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PARIGI SI MANGIA LONDRA – Parigi fashion week collezioni pret-a-porter fall-winter ‘24/’25

La fashion week parigina è l’epilogo del fashion month che attraverso New York, Londra, Milano e Parigi ci ha mostrato le tendenze di quello che vedremo ed indosseremmo il prossimo autunno-inverno. Come già sottolineato, da fashion editor e dalla Camera Nazione della Moda Italiana, i cugini d’oltralpe continuano ad allargarsi con ben nove giorni di presentazioni così da non incorrere in spiacevoli situazioni di compressione e sovrapposizioni di fashion show come successo alla fashion week milanese. All’ombra della Tour Eiffel si sono svolte settanta sfilate e più di trenta presentazioni con eventi annessi e connessi e dove tutte le maison più blasonate della moda francese hanno risposto alla chiamata: Dior, Chanel, Saint Lauren, Balmain, Givenchy, Balenciaga, Hermes, Courreges, Chloé e Louis Vuitton. La fashion week parigina ha letteralmente “mangiato” la fashion week londinese seducendo le maison d’oltremanica più conosciute come Stella McCartney, Alexander McQueeen, Vivienne Westwood e Victoria Beckham a presentare le loro collezioni nella Ville Lumiere che in terra patria. Come già detto nell’articolo scorso sono in molti a ritenere che la fashion week londinese dovrebbe essere archiviata visto il suo peso nel fashion system equivalente al due a briscola. Dopo questo fashion month i macro trend su cosa indosseremo il prossimo inverno sono: coat extra long, trench non solo per il cambio stagione, gonna pantalone, trasparenze, mood classy-chic, pelle, shearling, total denim, tacchi che scendono, stivali in quasi tutte le occasioni, cappelli, shopper che si portano sotto braccio come se i manici non esistessero, outfit monocromatici, tanto nero, grigio, beige e bianco, ma anche sprazzi di verde oliva, bordeaux, giallo e blu cobalto. Il prossimo inverno si vedrà se il fashion system ha avuto ragione o se il mercato e lo street style prenderanno tutt’altra direzione.

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Ad aprire il sipario sulla fashion week d’oltralpe è stata la maison Dior che attraverso la sua designer, Maria Grazia Chiuri ci riporta dritti dritti agli anni sessanta e precisamente al 1967, anno in cui la maison presentava la sua prima collezione di pret-a-porter: “Miss Dior” che ha reso la maison appetibile anche alle più giovani. Gli anni sessanta sono gli anni della svolta, sia per l’emancipazione femminile che per la moda, una moda che non è più solo haute couture, ma che si trasforma in una sua versione più smart a misura dei tempi che stavano cambiando. La collezione, al contrario di quei anni sovversivi, ha un mood sobrio nelle linee, nei volumi e nella palette colori, una collezione che non ha smentito la vocazione glam-chic della maison con coat in cachemire, abiti a trapezio, lunghezze midi, trench e tacchi bon ton. Per Dior è la sciarpa l’elemento che non potrà mancare nel guardaroba del prossimo inverno e dove sono stati gli accessori a catalizzare l’attenzione di buyers e clienti. Le calzature predilette sono gli stivali dalla suola flat come gli stivali tagliati sul retro tenuti da cinturini che ricordano quelli gladiator o quelli ampi al ginocchio con tacco kitten (cinque centimetri). La palette colori ha visto una netta supremazia di nuance come il beige e il sabbia affiancati dal blu denim e dal grigio.

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Se da Dior si è respirato glamour e sobrietà, da Saint Lauren lo sguardo della collezione è tutto sulla seduzione attraverso l’elemento della trasparenza. Gli abiti second skin, che non lasciano niente all’immaginazione, hanno avuto come fonte d’ispirazione l’abito “nudo” che Marilyn Monroe indossò per celebrare il compleanno del presidente americano John Kennedy nel 1962. Il tessuto di questa collezione “radiografia” è lo stesso per realizzare i collant, un tessuto alla portata di molte con il quale realizzare capi che saranno alla portata di poche. In passerella hanno sfilato solo tre o quattro capispalla, giusto per ricordarci che siamo in inverno e si rischia l’assideramento, due pantaloni e due gonne pencil skirt. Gli accessori diventano minimal dove anche il copricapo è una calotta fatta con il tessuto dei collant, la palette colori vira sul nero, sul bordeaux, sul verde oliva, sul grigio, sul beige, ma in nuance desaturate, l’unico guizzo è dato dal blu cobalto. Il designer della maison, Anthony Vaccarello ha affermato che nella moda bisogna correre rischi, senza piegarsi alle esigenze di mercato, ma francamente la collezione è poco realista e poco portabile se non dalle celeb che della provocazione fanno il loro vivere.

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La maison Balmain porta in passerella una collezione di pret-a-porter che sa molto di haute couture, dove tutto gira intorno all’hooded dress (abito con cappuccio) declinato dal mood più easy a quello più glam in full paillettes. Le spalle sono iper-strutturate, il punto vita è segnato e dove il designer della maison, Olivier Rousteing non rinuncia al maxi plateau, neanche per uso personale. Con Balmain ritornano in passerella le stampe, la prima, a quadri macro, in versione picnic dress e la seconda, che raffigura i grappoli d’uva, riporta ad un passato agreste tra i vigneti del sud della Francia. Finalmente una passerella che non ha visto sfilare le solite facce da top ultra famose, ma modelle con un’età compresa tra i venti e oltre i settant’anni. Il trench, come visto da Dior e nelle sfilate milanesi, è il capo simbolo della collezione affiancato da tailleur scultorei e abiti fascianti che ripercorrono un glamour bon ton che non è mai tramontato, almeno tra le parigine.

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L’arte seduttiva da Givenchy si fa giocosa, dove tutto è sensuale, ma mai ammiccante. La seduzione gioca su linee, drappeggi, ma soprattutto su volumi inusuali. I mini dress dalla linea a trapezio fanno da contraltare ai pullover oversize, le linee scultoree danno vita a coat, caban ed eco-pellicce. Le spalle strutturate danno carattere a blazer e redingote in jacquard, gli abiti da cocktail in pelle nera e i corsetti danno quel tocco gotic-chic ad una collezione dove l’expertise sartoriale è evidente. La palette colori si gioca tutto sul nero, grigio e bianco con lampi di rosso, blu cobalto e tocchi metallici a dar luce ad una donna elegante, ma anche rock.

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Dalla maison Schiapparelli due mondi, apparentemente inconciliabili, si incontrano: il surrealismo della fondatrice, Elsa Schiapparelli e l’americanismo dell’odierno designer, Daniel Roseberry fatto di denim e frange. La collezione è fatta di long dress di grande impatto che ripropongono i codici della maison come il “buco della serratura”, illusion dress in full paillettes che, attraverso giochi di linee e colori, riproporzionano la silhouette. Il quotidiano viene rappresentato dal tailleur in denim, dallo stile mannish, dalle linee oversize e dove l’effetto sorpresa è lasciato agli accessori come la cravatta a forma di treccia fatta di capelli. Una collezione che ha voluto rendere netta la separazione tra haute couture e pret-a-porter, tra poco portabile, di cui la maison era stata accusata in passato, e portabilissimo. La palette colori si allinea alle tendenze per il prossimo inverno con tanto nero, grigio, bianco, verde, beige e total denim.

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La maison Hermes fa piovere in passerella per allinearsi alla pioggia che ha accolto trendsetter, fashion editor e buyers in questa fashion week parigina. Il designer, Nadege Vanhee gioca tutto sul dejà-vu portando in passerella tutto quello che si ci aspetta da una collezione di Hermes: tanta pelle, trench, blouson, pencil skirt, stivali in gomma, boots, linee slim, mood equestre e mood motociclista. La palette colori gioca su nuance neutre, sull’iconico bordeaux e su outfit monocromatici, una collezione indubbiamente chic, ma che non lascia spazio a sorprese e immaginazione.

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La sfilata della maison Balenciaga mi fa rimpiangere immediatamente il glamour, se pur prevedibile, di Hermes. La visione distopica della creatività del designer, Demna Gvasalia si palesa in capi importabili, esteticamente brutti, stratificazioni improbabili (reggiseni e canotte cucite una sull’altra), logomania e il domopack che diventa tessuto. Le modelle hanno sfilato con capi da cui penzolava il cartellino, che diventa parte integrante del capo, perché il designer si dimentica di toglierlo e pensando che anche gli altri facciano lo stesso. Demna Gvasalia è tornato a fare le sue provocazioni di cui francamente nessuno sentiva il bisogno, la maison Balenciaga ha bisogno di essere salvata come è stato per Gucci con un cambio di direttore creativo per ritornare al DNA della maison e al rispetto dovuto al fondatore della storica maison francese, Cristobal Balenciaga.

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Il designer della maison Valentino, Pierpaolo Piccioli, dalla sottoscritta adorato per le sue ispirazioni cromatiche inedite e very glam, per il prossimo inverno ha deciso di vestire le donne con il non colore per eccellenza: il nero. Per il designer i tempi moderni sono percepiti come bui e lui, nel buio, ha cercato la luce. “…si stanno facendo troppi passi indietro nella moda, nella politica, nella musica…” queste le parole del designer a fine show. La collezione è una collezione di outfit total black che grazie ai tessuti, ai tagli, ai volumi e alle trasparenze danno la sensazione di essere sempre un nero diverso. Se per il prossimo inverno la donna Valentino non avrà scelta sul colore da indossare e nemmeno per il rossetto, anch’esso tassativamente nero, avrà un’ampia scelta su cosa indossare tra piume, paillettes, tulle, gonne a ruota, bermuda, blazer, bomber, long cot, smoking, redingote, felpe, pantaloni wide leg, mini dress e lunghi guanti in pelle. Una collezione dall’allure sofisticato, ma che rafforza la convinzione, se ce ne fosse bisogno, che il prossimo inverno per tutte le colors addicted saranno tempi duri…molto duri!

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La designer Virginie Viard ha portato in passerella tutto (forse troppo) quello che si poteva di ciò che piaceva a mademoiselle Coco. Ecco dunque che in passerella sfilano i grandi cappelli che servivano alle nobil donne e dell’alta borghesia per ripararsi dal sole, i grandi colli alla marinara, l’iconico tessuto tweed, gli abiti in chiffon dalla linea morbida, i pantaloni, la gonna pantalone, l’iconica borsa 2.55 e per la sera trasparenze logate con la doppia C per andare sul sicuro. La designer non aggiunge niente di nuovo, ma preferisce andare sul sicuro portando in passerella tutto quello che incontrerà il favore dei buyers e del pubblico che ama Chanel.

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La collezione di Miu Miu pensata dalla designer Miuccia Prada vuole rappresentare quel periodo tra l’adolescenza e l’età adulta dove tutto è possibile e dove sperimentare, soprattutto con la moda, è lo sport preferito. In questa ottica sfilano in passerella outfit composti da elementi apparentemente distonici come il tailleur mannish con calzettoni di lana e sandali, le gonne a palloncino con stivali maschili. La collezione ha del stupefacente per tutti i capi del passato portati in passerella come il filo di perle al collo, agli abiti midi bon ton, le pellicce fake e di antica memoria, i lunghi guanti che ameranno le mamme, ma che diventeranno appetibili alle figlie grazie all’innesto di elementi moderni come la borsa shopper da portare rigorosamente sottobraccio, ad un’inedita combinazione cromatica, allo sparkling sullo shearling più classico. Miuccia Prada riesce nell’intento di far riavvicinare, stilisticamente parlando, madri e figlie, di far esclamare alle più giovani: “il classico è bello!”. La palette colori, oltre al nero, al grigio e al bianco ci sono colori come il giallo, il viola, l’arancio e il verde nella loro veste più decisa e brillante.

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La signora che vedete sfilare con un bellissimo coat impreziosito da decorazioni in Swarovski, lunghi guanti in pelle metallica, shopper sottobraccio e Mary Jane ai piedi non è una modella, ma bensì una top client che si chiama Qin Huilan. La settant’enne è una dottoressa di Shangai che sui social non ha mai nascosto la sua addiction per i capi e gli accessori delle due maison: Prada e Miu Miu che non è sfuggito ai vertici delle maison che l’hanno invitata a sfilare a Parigi.

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Tocca alla maison Louis Vuitton chiudere il sipario sulla fashion week d’oltralpe con una sfilata che ha ripercorso i dieci anni del designer Nicolas Ghesquiere al timone della maison. Da subito si capisce che la maison, per il prossimo inverno, non sposerà il mood quiet luxury portando in passerella, davanti a più di quattromila persone, le gonne in crinolina decorate da specchietti, i mini dress bustier simil bauletto, i lunghi guanti in pelo di alpaca, i broccati, i ricami, le piume, il neoprene, i bagliori metal e tanta pelle. La moda di Louis Vuitton guarda al futuro massimizzandolo sino a renderlo audace e a tratti poco portabile, ma se sei al timone di una delle maison con più fatturato puoi permetterti di essere “audace” senza avere il fiato sul collo del mercato.

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9 Marzo 2024