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PASSEGGIATA ARTISTICA IN ITALIA ATTRAVERSO “IL LUNGO OTTOCENTO” (XIV^ Parte)

Macchiaioli II

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Giovanni Fattori-La Signora Martelli a Castiglioncello-1867 circa- Museo Civico Giovanni Fattori- Livorno

Giovanni Fattori nasce a Livorno nel 1825 e muore a Firenze nel 1908, fin da piccolo manifesta una particolare propensione al disegno, è coinvolto nei moti risorgimentali in cui crede profondamente.

È stato un’artista molto produttivo e molto apprezzato, i suoi soggetti preferiti sono la raffigurazione di battaglie e di soldati, i ritratti di familiari e i paesaggi in particolare della Maremma.

Nel 1850 inizia a frequentare il Caffè Michelangelo dove incontra Telemaco Signorini, col quale fonda qualche anno più tardi il movimento dei Macchiaioli, si trasferisce poi a Livorno e frequenta Castiglioncello presso l’amico Diego Martelli.

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Giovanni Fattori-La rotonda di Palmieri-1866-Galleria d’Arte moderna-Firenze

Nel 1869 viene nominato professore all’Accademia di Belle Arti di Firenze, lo spirito ribelle viene meno, dipinge prevalentemente tele di luminosi paesaggi maremmani dove si reca spesso e dove esegue anche molte acqueforti.

Tuttavia “Lo Staffato” un’opera del 1880, che rappresenta una scena drammatica, un cavallo imbizzarrito trascina un uomo caduto da cavallo, viene interpretato da diversi studiosi come la delusione dei tanti giovani che combatterono e sacrificarono la vita per gli ideali risorgimentali… l’Italia disarciona e ferisce a morte coloro che l’hanno sognata e realizzata, non resta altro che starvi attaccati con un piede nella staffa e soffrire.

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Giovanni Fattori -Lo staffato- 1880 circa- Galleria d’Arte Moderna-Firenze

Telemaco Signorini (1835-1901) lasciò gli studi classici, per passare all’arte, assecondando così il volere del padre, che era uno stimato pittore della corte granducale e sotto la sua guida iniziò la prima formazione. Nel 1852 si iscrisse all’Accademia di Belle Arti, ma se ben presto lascia gli studi accademici approdando alla pittura en plein air. Pochi anni più tardi inizia a frequentare il Caffè Michelangelo.

Ha idee mazziniane, è un garibaldino, partecipa, come molti altri artisti del Caffè, alla II guerra di indipendenza nel 1859.

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Telemaco Signorini- L’Alzaia -1864-Collezione privata

Signorini dipinge paesaggi, vedute cittadine, scene di genere ma anche, con l’intento di denunciare le loro pessime condizioni, i poveri, i carcerati e i pazzi.

Nel 1861, si recò a Parigi, dove strinse amicizia con Camille Corot, appassionandosi al Realismo di Courbet. Ritornato in Italia soggiornò per un breve periodo a Castiglioncello, ospite di Diego Martelli fondando con altri macchiaioli la scuola di Piagentina, dal nome del luogo toscano; qui dipingevano all’aperto i paesaggi e le vedute, molto attenti agli effetti della luce.

Nel 1883 gli viene offerto una cattedra che rifiuta per principio antiaccademico.

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Telemaco Signorini -Pascoli a Castiglioncello-1861- Collezione privata

Negli ultimi anni si recò di nuovo a Parigi, dove entrò in contatto con la pittura impressionista ed i suoi maggiori esponenti, quali Degas, di cui fu amico, (l’opera Toilette del mattino, 1898, è ispirata al dipinto di Degas) Manet, e Monet.

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Telemaco Signorini-La sala delle agitate nell’ospizio di San Bonifacio-1865-Galleria d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro-Venezia

Snob ed elegante, Signorini frequentò i salotti della Parigi intellettuale e fu un apprezzato scrittore e critico d’arte anche se di lui si mormorava… non vi è nulla di sacro per quella bocca infernale. Famose sono le opere: “Caricaturisti e caricature al Caffè Michelangelo”, scritti sull’arte macchiaiola attraverso delle caricature e “Zibaldone”, dove incollò i suoi, e di altri, articoli di critica d’arte assieme a caricature e ai commenti scritti di suo pugno.

Nonostante una vita fitta di viaggi parigini e in tutta Europa, Signorini non lasciò mai Firenze.

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Telemaco Signorini- La toeletta del mattino -1898-Collezione privata

Silvestro Lega (1826 -1895) è considerato assieme a Fattori e a Signorini, fra i maggiori esponenti del movimento dei macchiaioli.

Silvestro Lega nacque a Modigliana, sugli Appennini romagnoli, il padre faceva parte di una famiglia romagnola ricca e nobile da cui ereditò probabilmente il carattere tipico dei romagnoli restii a lasciarsi andare in pubblico, di lui diceva Telemaco Signorini: La sua serietà non gli faceva ammettere gli scherzi di nessun genere, tanto che non fu possibile di portarlo quasi mai al nostro Caffè Michelangelo […] che là non voleva farci il buffone, come sempre ci rimproverava di farci noi ogni sera, colle nostre eterne burle e chiassate.

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Silvestro Lega-Ritratto di Giuseppe Garibaldi -1861-Modigliana-Pinacoteca Comunale Silvestro Lega

Scriveva verso la metà dell’800 Massimo D’Azeglio… la stoffa della razza romagnola è fra le migliori che si conoscano. Ha nelle vene sangue, e non crema alla vaniglia e quando c’è sangue se ne può cavar del buono e più tardi il sociologo e storico Guglielmo Ferrero…l’antico carattere italiano dell’età dei Comuni sopravvive ancora in Romagna. Ogni contrasto che incontra ai propri desideri negli altri uomini, il romagnolo vuol vincerlo con la forza; non ha pazienza di vincerlo indirettamente con raggiri più lunghi e mancando l’abitudine a questa pazienza, la reazione agli ostacoli è immediata […] nessuna ingiuria suona più atroce di quella di vigliacco, possono sembrare stereotipi ma i romagnoli un tempo erano così e qualcuno lo è pure rimasto, attaccato alla terra, rude e scontroso ma dal cuore tenero.

Silvestro Lega a 17 anni, si iscrive all’Accademia delle Belle Arti che lascia, tre anni dopo, per frequentare le scuole libere sotto la guida di illustri maestri, con studi approfonditi sul Quattrocento, che restano evidenti nonostante la sua adesione ai macchiaioli.

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Silvestro Lega- Il canto dello stornello-1867-Galleria d’Arte Moderna- Firenze

Nel 1848 partì volontario con la Brigata Toscana, combattendo a Curtatone, subendo la sconfitta della prima guerra d’indipendenza con cocente dolore, al ritorno riprese a dipingere e iniziò a frequentare gli artisti che andavano a fare gli sciocchi al Caffè Michelangelo. Partecipò alla seconda guerra d’indipendenza nell’aprile del 1859 come artigliere e al ritorno fu più malleabile verso gli amici del caffè Michelangelo e iniziò a partecipare agli incontri che non erano solo seriosi ma festosi e pieni di motti di scherzi.

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Silvestro Lega- La visita-1868- Galleria Nazionale d’Arte Moderna-Roma

Fu grande amico di don Giovanni Verità e fu tramite quest’ultimo che conobbe Garibaldi nel 1858 a Modigliana dove l’eroe dei due mondi si era recato per incontrare il sacerdote che l’aveva messo in salvo attraverso la trafila di cui ho già scritto, ne rimase impressionato ed eseguì un ritratto dove il generale appare con la camicia rossa, le mani incrociate e la spada sottobraccio, imponente, serio e autorevole.

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Silvestro Lega- L’elemosina- 1864- Collezione privata

I dipinti di Silvestro Lega sono caratterizzati da disegni con contorni precisi, solide composizioni ben definite e colori chiari e tersi, fra i suoi soggetti più belli vi sono le scene di vita domestiche, le opere dipinte durante il lungo soggiorno dalla famiglia Batelli, la sua amata Virginia, la figlia maggiore dei Batelli con cui ebbe una bella storia d’amore, ma purtroppo Virginia morirà ben presto di tisi.

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Giovanni Fattori: Silvestro Lega dipinge in riva al mare-Collezione Jucker-Milano

Lega fu più apprezzato dopo la morte, condusse infatti una vita di stenti, spesso ospitato un po’ qua e un po’ là, sia per ragioni economiche, sia per ragioni di salute e sia per quel suo carattere ombroso, è sepolto nel cimitero di Modigliana, i cui concittadini ne preservano la memoria con grande affetto.

(Continua)

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Data:

8 Maggio 2023