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PASSEGGIATA ARTISTICA IN ITALIA ATTRAVERSO “IL LUNGO OTTOCENTO” (XIX^ Parte)

Divisionismo II

Giovanni Segantini (1858-1899) nacque ad Arco, che allora faceva parte dell’impero austroungarico, di famiglia povera, divenne ben presto anche orfano di madre.

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Giovanni Segantini- Mezzogiorno nelle Alpi- 1891-Museo Segantini-St. Moritz

Affidato alle cure di una sorellastra vive a Milano e impara un mestiere… quello del calzolaio, ma è inquieto, ribelle e apolide, finisce arrestato per ozio e vagabondaggio e chiuso in riformatorio. In seguito viene affidato al fratellastro Napoleone, un fotografo, per cui lavora come aiutante.

Successivamente frequentò l’Accademia di Brera a Milano ed ebbe i primi successi, ma si allontanò dalla vita accademica per trasferirsi con Bice, (ovvero Luigia Pierina Bugatti, sorella di Carlo, noto per i raffinati e fantasiosi mobili, e zia dell’ideatore della Bugatti la famosa auto) la fedele compagna con cui ebbe quattro figli senza essere regolarmente unito, in Brianza, dove si concentrò a riprendere la vita dei campi, i contadini e i pastori; il tema della pastorella con gli animali divenne uno dei suoi motivi preferiti.

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Giovanni Segantini, A messa prima-1885-Museo d’Arte San Gallo -Svizzera

Nel 1886 Giovanni Segantini è a Savognin, un villaggio di contadini di montagna nel cantone dei Grigioni, si allontana dal Realismo per immergersi nella luce e nell’aria di montagna, che trasporta visivamente nelle sue tele

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Giovanni Segantini- Ave Maria a trasbordo- 1886-Museo d’Arte San Gallo -Svizzera

La montagna, la solitudine lo rendono solitario e profondo come un eremita, ma vive una vita dispendiosa, perché sebbene i suoi dipinti siano assai costosi e lui goda di un’ottima fama, pare sia costretto a trasferirsi in Engadina con la sua famiglia, perché perseguitato dai creditori.

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Giovanni Segantini-Le due madri-1889-Galleria d’Arte Moderna- Milano

All’età di 41 anni, Segantini morì improvvisamente di peritonite mentre stava lavorando al quadro centrale del suo “Trittico della natura”.

Segantini preferisce dipingere en plein air, senza disegno preparatorio, i soggetti dei suoi quadri sono la famiglia, la vita domestica, le scene e i paesaggi montani, il rapporto di lavoro-rispetto fra gli animali, i pastori e i contadini, durante gli ultimi anni si accentua la ricerca sul divino, l’elevazione spirituale attraverso la natura e la luce intesa delle montagne.

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Giovanni Segantini – L’angelo della vita-1894-Galleria d’Arte Moderna-Milano

Segantini rende effetti di luce spettacolari e grazie ad angolazioni e composizioni particolari crea qualcosa che colpisce, meraviglia e turba; una barca piena di pecore o un pretino su una scalinata o altri temi più importanti come la maternità o l’angelo della vita non importa.

Temi diversi ma lo stesso sentimento di confusione, di dolore per l’assenza della divinità, la ricerca di un qualcosa, di un senso che non si trova, del disagio esistenziale che diventa per contrasto più eclatante nella tecnica luminosa del Divisionismo, appare dolce e rassegnato, grandioso nell’ineluttabilità della vita.

Segantini impegnato nella secolarizzazione dei simboli della tradizione cristiana, cerca di creare qualcosa che possa sostituire il rifiuto al cattolicesimo, trova la bellezza, il senso della vita nella natura in sé stessa e la maternità è così sacralizzata allo stesso modo.

L’angelo della vita: alla fine, nel suo simbolismo, porta Segantini a raffigurare la maternità come ciclo della vita e della morte dandogli un senso di eterno ritorno, tuttavia ritorna a un tema antico, la Madonna fra i rami di un albero, affonda le radici nell’antichità ed è assai caro nella religione cattolica, come tema iconografico e miracolistico, ad esempio l’apparizione di Fatima in cui la Vergine parla tra le fronde di un albero.

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Angelo Morbelli- Battello sul Lago Maggiore-1915- Fondazione Cariplo-Milano

Angelo Morbelli (1853-1919) nacque ad Alessandria in una famiglia benestante, iniziò come musicista, lasciò per problemi di udito, dedicandosi così a tempo pieno nella pittura. Si trasferisce a Milano e studia all’Accademia di Brera dove conosce tra gli altri artisti anche Gaetano Previati e Giovanni Segantini.

Ebbe un percorso accademico con buoni riconoscimenti e la sua pittura ebbe un buon successo.

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Angelo Morbelli- Giorni… ultimi!-1882-1883- Galleria d’Arte Moderna- Milano

Dal 1880 circa i temi pittorici di Morbelli si orientano verso il Realismo, In particolare cominciò a rappresentare gli anziani ricoverati nel Pio Albergo Trivulzio, tema che gli fu sempre particolarmente caro e che riprese all’inizio del Novecento allestendo uno studio nei locali del Pio Albergo.

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Angelo Morbelli-Mi ricordo quand’ero fanciulla-1903- Pinacoteca Fondazione C. R. Tortona

Successivamente, intorno al 1890 inizia ad avvicinarsi al Divisionismo e stringe amicizia con Leonardo Bistolfi, scultore e politico, e con Giuseppe Pellizza da Volpedo.

L’interesse umano e pittorico per i vecchi ricoverati negli ospizi di carità, si intensifica, un tema attuale tutt’oggi, la malinconia degli anziani che aspettano la morte, soli e abbandonati.

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Angelo Morbelli-Sogno e realtà (Trittico della vita) -1905- Fondazione Cariplo- Milano

Morbelli forse perché sordo ha altri sensi accentuati, dà voce ai muti, raccoglie e trasporta col pennello sulla tela la silenziosa richiesta senza speranza dei vecchi che sono già morti, seppelliti dall’indifferenza.

In Sogno e realtà, Morbelli ci lascia un tema significativo, su cui meditare: un tempo gli anziani furono giovani, pieni di speranza, di emozioni e soprattutto di sogni, ora da vecchi è la vita passata che diventa un sogno.

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Giuseppe Pellizza da Volpedo-Lo specchio della vita (E ciò che l’una fa, e le altre fanno) -1894-Galleria d’Arte Moderna-Torino

Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907) nacque a Volpedo, vicino ad Alessandria, da una famiglia di piccoli proprietari terrieri.

Inizia la sua formazione a Milano, all’Accademia di Brera per frequentare poi l’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove fu allievo di Giovanni Fattori alla scuola del nudo e conobbe Silvestro Lega e Telemaco Signorini altri attivi esponenti della pittura “a macchia”.

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Giuseppe Pellizza da Volpedo-Ambasciatori della fame- 1892- Collezione privata

È durante il suo soggiorno a Firenze che Pellizza si avvicina al Divisionismo e ne diventa uno dei rappresentanti di spicco. Pellizza riconosce in Segantini il suo maestro, egli è il più giovane dei protagonisti del Divisionismo italiano, è molto rigoroso, sia nella tecnica che nei temi sociali.

Nel 1892 sposò la diciassettenne Teresa Bidone, di umili origini, che il pittore raffigura in “Quarto Stato” nella terza figura femminile davanti al corteo; Teresa morì di parto nel 1907 con in grembo il terzo figlio di Pellizza e un mese più tardi, l’artista non reggendo al dolore si impiccò nel suo studio.

Seguirà un periodo di totale immersione nella natura con la realizzazione di quadri come “Mattino di maggio” del 1903 e “Mattino d’estate” del 1905 intesi come esaltazione dei fenomeni naturali.

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Giuseppe Pellizza da Volpedo-Fiumana-1895–1896-Pinacoteca di Brera-Milano

Giuseppe Pellizza da Volpedo fa parte di quegli artisti che trasmettono nelle loro opere il non senso dell’ingiustizia umana, “Quarto Stato” è un’icona del socialismo, ma più ancora è il cammino della dignità dell’uomo, raffigura un gruppo di braccianti in marcia in segno di protesta, non vi è violenza, è una fiumana la cui vittoria è l’equilibrio, la giustizia, non il rancore o la vittoria-vendetta.

Pellizza vi dedicò dieci anni di studi e fatiche, esistono dei lavori preparatori dal titolo emblematico, Ambasciatori della fame e Fiumana, probabilmente quest’ultimo sospeso per i tragici fatti del 1898, quando l’esercito sparò a uomini donne e bambini che manifestavano contro le condizioni di lavoro e l’aumento del prezzo del pane… un centinaio di morti che non contano, ce ne sono tanti dei poveracci, ma Pellizza ne fu devastato e lavorò, ricominciò da capo sino a creare quel monumento che è il Quarto Stato.

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Giuseppe Pellizza da Volpedo- Il Quarto Stato-1898-1901- Galleria d’Arte Moderna di Milano

Eppure spaventò, forse ancor più dei violenti scioperi che accadevano nella realtà, di cui la polizia poteva dire che erano dei ribelli e dei violenti e quindi intervenire con forza, infatti il “Quarto Stato” presentato alla Quadriennale di Torino nel 1902, non ebbe alcun riconoscimento, sebbene nella giuria ci fosse un amico di Pellizza, lo scultore Leonardo Bistolfi, si decretò vincitore il bozzetto di Davide Calandra per il Monumento al Principe Amedeo.

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Giuseppe Pellizza da Volpedo- Il sole- 1904- Galleria nazionale d’arte moderna-Roma

Amareggiato forse dall’insuccesso Pellizza si rivolge verso il paesaggio realizzando un sole nascente da brivido, non solo per bellezza… personalmente mi evoca il sol dell’avvenire che fu tragico per entrambi i due sistemi totalitari.

Così scriveva Pellizza a un amico… La bella natura che assorbe l’uomo e lo annienta per campeggiare essa stessa sfolgorando la sua immortale bellezza… Tu devi già aver indovinato il mio tema…

L’opera lo specchio della vita, è ispirato a un verso dantesco, Canto III Purgatorio… E ciò che l’una fa, e le altre fanno/ addossandosi a lei, s’ella s’arresta/semplici e quete, e lo ‘mperché non sanno.

(Continua)

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Data:

19 Giugno 2023