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“PARLARE CON GLI ALBERI” di STEFANO PANZARASA.

Un volume senz’altro destinato a suscitare curiosità e, forse altrettante perplessità. E saranno in molti a domandarsi ed a chiedersi se il libro esca adesso, appunto, perché ferve ancora la performance suscitata dall’ Enciclica “ Laudato Si’ ” di Papa Francesco. Per niente affatto ! il Libro di Stefano è stato, infatti, dato alla tipografia, stampato e pubblicato nel 2014. Un valore aggiuntivo, quindi, originale e buono per la esistente bibliografia sulla “Educazione ambientale” che supera e scavalca la precedente ed assai riduttiva nozione di “Formazione ecologica”.

cms_2506/parlareconglialberi_copertina.jpgUna salto di qualità e, alla luce del successone che sta riscuotendo in tutto il mondo la “Breve” papale, l’ennesima felice intuizione del versatile autore Stefano Panzarasa.Frutto e prodotto di ricerca certosina, calcolata e ricca di sensazioni e di contenuti originalissimi, di immagini e parole, si può dire che “Parlare con gli alberi acquisisce, a pieno titolo, il diritto di appartenere al grande modello della letteratura cosiddetta storico-ambientale. Un capolavoro di cogente attualità a cui spetta un posto primario: privilegiato tra le fulgide pubblicazioni catalogate nell’esclusivo contesto della “Formazione ed Educazione Ambientale”. Un caposaldo per la Scuola, un luminoso esempio per i giovani.

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Un punto fermo di riferimento per il Parco perché “Parlare con gli alberi esce, infatti, in concomitanza del 26° anniversario della costituzione del Parco dei Monti Lucretili (istituito con la Legge regionale n.41 del 26 giugno 1989). Un amico Panzarasa: un uomo geniale assai ben descritto da un verso inserito in una canzone di Gianni Rodari: << … sulla Luna e sulla terra / fate largo ai sognatori” (“Sulla Luna”). E speriamo che Stefano non se ne vada presto sulla Luna che qui c’è bisogno di gente come lui.>> Sensibilissimo e sobrio, anche Geologo e fotografo, Stefano è uomo pieno di rispetto per il tutto e carico di tanta proficua fantasia che dispensa ad ognuno. E soprattutto ai più piccolini: delle Scuole materne con i quali sa lavorare bene e fin dal 2001 continua ad instaurare con essi un felice rapporto come responsabile del Servizio Educazione Ambientale dello stesso Parco Naturale. Ed ecco come Stefano viene dipinto da uno dei suoi fan: “Quando ci parli la natura diventa bella, è sempre festa, tutto sembra proprio luminoso, senza tante lamentele, non c’è spazio per il pessimismo. Quando ci parli sento un po’ come l’odore di un albero”.

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Da naturalista a educatore, Stefano Panzarasa è un grande uomo, che sa pensare agli alberi come grandi dee e come interlocutori e destinatari di abbracci. Bene ! Scopriamo, allora, chiedendo a Stefano cosa vuol dire: “Parlare con gli alberi” e come riscoprire il rapporto con la natura con l’educazione ambientale. << Di che cosa si arricchisce l’anima di un bambino -esordisce Stefano- quando viene accompagnato dai genitori in un parco? Riusciresti a menzionare almeno 5 cose valide e durevoli legate all’esperienza? Mistero. Secondo me -rilancia Stefano-, quando i genitori portano i bambini in un parco gli fanno vivere contemporaneamente l’esperienza dell’unione familiare e dell’unione con gli altri esseri viventi: piante, animali e anche la nostra connessione con tutto il resto del mondo non-vivente (montagne, valli, fiumi, laghi, mare). L’anima, in senso ecologicamente profondo, può riconoscere che “tutto è connesso”. Per me le 5 cose sono: il piacere di stare all’aria aperta; le “scoperte naturalistiche” insieme ai genitori; gli insegnamenti che la natura può darci; il riflettere sui cicli stagionali e sui cicli in genere; la nostra connessione con la natura, il mondo non-umano e non vivente. Hai intitolato il libro “Parlare con gli alberi” perché tu ci parli ? li abbracci ? li ascolti ? Certamente! Altrimenti non avrei avuto il coraggio di dare un titolo così impegnativo al mio libro… Parlare con gli alberi deriva dal nome di un laboratorio che svolgo con il Servizio Educazione Ambientale del Parco Naturale regionale dei Monti Lucretili. Il laboratorio è per le scuole del parco ma anche per gli adulti e viene realizzato a partire da una tecnica del Tai-chi.

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Al Giardino dei Cinque Sensi di Licenza, sede del Servizio EA del Parco, c’è un vecchio pero che con due grandi rami protesi verso il cielo ha una sembianza quasi umana e di donna. Per me è l’ ”Albera” una specie di Dea del Giardino; le ho fatto anche una collana di terracotta e spesso vado da lei, ci parlo e l’abbraccio. Lei per me è una grande amica, fonte di saggezza e di ispirazione. Nel tuo libro dedichi delle bellissime pagine a Gianni Rodari. In particolare, fai riferimento alla storia del signore con un orecchio rimastogli acerbo, verde, con il quale riusciva a capire quello che bimbe e bimbi avevano da dire al mondo, le loro aspirazioni, i loro sogni. Che consiglio daresti agli adulti per tornare ad avere anch’essi un orecchio acerbo, verde? Consigli pratici. Lo dice bene Gianni Rodari (che amò molto) nel testo della filastrocca “Ascolto quel che dicono gli uccelli, le nuvole che passano, i sassi, i ruscelli. Capisco anche i bambini quando dicono cose che ad un orecchio maturo sembrano misteriose…” Ti si vede inforcare la chitarra e darci dentro di sorrisi. Qual è il segreto per non demordere, non perdere entusiasmo? Il segreto è molto semplice, è la consapevolezza e la speranza che… non si può fermare la primavera”. Gli umani, il pianeta, tutti abbiamo passato momenti difficili, anche peggiori dell’attuale ma la vita ha sempre fatto il suo corso e tutto è rifiorito. Per concludere… nelle mie canzoni che siano punk o ballate-folk ci sono sempre consapevolezza ecologica e speranza. Bene ! Tutto questo e molto altro ancora si trova leggendo il capolavoro di Stefano: il pioniere del verde che vuol cambiare il mondo …ascoltando la natura.

Data:

25 Luglio 2015