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Papa: “Pensioni d’oro offesa al lavoro”

cms_6605/papasedia_ftg.jpgLe ’pensioni d’oro’ sono “un’offesa al lavoro non meno grave delle pensioni povere”. Lo denuncia Papa Francesco nel corso dell’udienza alla Cisl nell’Aula Paolo VI. Il Pontefice chiede che venga riconosciuto “il diritto a una giusta pensione – giusta perché né troppo povera né troppo ricca: le ’pensioni d’oro’ sono un’offesa al lavoro non meno grave delle pensioni troppo povere, perché fanno sì che le diseguaglianze del tempo del lavoro diventino perenni. O quando un lavoratore si ammala e viene scartato anche dal mondo del lavoro in nome dell’efficienza – e invece se una persona malata riesce, nei suoi limiti, ancora a lavorare, il lavoro svolge anche una funzione terapeutica: a volte si guarisce lavorando con gli altri, insieme agli altri, per gli altri”.

Forte la denuncia del Papa: “E’ una società stolta e miope quella che costringe gli anziani a lavorare troppo a lungo e obbliga una intera generazione di giovani a non lavorare quando dovrebbero farlo per loro e per tutti. Quando i giovani sono fuori dal mondo del lavoro, alle imprese mancano energia, entusiasmo, innovazione, gioia di vivere, che sono preziosi beni comuni che rendono migliore la vita economica e la pubblica felicità”.

Da qui il monito del Papa per un nuovo patto sociale: “È urgente un nuovo patto sociale per il lavoro, che riduca le ore di lavoro di chi è nell’ultima stagione lavorativa, per creare lavoro per i giovani che hanno il diritto-dovere di lavorare. Il dono del lavoro è il primo dono dei padri e delle madri ai figli e alle figlie, è il primo patrimonio di una società. È la prima dote con cui li aiutiamo a spiccare il loro volo libero della vita adulta”.

Il Pontefice ribadisce il no a un lavoro disumanizzante: “Persona e lavoro sono due parole che possono e devono stare insieme. Perché se pensiamo e diciamo il lavoro senza la persona, il lavoro finisce per diventare qualcosa di disumano, che dimenticando le persone dimentica e smarrisce sé stesso. Ma se pensiamo la persona senza lavoro, diciamo qualcosa di parziale, di incompleto, perché la persona si realizza in pienezza quando diventa lavoratore, lavoratrice; perché l’individuo diventa persona quando si apre agli altri, alla vita sociale, quando fiorisce nel lavoro”. “Il lavoro – dice Bergoglio – è la forma più comune di cooperazione che l’umanità abbia generato nella sua storia”.

Papa Francesco denuncia poi che sono ancora “troppi” nel mondo i bambini e i ragazzi che anziché studiare lavorano. “La persona – dice il Papa – non è solo lavoro, perché non sempre lavoriamo, e non sempre dobbiamo lavorare. Da bambini non si lavora, e non si deve lavorare. Non lavoriamo quando siamo malati, non lavoriamo da vecchi. Ci sono molte persone che ancora non lavorano, o che non lavorano più. Tutto questo è vero e conosciuto, ma va ricordato anche oggi, quando ci sono nel mondo ancora troppi bambini e ragazzi che lavorano e non studiano, mentre lo studio è il solo ’lavoro’ buono dei bambini e dei ragazzi”.

Bergoglio scende poi ancora una volta in campo per i diritti delle donne. Nel mondo del lavoro, sottolinea, “la donna è ancora di seconda classe e più facilmente sfruttata“.

Per il Papa il sindacato deve dare voce a chi non ce l’ha, smascherare i potenti, lottare e tutelare chi ancora non ha diritti. “Sindacato è una bella parola che proviene dal greco syn-dike, cioè ’giustizia insieme’. Non c’è giustizia insieme – scandisce Francesco – se non è insieme agli esclusi”. “Ma nelle nostre società capitalistiche avanzate il sindacato – avverte il Papa – rischia di smarrire questa sua natura profetica, e diventare troppo simile alle istituzioni e ai poteri che invece dovrebbe criticare. Il sindacato col passare del tempo ha finito per somigliare troppo alla politica, o meglio, ai partiti politici, al loro linguaggio, al loro stile. E invece, se manca questa tipica e diversa dimensione, anche l’azione dentro le imprese perde forza ed efficacia”.

Il Pontefice sottolinea che “il sindacato nasce e rinasce tutte le volte che, come i profeti biblici, dà voce a chi non ce l’ha, denuncia il povero ’venduto per un paio di sandali’, smaschera i potenti che calpestano i diritti dei lavoratori più fragili, difende la causa dello straniero, degli ultimi, degli ’scarti’”. Per Francesco “il sindacato non svolge la sua funzione essenziale di innovazione sociale se vigila soltanto su coloro che sono dentro, se protegge solo i diritti di chi lavora già o è in pensione. Questo va fatto, ma è metà del vostro lavoro. La vostra vocazione è anche proteggere chi i diritti non li ha ancora, gli esclusi dal lavoro che sono esclusi anche dai diritti e dalla democrazia”.

Ancora, sferzando il sindacato, dice: “Forse la nostra società non capisce il sindacato anche perché non lo vede abbastanza lottare nei luoghi dei ’diritti del non ancora’: nelle periferie esistenziali, tra gli scartati del lavoro. Pensiamo al 40% dei giovani da 25 anni in giù, che non hanno lavoro. Qui. In Italia. E voi dovete lottare lì! Sono periferie esistenziali”.

“Non lo vede lottare tra gli immigrati, i poveri, che sono sotto le mura della città; oppure non lo capisce semplicemente perché a volte – ma succede in ogni famiglia – la corruzione è entrata nel cuore di alcuni sindacalisti. Non lasciatevi bloccare da questo”, aggiunge il Papa a braccio.

Migranti, Italia pronta a chiudere i porti

cms_6605/migranti_nave_1_fg.jpgIl governo italiano ha dato mandato al Rappresentante presso l’Ue, l’ambasciatore Maurizio Massari, di porre formalmente la questione degli sbarchi in Italia al commissario per le migrazioni Dimitris Avramopoulos. Lo si apprende da fonti di governo.

Per l’Italia, dopo l’ultima ondata degli sbarchi, l’Europa non può più fare finta di niente.

CHIUSURA PORTI – Per l’Italia, alla luce degli ultimi sviluppi sulla rotta del Mediterraneo Centrale, potrebbe essere difficile consentire ulteriori sbarchi di migranti nei suoi porti. E’ il messaggio che, si apprende da fonti diplomatiche, Massari ha trasmesso durante un incontro a Bruxelles ad Avramopoulos.

In questi giorni gli sbarchi di migranti sulle nostre coste si sono intensificati, con numeri molto alti, che vengono considerati al limite delle capacità del Paese: solo nelle ultime 48 ore sono stati salvati in mare circa 12mila migranti, che sono sbarcati o sono in procinto di sbarcare nei porti italiani da 22 navi, molte delle quali appartenenti ad organizzazioni non governative.

Massari ha quindi trasmesso ad Avramopoulos un messaggio fermo: la situazione per l’Italia è al limite della sostenibilità, anche perché gli arrivi hanno un impatto elevato sulla vita del Paese, sia in termini sociali che economici. E l’estate, il periodo più favorevole per tentare la traversata dalla Libia, è appena agli inizi. Nel breve termine, quindi, ci si aspetta che i partner europei e le istituzioni Ue aiutino l’Italia a fare fronte agli arrivi, anche sul fronte dell’accoglienza.

GENTILONI – “L’Italia intera si sta impegnando nel gestire i flussi migratori, per contrastare trafficanti, non per soffiare sul fuoco ma per chiedere all’Europa, e ad alcuni paesi europei in particolare, di non girare la faccia dall’altra parte perchè questo non è più sostenibile”. Lo ha detto il premier Paolo Gentiloni al congresso della Cisl.

Uranio impoverito, rivelazione choc: “Munizioni prodotte in Italia”

cms_6605/soldato_italiano_fg-koJH--1280x960@Web.jpgPiù di 300 chili di munizioni all’uranio impoverito, made in Italy, erano conservati, nel 1994, in un deposito della Marina italiana, nel napoletano. E’ quanto ha sostenuto oggi l’ex maresciallo della Guardia di finanza, Giuseppe Carofiglio, nel corso di un’audizione davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sull’uranio impoverito. “Nel 1994 – ha raccontato Carofiglio – presso il deposito della Montagna Spaccata, a Napoli, ho scoperto che nel deposito c’erano una ventina di casse, con sopra il simbolo della radioattività, con dentro 576 munizioni classificate ’isotopo 238’“. Il maresciallo dopo la scoperta torna nel deposito “con un contatore geyser, un apparecchio non molto sensibile, i cui led però si accesero subito in presenza delle casse”.

Il maresciallo informò subito il comando generale. “Di fronte ai miei dubbi da Roma mandarono addetti dell’allora Anpa (l’Agenzia di protezione ambientale) che, senza indossare alcuna protezione, entrarono nel deposito per un sopralluogo. ’Non c’è da preoccuparsi’, mi dissero, ma viste le casse se ne allontanarono subito. Rilevarono la radioattività e lo scrissero nei verbali. Ma prima di andarsene, ci dissero: ’basterebbe tenere una sola di queste munizioni sulla scrivania per un anno per ammalarsi di cancro’”.

Carofiglio chiede di portare le munizioni in un deposito dell’Esercito, per conservarle in sicurezza, “ma da Roma non vollero sentire ragioni e optarono per ’smaltire’ tutte le munizioni all’uranio in una esercitazione, che effettivamente ebbe luogo ad agosto del ’94. Dove? Non lo posso dire con certezza, ma allora il poligono di tiro preferito era quello delle acque tra Ponza e Ventotene”.

Delle munizioni all’uranio “non ci fu mai carico contabile – ha spiegato Carofiglio – si trattava comunque di munizioni prodotte in Italia, probabilmente destinate a pattugliatori costruiti nei cantieri navali della Spezia e venduti alla Marina irachena, prima dell’embargo”, aggiungendo che “è probabile che in quel deposito o in altri ci siano altre munizioni dello stesso tipo e anche proiettili allo zirconio“.

Un racconto, quello di Carofiglio, che smentisce almeno due punti chiave che la Difesa ha più volte ribadito, rispetto all’uso di armi all’uranio impoverito. La prima sul mancato uso di questo tipo di munizioni e la seconda sul fatto che non fossero prodotte in Italia.

Perché mi sono deciso a parlarne solo adesso? “Perché c’è una Commissione che mi sembra davvero decisa a fare di tutto per fare emergere la verità sui militari morti o che stanno morendo. E perché quando ho finalmente preso piena coscienza della pericolosità della esposizione a questo tipo di munizioni ho vissuto un periodo davvero difficile, sono stato molto male”, ha spiegato dinanzi alla Commissione Carofiglio.

I deputati del MoVimento 5 Stelle in Commissione Giulia Grillo e Gianluca Rizzo parlano di “rivelazione choc che arretra di almeno 6 anni la vicenda uranio impoverito in Italia. E non solo. Per la prima volta, in maniera ufficiale e davanti ai commissari viene rivelato ciò che in tanti sostenevano: e cioè che l’uranio impoverito era in Italia. Nonostante tutte le rassicurazioni arrivate in questi anni da tutti i livelli istituzionali”.

“Chiediamo l’immediato intervento delle autorità giudiziarie competenti e lo ribadiremo al presidente Scanu: è più che mai importante agire subito, affinché eventuali prove, anche documentali, che persistano nei depositi di Pozzuoli e presumibilmente di La Spezia non vengano inquinate e si possa ulteriormente acquisire quante più notizie ed informazioni su quanto dichiarato dal maresciallo Carofiglio”.

“Se tutto ciò – sottolineano i pentastellati – che egli afferma troverà ulteriori riscontri, sarà necessario riportare indietro di 20 anni anche le eventuali responsabilità politiche e militari di tutti quegli esponenti che hanno sempre negato la presenza di tali munizionamenti in Italia”.

In una nota lo Stato maggiore della Difesa precisa che “le Forze Armate, Esercito, Marina e Aeronautica, e i Carabinieri mai hanno acquisito e impiegato munizionamento contenente uranio impoverito. I fatti riportati non rientrano nell’area di responsabilità della Difesa”.

“La tipologia di munizionamento in discussione come già più volte dichiarato nel corso degli anni – spiega la nota – mai ha fatto parte dell’arsenale delle Forze Armate e mai è stato utilizzato né sul territorio nazionale, né all’estero”. “In proposito – conclude lo Stato maggiore della Difesa – si rammenta che, a più riprese, su mandato tanto delle Forze Armate quanto delle varie Commissioni parlamentari succedutesi, diverse commissioni tecnico-scientifiche hanno appurato l’assenza, all’interno dei poligoni e delle aree addestrative delle Forze Armate, di valori anomali di uranio impoverito rispetto alla sua usuale presenza in natura”.

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29 Giugno 2017