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PASSEGGIATA ARTISTICA IN ITALIA ATTRAVERSO “IL LUNGO OTTOCENTO” (XV^ Parte)

Orientalismo
Il fascino dell’Oriente, con i suoi usi, costumi e paesaggi, si è sviluppato nella seconda metà dell’Ottocento in Europa a seguito dell’estendersi del colonialismo in Africa Settentrionale e in Medio Oriente.
Fu percepito soprattutto in Francia, dove già ai primi dell’Ottocento la curiosità verso l’Oriente si era sviluppata con la campagna di Napoleone in Egitto del 1798 e la Stele di Rosetta che permise la decifrazione dei geroglifici, dove ci furono esponenti dell’Orientalismo come i pittori Ingres e Gérôme.

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Domenico Morelli-Il bagno turco-1875 circa- Collezione privata

L’Orientalismo non è un movimento artistico, si inserì come moda, come novità esotica, verso una terra di stoffe preziose, di profumi e di spezie, di lusso, di sensualità, di poligamia, di nudo, di vizio e di libertà dei sensi e di altro, lontano e diverso dall’occidentalismo.
Anche in Italia si diffonde il fascino per le atmosfere esotiche dell’Oriente, ci furono artisti del Romanticismo, Classicismo, Realismo, del gruppo dei macchiaioli, che si sentirono attratti e lo raffigurarono, qualcuno vi andò, come Alberto Pasini e Fausto Zonaro altri vi fecero brevi viaggi, altri se lo immaginarono attraverso foto e racconti, anche quest’ultimi realizzarono delle belle opere, anzi forse furono artisti e letterati ancora più meravigliosi, come accade per le tigri, i corsari, la Malesia e la jungla di Salgari, che non si mosse da Torino.

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Domenico Morelli – Una via di Costantinopoli

Il colonialismo italiano, fu “piccolissimo” in confronto a quello massiccio delle nazioni come Francia e Inghilterra; il nuovo Stato, l’Italia appena unita necessitava di prestigio e di terre per il problema dell’emigrazione, così gli italiani conquistano l’Eritrea e la Somalia con molto costo di sangue e di denaro e comunque tutto finì presto: con lo scandalo della Banca Romana, la disoccupazione, le rivolte in Sicilia, il governo per distrarre la popolazione dai problemi interni, insistette col colonialismo così arrivarono le sconfitte di Amba Alagi, di Macallè e infine nel 1896 di Adua, il giorno del disastro militare e della vergogna italiana, unica nazione sconfitta dagli africani, ma…

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Gerolamo Induno- Favorita-1881

Almeno in questo caso coloniale ottocentesco, come italiani forse abbiamo causato meno danni, visto ciò che scrive Edward Said, in Orientalismo, nel suo saggio del 1978… l’orientalismo non è un vero discorso sull’Oriente, bensì un risultato della descrizione e dell’assunzione degli occidentali sulla premessa che l’Occidente è superiore all’Oriente. Agli occhi degli occidentali, l’Occidente è moderno, rappresentando la civiltà, il progresso, lo sviluppo, la prosperità, la libertà e l’apertura mentre l’Oriente è tradizionale e arretrato, rappresentando la chiusura, l’ignoranza, la povertà, l’antichità e la rigidità.

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Domenico Morelli-Thalita cumi

Said inserisce nel saggio anche brevi scritti di intellettuali e le raffigurazioni degli artisti che sottolineano, secondo lui, la pigrizia, la sottomissione, il fanatismo orientale, la sensualità e la decadenza, personalmente non sono completamente d’accordo, i pittori vedono il bello e di solito non cercano il profitto.
L’antropologo scozzese William Robertson Smith, forse con una punta dispregiativa scrive … Il viaggiatore arabo è assai diverso da noi. La fatica di trasferirsi da un posto all’altro è per lui una semplice scocciatura dallo sforzo non ricava alcun piacere e brontola a più non posso per la stanchezza e per la fame. Non riuscirete mai a persuadere un orientale di avere, appena scesi da un cammello, altro desiderio che sdraiarvi immediatamente su un tappeto e riposare. Oggi col correre veloce e a volte senza meta degli occidentali, mi sembra un buon intento e quasi un elogio al quieto vivere.
Tutt’oggi, nonostante l’etnocentrismo sia tabù e si parli di relativismo, molti pensano di capire meglio l’Oriente degli stessi orientali. Tuttavia prescindendo da una piena comprensione delle tradizioni e delle usanze orientali, penso che siamo affascinati a quello stato di natura ancestrale che l’uomo occidentale ha abbandonato ormai da tempo, incamminato sulla via del progresso tecnologico e culturale.

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Fabio Fabbi-Danza nell’harem – 1885 circa

Dopo l’insuccesso coloniale, in Italia l’Oriente rimase nella politica, nell’economia, nei viaggiatori (come ad esempio Edmondo De Amicis che è stato uno dei primi giornalisti italiani, all’epoca, i suoi scritti, erano molto famosi e letti da molte persone, soprattutto quelli sul Marocco e su Costantinopoli) e nell’arte.

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Ippolito Caffi- L’ippodromo di Costantinopoli- 1844

Se Alberto Pasini e Fausto Zonaro furono i maggiori esponenti dell’Orientalismo italiano, ve ne furono altri come, Girolamo Induno, Domenico Morelli, Cesare Biseo, Ippolito Caffi, Fabio Fabbi e altri che raffigurano tutto un mondo di donne velate che danzano seminude al bagno turco o ambienti di vita lenta, di caffè, tè e narghilè, di tappeti, tende e minareti, di uomini in turbante e di vedute infuocate.

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Cesare Biseo-La cittadella de Il Cairo-1883

Fausto Zonaro (1854-1929) nasce a Masi, un piccolo paese vicino a Padova, in una povera famiglia di muratori, ma essendo già da piccolo bravissimo nel disegno viene mandato dai genitori a studiare prima a Lendinara poi a Verona. Ben presto apre una bottega di pittura a Venezia, ma si reca spesso a Napoli, di cui restano le vedute a pastello della città partenopea. La fama arriverà a Zonaro, nell’insolito e prestigioso ruolo di pittore di corte per conto del sultano Abdülhamid II.
Può sembrare strano, ma i contatti con l’Oriente non terminarono con la caduta dell’impero romano d’oriente, nel 1473. Noto è il viaggio di Gentile Bellini a Istanbul, nel 1479, in missione diplomatica alla corte del sultano Mehmet II, di cui realizzò un ritratto dal vero e somigliante in piena tradizione occidentale unito ai minuziosi dettagli della consuetudine orientale.

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Fausto Zonaro-Divertimenti a Göksu- Museo di Pera- Instanbul

Anche alla fine dell’Ottocento vi fu un tentativo di far convivere in armonia le due culture, Zonaro era stato maestro, assieme ad altri pittori francesi, di Osman Hamdi Bey, definito “il più parigino degli ottomani ed il più ottomano dei parigini”, figlio primogenito di un importante uomo politico di Costantinopoli che nel 1860 lo aveva inviato a Parigi per perfezionare i suoi studi giuridici e perché apprendesse i principali elementi della cultura occidentale. Divenne un valido pittore e archeologo fondando i Musei archeologici di Istanbul.
Fu così che Zonaro, dopo aver conosciuto Osman Hamdi e forse aver approfondito con la lettura di “Costantinopoli” di Edmondo De Amicis, nel 1891 si lasciò alle spalle l’Italia, si recò a Istanbul e là vi restò per vent’anni, sino alla caduta dell’impero ottomano.

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Fausto Zonaro- Guerra greco-turca – L’attacco – 1897

Zonaro si adattò benissimo, imparò la lingua, nonostante a corte si parlasse in francese ed era solito portare in testa un fez rosso, continuando a indossarlo anche al suo ritorno in Italia.

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Fausto Zonaro-Mehmed II all’assedio di Costantinopoli

Zonaro fu un pittore ‘en plein air’, amava raffigurare gli spazi aperti e la vita che vi brulica, la sua pittura è piena di colorismo e di accesi e intensi toni. Fu assai apprezzato dalla corte orientale, ebbe un sostanzioso stipendio, un palazzo dove vivere con la famiglia, titoli onorifici e numerose commissioni: ritratti di Corte, vedute della città imperiale e cicli di dipinti storici, forse risulta essere un po’ troppo ammiccante e celebrativo tuttavia sa creare immagini di forte impatto.

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Alberto Pasini-Carovana araba-1866

Pietro Maria Alberto Pasini (1826 -1899) nacque a Busseto e ben presto si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Parma, scegliendo la sezione paesaggio, passò poi, su consiglio dei docenti, alla litografia.
Prese parte alla prima guerra d’indipendenza, soggiornò a Torino, poi a Ginevra, infine a Parigi dove fu influenzato da Eugène Fromentin, un pittore che in Turchia era stato davvero, non era un orientalista in camera da letto come erano definiti coloro che dipingevano vedute orientali senza averle mai viste. Successivamente approdò allo studio di Théodore Chassériau, un pittore francese noto per le immagini ispirate ai suoi viaggi in Algeria.
Nel 1855, per intervento di Chassériau, ottenne di partecipare come disegnatore a una missione diplomatica del governo francese in Oriente. Durante quel viaggio realizzò molti disegni, che furono la base per la sua successiva produzione orientalistica in Italia e in Francia.

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Alberto Pasini -Sulle rive del Bosforo -1869

Ottenne molti onori e riconoscimenti, a Parigi ebbe la Medaglia d’Onore per la pittura, lo Scià di Persia gli conferì il titolo di Ufficiale del Leone e del Sole, da Napoleone III ottenne la Legione d’Onore e fu decorato in Italia dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.
Tuttavia non fu benvoluto dalla critica, tacciato di essere fotografico e allo stesso tempo pittoresco, eppure l’ordinata composizione e l’intenso colorismo con assonanze cromatiche equilibrate riescono ad inviarci il profumo d’Oriente.

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Alberto Pasini- Il Cairo

(Continua)

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Data:

14 Maggio 2023