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PASSEGGIATA ARTISTICA IN ITALIA ATTRAVERSO “IL LUNGO OTTOCENTO” (XXII^ Parte)

La Belle Époque e gli italiani a Parigi I

La belle époque è il periodo compreso tra il 1880 e il 1914: fu un apostrofo rosa di vita allegra e mondana che terminò con la prima guerra mondiale.

Fu un periodo scintillante di grandi invenzioni.

I trasporti si velocizzano, dallo spostamento a piedi o col somaro si passa al motore a scoppio, arrivano le auto, gli aerei e il fiabesco Orient Express, che collegò Parigi a Costantinopoli; la navigazione sul mare ebbe i transatlantici, simbolo di lusso e voluttà, da una parte erano crociera, dall’altra galera di emigrazione, anche se poi il Titanic, che dal nome stesso doveva essere sovraumano, con riferimento all’epoca d’oro del periodo, come trista profezia affondò nel 1912.

Ogni giorno c’era un’invenzione nuova con grandi avanzamenti, in chimica, medicina, farmaceutica e altro.

Fu ‘scoperta’ l’igiene (lavarsi bene le mani non era d’uso fra i poveri) e gli antibiotici (noi li diamo per scontati, ma pensate quante vite salvate, quanta meraviglia generò fra i contemporanei); scoperto il vaccino per la tubercolosi e i raggi X e poi il telefono, i teatri, i cinema, i giornali, i caffè, i cabaret e le vie illuminate dall’elettricità, portano ottimismo e fiducia nel progresso, la luce sconfigge le tenebre, questo avrà creato in molti una fiducia illimitata, certuni forse hanno anche ipotizzato l’immortalità.

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Giovanni Boldini- 1896- Ritratto di Madame Charles Max- Museo d’Orsay- Parigi

Parigi è il centro di questa età dell’oro, che in realtà nascondeva grossi problemi che dà lì a poco avrebbero chiuso i battenti col game over.

Nel 1889, Parigi sfolgorò, stupì e affascinò con le Esposizioni Universali e i festeggiamenti per celebrare il centenario della Rivoluzione Francese, per l’occasione la città sfoggiò una nuova torre in metallo, vittoria della tecnica infallibile, tanto che da precaria quale doveva essere, non venne smantella, così, oggi si erge inconfondibile nel panorama parigino.

Il suo ideatore Alexandre-Gustave Eiffel è l’artista più grande di fine Ottocento, perché è Eiffel che ha creato i simboli della nuova civiltà tecnologica e consumistica: la Torre per Parigi e la Statua della Libertà per New York.

A Parigi il primo tram elettrico fu inaugurato nel 1898, i primi taxi nel 1905 e gli omnibus a motore per i lavoratori nel 1906, ma non mancavano le biciclette, (solo dopo gli Anni Venti scoppiò la passione per l’auto) con la follia per il ciclismo, tour, associazioni, turismo, scoppiò anche fra le donne ed ebbe un ruolo non indifferente per il sorgente femminismo delle suffragette, la bicicletta era chiamata la macchina della libertà.

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Giovanni Boldini- Ritratto di Robert de Montesquiou- 1897- Museo d’Orsay- Parigi

I cittadini sono spaventati dall’alta velocità delle macchine, temono di essere investiti, non solo i tram, forse impensabile oggi, erano soprattutto spaventati dalla folle corsa delle biciclette.

In alcune città d’Italia era proibito il loro ingresso, mentre gli artisti e gli intellettuali del Futurismo l’amavano: quelli che parteciparono alla prima guerra mondiale aderirono al “Battaglione lombardo volontari Ciclisti Automobilisti” che fu anche chiamato il plotone degli artisti, era formato dai futuristi Marinetti, Boccioni, Funi, Sironi, Sant’Elia, Erba, Bucci, Piatti, Russolo e altri meno noti.

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Giovanni Boldini- Ritratto di Marthe de Florian- 1910-Collezione privata

Parigi è all’avanguardia, batte le altre città europee e allo stesso tempo le stimola: con l’igiene, vengono realizzate la nettezza urbana e le fognature; con le condizioni migliori di vita, la popolazione aumenta e si riduce la differenza tra ricchi e poveri soprattutto per mezzo dell’istruzione primaria che è ora obbligatoria.

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Giovanni Boldini- Ritratto di Rita de Acosta Lydig- New Orleans

Le condizioni dei lavoratori migliorano, perché sono tutelati dai sindacati e dai partiti, ma anche grazie al connubio, lavoratore-consumatore, se la produzione e i consumi aumentano, cresce la ricchezza, così tramite la pubblicità si invitavano i lavoratori a consumare…

Nascono i grandi magazzini che diventano luogo di grande attrattiva, perché oltre ai negozi con le merci, vi sono cinema, concerti, e si possono acquistare foto-ricordo oppure le più eccitanti radiografie e poi ci si può fermare ai caffè leggendo un giornale, che pubblicano per stimolare la lettura soprattutto notizie criminali o morbose o strane, tanto che i parigini sono convinti che Parigi sia una città violenta e pericolosa, nonostante la polizia sia molto efficiente e che già dal 1902 abbia adottato la tecnica delle impronte digitali. L’omosessualità dilaga, vi sono spettacoli al Moulin Rouge con scene lesbiche, ci si ubriaca col vino ma ancor meglio con l’assenzio, la bevanda fatata degli artisti che provocava allucinazioni tremende… una parte di popolazione si scandalizza e chiama la polizia, che controlla i documenti e stop.

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Giovanni Boldini- Nudo di donna- 1890-1900- Giovanni Boldini- Arkas Collection

La frizzante Parigi fu anche il centro propulsivo dell’arte, Montmartre è il cuore artistico della città, della vita dei bohémien, dello stile di vita anticonvenzionale, della vita misera, nascono le avanguardie, Impressionismo, Postimpressionismo, Cubismo, Fauvismo e anche il Futurismo: il manifesto di Marinetti fu pubblicato su Le Figaro nel 1909.

Tra il 1867 e il 1871, tre pittori italiani De Nittis, Boldini e Zandomeneghi si trasferiscono a Parigi, assieme ad altri meno noti: Vittorio Matteo Corcos, Antonio Mancini, Edoardo Tofano; più tardi, nel 1906, arriveranno Gino Severini e Amedeo Modigliani e infine sfolgoranti (come vedasi dalla celebre foto, poi resa famosa da Mario Schifano coi suoi interventi artistici )il manipolo dei futuristi che tengono la loro prima mostra nella Ville Lumière nel 1912.

Giovanni Boldini nacque a Ferrara nel 1842, in una famiglia benestante, la madre molto religiosa e il padre pittore. Boldini fu un talento assai precoce, disegnava in modo impeccabile ancor prima di saper leggere e scrivere; a cinque anni aveva un suo atelier personale dove il padre lo seguiva e gli insegnava le tecniche artistiche. Ottenuto l’esonero dal servizio militare di leva, istituito dal neonato regno d’Italia, per via della bassa statura, ottenne una sostanziosa eredità dallo zio paterno così se ne andò a Firenze, dove aderì per un certo tempo alla tecnica dei macchiaioli.

Nel 1871 si stabilì definitivamente a Parigi, diventando il pittore più richiesto dal bel mondo parigino.

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Giovanni Boldini- Marchesa Luisa Casati con un levriero- 1908- Collezione privata

Non c’è pittore che abbia raffigurato con tanta maestria il lusso, gli abiti e i gioielli da capogiro delle donne; gli eleganti uomini con tuba, guanti e bastone da passeggio; la raffinata eleganza della borghesia, la nuova corte dell’effimero e del bello, il fine del piacere.

Boldini ha un senso del colore molto forte che usa in maniera accattivante, a volte ipocrita usando punti di luce bianchi per abbacinare, soprattutto nei ritratti femminili, dove la linea sinuosa, veloce, quasi nervosa, è mostruosamente capace di profilare schiene scoperte, colli eleganti, mani affusolate; donne che paiono pronte per essere amate, infilate strettamente in abiti di seta che paiono muoversi, piume ondeggianti, fiori che profumano è un maestro della tecnica e… della vendita.

Boldini dipinge ciò che D’Annunzio descrive nel “Piacere”; nonostante non si siano mai conosciuti, danno l’impressione di essere simili, sia fisicamente, sia per stile di vita, sia per il carattere inquieto: insofferenti e tesi alla novità, restando però nel lusso… Boldini elegante e raffinato stava nei salotti alla moda, ma per eccentricità o forse per appartenenza abitava a Montmartre.

Tramite la mostra d’arte, “Il Piacere” dedicata al Boldini e svoltasi nel 2021 al Mart (Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto) ho trovato un collegamento tra i due grandi nani, ovvero la marchesa Luisa Casati Stampa, donna colta e trasgressiva chiamata la divina marchesa che fu musa ispiratrice di D’Annunzio e modella di Boldini.

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Giovanni Boldini-Ritratto di Giuseppe Verdi -1886-Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea-Rom

I dipinti di Boldini meravigliano anche se al secondo sguardo stancano, troppo rutilanti, troppo simili l’uno all’altro, tuttavia nel ritratto di Giuseppe Verdi, l’espressività e l’autorevolezza del volto, gli occhi decisi, la sciarpetta chiara al collo, il pastrano scuro ci rendono il Verdi che noi tutti immaginiamo ascoltando le sue opere, qui Boldini non è lezioso o accattivante, chissà forse si era sentito ferito nell’orgoglio, visto che il primo ritratto era stato rifiutato dal compositore.

Boldini morì nel 1931 a Parigi, due anni prima ottantenne si era sposato con una giornalista italiana ventinovenne. Le sue spoglie riposano nel cimitero monumentale della Certosa di Ferrara.

(Continua)

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Data:

10 Luglio 2023