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Patto del “gas” tra Putin e Tsipras

Dopo lo stop al progetto South Stream, (la pipeline russa che doveva portare il gas del Cremlino direttamente al cuore dell’Europa bypassando l’Ucraina), Vladimir Putin ha trovato un nuovo alleato nella guerra dei gasdotti. Il Premier ellenico Tsipras ha dato il suo via libera per un nuovo progetto russo-turco che fornirà gas a tutta la zona balcanica dell’Europa dell’Est. La Grecia “è interessata alla realizzazione di un prolungamento della pipeline che porti il gas russo in Europa ha detto Tsipras, un riferimento alla partecipazione di Atene al progetto di gasdotto che attraverserà la Turchia: ogni Stato membro, ha precisato, “ha diritto a firmare accordi bilaterali in campo energetico”. Questo progetto può assicurare la “sicurezza energetica rispettando le regole sia della Grecia che dell’Unione Europea”. Tsipras ha più volte sottolineato che la Grecia, pur facendo parte dell’Unione Europea, è un Paese sovrano e quindi ha il diritto di tutelare i suoi interessi nazionali in linea “con il suo ruolo geopolitico di Paese mediterraneo e balcanico”. Putin ha detto che la Grecia “può diventare un importante centro di distribuzione grazie al gasdotto russo-turco che Mosca intende costruire con Ankara dopo la cancellazione del progetto South Stream”. South Stream era un grandioso progetto destinato a creare una nuova rotta del gas, che partiva dalla Russia per giungere all’Europa centro-meridionale senza transitare dall’Ucraina, con cui dal 2006 erano iniziate schermaglie politiche ed economiche poi scoppiate nella guerra della Crimea l’anno scorso.

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La rotta del Gas South Stream che dalla Russia doveva arrivare al cuore dell’Europa

Il progetto, compartecipato da Eni (20%), Électricité de France (15%) e dai tedeschi di Wintershall (15%), doveva realizzare il sogno di una maxi pipeline che correndo sul fondale del Mar Nero e poi risalendo i Balcani (Bulgaria-Serbia-Ungheria-Slovenia) approdasse a Tarvisio, portando direttamente sui mercati dell’Europa occidentale il gas russo. Il ramo meridionale di South Stream, che dalla Bulgaria avrebbe dovuto proseguire in Grecia e da qui, correndo sui fondali ionico-adriatici, avrebbe dovuto portare l’oro azzurro in Puglia, presumibilmente a Brindisi, già dal 2012 non era più nelle priorità di Bruxelles.

cms_2218/Nabucco_and_South_Stream.jpg Il ramo meridionale di South Stream che doveva sfociare sulle coste brindisine

È da anni che Putin cerca di togliere a Kiev l’arma dei gasdotti, evitando di passare dall’Ucraina. A settentrione è riuscito a costruire, con l’aiuto tedesco, il North Stream che congiunge direttamente la rete russa con quella tedesca passando sotto il Mar Baltico evitando altre ex repubbliche sovietiche come la Bielorussia e la Polonia.

cms_2218/Committee-Considers-Nord-Stream-Extension-Russia.jpgLa rotta del gas Nord Stream che dalla Russia passando per i fondali del Mar Baltico arriva nel cuore della Germania

L’Unione Europea (con la regia di Washington) ha invece da sempre in mente di far arrivare direttamente nel vecchio continente il gas di altri produttori dell’Asia Centrale, come il Turkmenistan, l’Azerbaigian e il Kazakistan. Prima c’era il gasdotto Nabucco e ora c’è il Tap, Trans Adriatic Pipeline (che sfocerà nel bacino turistico salentino di San Foca di Melendugno).

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Trans Adriatic Pipeline, il progetto sostenuto con forza da Bruxelles per evitare la totale dipendenza energetica dalla Federazione Russa

Lo Zar russo invece spinge con forza sulla sua idea alternativa: l’accordo con la Turchia è siglato per portare lì il suo metano creando un colossale hub energetico. Adesso c’è anche Atene.

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Data:

16 Maggio 2015