Traduci

PD. LA RESA DEI CONTI

È la resa dei conti quella che ieri è andata in scena a Roma, nella sala congressi dell’hotel Parco dei Principi. “Scissione” e “dissidenza” le parole trainanti del leitmotiv piddino che da giorni imperversa. È un partito affaticato, incrinato nelle sue fondamenta, con tanta strada da fare, ma con in tasca una bussola rotta.

Congresso convocato e dimissioni di Matteo Renzi rassegnate, con la ricandidatura però alla stessa carica. “Non si può chiedere a una persona di non candidarsi perché solo questo evita scissione. Avete il diritto di sconfiggerci, non di eliminarci”. Questa la frase pronunciata con forza, in uno scenario che le parole di Tocci lasciano apparire apocalittico: “Non riesco a credere che ci siamo arrivati. Quale demone si è impadronito delle nostre volontà?”.

Eppure la speranza di una mediazione si era fatta breccia nel cuore di chi, in favore del partito unito, aveva lavorato. “Ho fiducia nel segretario – aveva detto Michele Emiliano – Sono disponibile a un passo indietro”.

cms_5581/2.jpg

Per il governatore della regione Puglia sembrava infatti che la “strada condivisibile per tutti” fosse quella da cercare, contro la linea dura di Pierluigi Bersani e Guglielmo Epifani.

In serata però non è mancato il colpo di scena con una nota firmata proprio da Emiliano, oltre che da Rossi e Speranza. “Anche oggi nei nostri interventi in assemblea c’è stato un ennesimo generoso tentativo unitario. E’ purtroppo caduto nel nulla. Abbiamo atteso invano un’assunzione delle questioni politiche che erano state poste, non solo da noi, ma anche in altri interventi di esponenti della maggioranza del partito. La replica finale non è neanche stata fatta. E’ ormai chiaro che è Renzi ad aver scelto la strada della scissione assumendosi così una responsabilità gravissima”.

“Sono esterrefatto ed amareggiato per la presa di posizione di Emiliano, Rossi e Speranza – ha commentato Lorenzo Guerini – Chiunque abbia seguito il dibattito della assemblea nazionale si è potuto rendere conto che esso andava in tutt’altra direzione, intervento dopo intervento. Segno che questa presa di posizione, del tutto ingiustificata alla luce del confronto odierno nel Pd, era evidentemente una decisione già presa”.

Il Pd è a un bivio, così come tutta la politica. Ma c’è una grande forza che traina – si ha la sensazione – verso un rinnovato protezionismo. Quasi a bilanciare i toni di una gestione poco oculata nel prevedere i danni di un eccessivo permissivismo, in materia – soprattutto – di accoglienza.

cms_5581/3.jpg

“Sono preoccupato, allarmato e turbato da questa giornata – aveva detto Gianni Cuperlo nel suo intervento – Credo che si sottovaluti la ricaduta di quello che può accadere. La rottura del Pd sarebbe un arretramento e una sconfitta per la sinistra […] Sarebbe più debole e più esposta alle incursioni di una destra dai tratti più aggressivi e pericolosa”.

“Il Pd ha perso l’occasione per aprire le finestre e parlare fuori. Ora dico, senza distinzioni: fermiamoci”. È l’appello che Matteo Renzi aveva lanciato ai suoi compagni di partito in apertura dei lavori. “Fuori da qui ci stanno prendendo per matti. La nostra responsabilità è nei confronti del Paese. Adesso basta, non possiamo più discutere al nostro interno. Facciamolo oggi ma dobbiamo rimetterci in cammino”. Dopo il referendum del 4 dicembre, ha detto ancora l’ex premier “è tornata la prima Repubblica, ma senza la qualità della prima Repubblica, non riguarda solo il Pd, si stanno scindendo tutti, fratture che il proporzionale fisiologicamente esalta”.

cms_5581/4.jpg

Dal canto degli scissionisti, Bersani ha precisato, durante la trasmissione ‘In mezz’ora’ di Lucia Annunziata, di “non voler mandare a casa Renzi per forza. Stiamo dicendo che vogliamo discutere di una correzione di rotta. Renzi ha alzato un muro. Ma se si va avanti così, non sarà possibile aprire una discussione […] Sono di sinistra e non sopporto di vedere un livello di disuguaglianza così aberrante. Sarà anche lui di sinistra, ma perdiamo rapporti con un pezzo di Paese. Lavoratori insegnanti e piccoli imprenditori non ci capiscono. Vediamo, non decido io”.

“Sono maturi i tempi per formare una nuova area” ha precisato Rossi, in riferimento a una scissione. “I tempi sono quelli per la costruzione di una nuova forza con quei cittadini che non considerano più a sinistra il Pd”.

La questione va ben oltre il dibattito su temi quali il congresso a ottobre-novembre, il sostegno al governo Gentiloni fino al 2018, la conferenza programmatica e la legge elettorale senza capilista bloccati. Trae le sue origini da un malcontento che, nel profondo, ha minato le fondamenta fino a logorarle.

“Mi ha chiamato Renzi – ha riferito Speranza – Gli ho detto che questa scissione c’è già nei contenuti ma pare che lo vediamo solo noi…”.

Non c’erano risa, né cori o suono d’arpe, e la fierezza e la speranza suscitate nel loro cuore dal canto delle antiche canzoni sul lago si erano spente in una stanca malinconia. Sapevano che stavano per arrivare alla fine del viaggio, e che poteva essere una fine davvero orribile.” (J.R.R.Tolkien)

Data:

20 Febbraio 2017