che è stato il simbolo di una Chiesa operaia, sempre al servizio degli ultimi e degli emarginati: don Tonino Bello.

A distanza di venticinque anni esatti dalla sua morte, nella zona del porto di Molfetta allestita con cura per l’occasione, Papa Francesco celebra il suo ricordo e rende omaggio a lui e alla terra, la Puglia, che lo ha visto nascere e crescere umanamente e spiritualmente.

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L’atmosfera è quella delle grandi occasioni. Una fiumana di gente, ben disposta e organizzata in appositi spazi, è lì, pronta ad accogliere il Papa dei poveri in visita pastorale nel 25° anniversario della morte di don Tonino Bello. Un evento organizzato in maniera attenta e scrupolosa che ha visto adottare imponenti misure di sicurezza con la collaborazione di tutte le istituzioni coinvolte: dall’Amministrazione Comunale, alle forze dell’ordine, alla diocesi, alla Gendarmeria del Vaticano e alla Prefettura.

Probabilmente, neppure don Tonino Bello, lui che era un sognatore, avrebbe potuto immaginare di poter radunare tante persone tutte insieme, pronte a vivere una esperienza unica e indimenticabile proprio come le sue testimonianze.

Probabilmente neppure lui aveva avuto la giusta percezione di quanto forti potessero essere stati i suoi insegnamenti, profonde le sue riflessioni. Già, anche perché don Tonino Bello non si fermava solo a pensare, lui agiva come era nel suo stile. “Bisogna sporcarsi le mani!” – amava ricordare. “A cosa servono i discorsi?” – diceva in una omelia di saluto – “Serve l’impegno, l’amore e anche la sofferenza offerta al Signore”.

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Intanto, intorno al palco si sventolano cappellini bianchi e gialli e si intonano canti guidati da un impeccabile coro diocesano con il compito di aiutare i fedeli a prepararsi all’eccezionale incontro.

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Si aspetta con grande trepidazione l’arrivo di Papa Francesco, accarezzati da una leggera brezza in una giornata calda e soleggiata.

Ma l’attesa, col passar del tempo, lascia spazio alla realtà. All’annuncio del suo arrivo con la papamobile la gioia è incontenibile e l’emozione è palpabile sui volti dei fedeli. Scene di giubilo si materializzano come d’incanto, con persone che fanno acrobazie per riuscire a strappare qualche foto ricordo o incrociare il suo sguardo o anche solo un cenno di sorriso. Subito dopo, però, arriva il momento della celebrazione commemorativa.

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Il fragore ben presto si trasforma in raccoglimento e il silenzio la fa da padrona, mentre tutti sono in attesa di ascoltare l’omelia di Papa Bergoglio e di sentir pronunciare dal Santo Padre il nome di don Tonino Bello.

E Papa Francesco non delude le aspettative. Durante la sua omelia tocca argomenti cari a don Tonino Bello come la Parola, l’Eucarestia, la Carità, la Pace e il Servizio, citandone poi, le frasi virgolettate. E lo fa con estrema naturalezza, perché in fondo, Papa Bergoglio e don Tonino Bello, il Vescovo-servo, si somigliano profondamente.

Lui, don Tonino Bello, il sognatore di una Chiesa di pace e missionaria, grande comunicatore e ricco di spiritualità, è oggi ricordato da un Papa tanto vicino a lui, accomunato dalla coerenza tra le parole e le azioni, dall’amore per i poveri e per i bisognosi.

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Ma non è finita perché, prima della benedizione finale, mons. Domenico Cornacchia, vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi rivolge un saluto di ringraziamento al Santo Padre per la visita in quella “diocesi guidata per poco più di un decennio, dal Servo di Dio don Tonino Bello” ricordando che venticinque anni prima “per le strade c’era un grande silenzio perché tutti erano in preghiera per accompagnare il trapasso del Vescovo che profumava di popolo e che veniva acclamato già Santo”.

cms_8996/6_Mons_Bello_vaticannews.jpegIn effetti, se per la Chiesa il processo di canonizzazione è ancora all’inizio, è anche vero che, probabilmente, per la gente don Tonino Bello era già diventato Santo quando era in vita, quando accarezzava gli ultimi, quando dispensava sorrisi e parole di conforto agli emarginati, quando apriva le porte del suo episcopio a tutti quelli che ne avevano bisogno vivendo quella che lui definiva la “Chiesa del grembiule”.

Si ringrazia il vaticannews.va per la foto di Mons Tonino Bello

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Data:

21 Aprile 2018