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PASSEGGIATA ARTISTICA IN ITALIA ATTRAVERSO “IL LUNGO OTTOCENTO” (XVI^ Parte)

Realismo

Realismo come esprime il termine significa raffigurare quel che si vede, è un movimento artistico che sorge verso la metà del XIX secolo, in contrapposizione al Romanticismo volto al sublime e al sentimento, i temi sono spesso scene di vita quotidiana degli umili e dei poveri, tuttavia vi rientrano anche i grandi temi sociali.

In Italia è più noto come Verismo, i pittori italiani realistici più innovativi dell’Ottocento furono i macchiaioli, in Francia l’esponente maggiore fu Gustave Courbet, tuttavia anche gli impressionisti rappresentano e fanno parte del Realismo.

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Giacinto Gigante-Mercato a Castellammare – Museo Correale di Sorrento

La pittura realistica fu portata avanti da artisti molto diversi tra loro, Giotto, Caravaggio, dagli olandesi Robert Campin, Jan van Eyck e Jan Vermeer, e poi il grande Goya, sono solo alcuni dei più rappresentativi.

Dal Rinascimento in poi gli artisti si dedicarono alla ricerca del corretto equilibrio tra l’osservazione della natura e l’idealizzazione delle forme ai modelli classici, tutti ammettevano l’importanza del vero, ma si dividevano fra quelli che seguivano la realtà quasi come una fotografia e chi la abbelliva, tra l’idealismo classico dei Carracci e lo stile naturalista di Caravaggio.

Questo Realismo procede fra alti e bassi, nel tardo medioevo, soprattutto in Germania e in Europa centrale si realizzavano in ambito religioso, opere artistiche con Cristo coperto di ferite e sangue, in maniera fotografica lugubre e tetra, con l’intenzione di stimolare i fedeli a meditare sulla sofferenza, opere che scomparirono per poi riaffiorare specialmente nell’arte barocca e in particolare in Spagna.

Rispunta nel secondo Ottocento, dalla Francia in Europa, Courbet e il suo Padiglione del Realismo in contrapposizione ai Salon, riproponendosi poi nel Novecento, in Germania, con l’Espressionismo, in Messico coi murales monumentali del rivoluzionario Diego Rivera, in Italia con Renato Guttuso e i pittori di “Corrente” e del Realismo Magico di Dino Buzzati e di Felice Casorati, questi ultimi aggiungendo alla realtà un po’ di magia e di incanto, per terminare oggi con l’Iperrealismo.

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Domenico Induno-Scuola di sartine – Galleria d’Arte Moderna di Milano

Ogni gruppo artistico ha dei teorici, dei critici, dei filosofi, dei letterati di cui ripropongono i temi con l’immagine visiva, per capire le differenze tra il Realismo italiano e quello d’oltralpe bisogna soffermarsi sulle differenze che vi sono fra le varie letterature espresse.

La letteratura del Realismo inglese si sviluppa all’interno di una società industriale, col trionfo della borghesia e lo sfruttamento del lavoro minorile, il profitto, l’ipocrisia e la miseria dei ceti popolari nelle grandi città industriali, l’alfiere è l’accorato Charles Dickens che si impegna a sensibilizzare verso la giustizia sociale; quella russo diversamente sorge nell’ambito di una monarchia assoluta e dispotica, i grandi interpreti come Dostoevskij e Tolstoj ritengono che il male sia dentro l’uomo e che la mancanza di Dio porti alla libertà da ogni morale e conseguentemente alla perdizione e alla sofferenza.

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Filippo Palizzi – Ragazza sulla roccia a Sorrento

In seguito vi è la nascita del Naturalismo francese e del Verismo italiano, il primo si afferma in Francia dopo la seconda metà del 1800, nell’ambiente filosofico e culturale del Positivismo, dedito a spiegare il tutto con la scienza, Dio non esiste, la spiritualità è dovuta alla fisiologia umana e all’ambiente in cui si vive, Honoré de Balzac, Gustave Flaubert ma soprattutto Emile Zola ne sono gli interpreti, quest’ultimo però con le sue tematiche perderà l’amicizia con Paul Cezanne, il famoso artista francese che di carattere schivo e solitario non è ben certo sugli ideali del Positivismo.

In Italia le spinte del Naturalismo francese vengono assimilate e ripensate soprattutto da Giovanni Verga che produce opere che provengono dal sentire della cultura e della situazione arretrata italiana, superstiziosa e schiacciata dai potenti. Verga è antipositivista, riteneva che la cultura contadina fosse un’alternativa al socialismo e al caos della città; egli è profondamente pessimista, non crede in un avvenire migliore conquistato dall’Illuminismo degli uomini, non crede alle lotte politico-sindacali. A Verga interessano i “vinti”, quelli che con umile dignità si rassegnano perché sanno di non poter modificare il corso degli eventi e chi lo fa, chi si stacca dallo scoglio, è un’ostrica che va a finire peggio, meglio non illudersi. Per Verga Dio e la Provvidenza sono assenti, ma è come se dentro di sé anelasse a un loro ritorno perché egli, diversamente che da Leopardi, non trova riposo neanche nella fratellanza, anzi per Verga, spietati e cattivi sono pure i poverissimi, pronti a sopraffare tra di loro i più indifesi.

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Teofilo Patini- Bestie da soma

Verga dopotutto premia chi si assoggetta e trincia chi si ribella al suo destino, ha quindi, nonostante lo neghi, qualcosa che lo avvicina al cristianesimo e alla Chiesa.

Il Realismo ottocentesco fu attento alle mutazioni sociali, economiche e politiche, al proletariato e alle sue rivendicazioni, temi e soggetti sono ispirati al mondo contemporaneo, ai ceti più poveri, anche se non tutti gli artisti italiani furono impegnati politicamente e furono provocatori verso la società ufficiale, tuttavia raffigurare la condizione degli umili è già una denuncia, uno schiaffo morale; fra di loro, anche se lo inserirò nel Divisionismo, vi è Giuseppe Pellizza da Volpedo: con Il Quarto Stato rappresenta la massa dei lavoratori che avanza compatta, dignitosa e fiera nel richiedere ciò che gli è dovuto, popolo non massa; non c’è rivolta aggressiva, non ci sono armi o bastoni o gesti arrabbiati ma è peggio di una rivolta, perché sono nel giusto.

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Carlo Pittara- La messe

Molti pittori, più che i temi sociali e le scene di vita, amarono dipingere il mare, la campagna, i boschi, le montagne, la forza rigeneratrice che infonde la natura negli animi inquieti e intolleranti alle ingiustizie.

In Italia il Realismo si manifesta, in diverse regioni italiane con varie scuole.

In Toscana i macchiaioli (di cui ho già scritto); in Campania la Scuola di Posillipo, sorta attorno al 1820, di cui fa parte Giacinto Gigante con le vedute panoramiche dei dintorni di Napoli, (le vedute di questa Scuola introdussero il mercato dei souvenir, le opere venivano acquistate dagli stranieri come ricordo); fu seguita dalla Scuola di Resina, alle pendici del Vesuvio, di cui fece parte Filippo Palizzi.

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Giacomo Favretto – Il difetto è nel manico

Palizzi si dedica ad attente e precise vedute, suo grande amico è il napoletano Domenico Morelli; vi sono anche Giuseppe De Nittis e Adriano Cecioni, quest’ultimo fu anche teorico del gruppo macchiaiolo; dipingono dal vivo scorci di paesaggi, di mare e di scene di vita, si differenziano dal Realismo del nord Italia, per l’assenza di una denuncia sociale, non sono affatto contenti del nuovo che avanza, quasi non vogliono riconoscere l’Italia Unita.

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Adriano Cecioni- Interno con figura- Galleria Nazionale d’Arte Moderna- Roma

In Lombardia vi sono i fratelli milanesi Domenico e Gerolamo Induno, il primo raffigura scene di vita con risvolti patetici o sociali, il secondo, è un patriota, combatte attivamente e raffigura le scene e gli eventi del Risorgimento; vi è poi Angelo Inganni con i suoi soggetti di vita popolare, mentre Mosè Bianchi raffigura gli ambienti della borghesia.

In Piemonte troviamo lo scrittore, pittore e politico Massimo d’Azeglio, il malinconico idealista Antonio Fontanesi e il gruppo di Rivara, piemontesi e liguri, tra i quali spiccano Alfredo D’Andrade e Carlo Pittara.

Nel Veneto, Giacomo Favretto con scene di vita popolare veneziana, Guglielmo Ciardi che lascia l’Accademia Veneziana per la Toscana e i macchiaioli, lo stesso farà Federico Zandomeneghi che poi si trasferirà a Parigi.

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Guglielmo Ciardi- Pescatore in laguna

Inquadrare gli artisti in settori, appare un poco riduttivo, a volte è lo stesso gruppo che si definisce col proprio nome, altre è la critica d’arte che divide in Stili e Correnti, ma è un ingrato e ormai insincero compito, soprattutto dall’Ottocento ad oggi, da quando cioè la vita fisica corre veloce e le idee pure, non si hanno punti fermi e si è sempre in cammino, ciò che ieri era un insulto, cioè essere un voltagabbana, cambiare opinione e idee velocemente, oggi ci è imposto e l’artista ancora più sensibile, quasi un profeta di ciò che accade, non può essere ricondotto più a una sola corrente.

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Mose Bianchi- Ritorno dalla pesca a Venezia

(Continua)

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Data:

22 Maggio 2023