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Pd, prove d’accordo

cms_7760/pd_bandiera_1FTG.jpgProve d’accordo tra le diverse anime del centrosinistra, che ieri, dopo mesi di tensioni e polemiche, hanno fatto intravedere un barlume di speranza nella formazione di una coalizione che sia in grado di affrontare compatta la prossima tornata elettorale. Piero Fassino e Giuliano Pisapia si sono incontrati a Milano per discutere dei temi caldi nel mondo del centrosinistra. Un’apertura sul Jobs Act insieme alla promessa che entro la legislatura, il Pd si impegni ad approvare Ius Soli e biotestamento. Fassino il ’mediatore’, incaricato da Matteo Renzi, sul dossier alleanze ha avviato con Pisapia “un percorso politico e programmatico per una nuova stagione del centrosinistra” come hanno rimarcato i due ex sindaci in una nota congiunta.

IL FACCIA A FACCIA – Durante il faccia a faccia, un incontro giudicato “positivo” dai due, è stata ribadito l’obiettivo di “contrastare il rischio di derive di destra e populiste”, anche se tutti i nodi non sono ancora stati sciolti. “Consapevoli delle rilevanti difficoltà che si frappongono ad una piena ricostruzione di un rapporto con l’elettorato di centrosinistra, il confronto – hanno sottolineato Pisapia e Fassino – proseguirà nei prossimi giorni con approfondimenti rigorosi e costruttivi, già a partire dall’iter parlamentare della legge di bilancio”.

PRODI SENTE RENZI – Intanto, prima di partire per gli Stati Uniti, il padre nobile del centrosinistra Romano Prodi, ha fatto sapere di aver avuto “un lungo e cordiale colloquio” con il segretario del Pd, Matteo Renzi. “Non vi sarà nessuna lista intestata a Romano Prodi o all’Ulivo – ha sottolineato il Professore in una nota – La preoccupazione del Presidente Prodi è allargare e tenere insieme un campo largo di centro sinistra. Questa è stata la prospettiva e il senso degli incontri che in questi giorni si sono svolti tra il Presidente e Piero Fassino, Giuliano Pisapia e con altri interlocutori del centrosinistra”.

LA REPLICA DEL SEGRETARIO DEM – Dal canto suo, nell’e-news, il segretario dem ha voluto mandare un messaggio ai suoi potenziali futuri alleati: “La coalizione di centrosinistra alla quale stiamo lavorando, con il generoso contributo di tutti, dovrà garantire eguale dignità a tutti i componenti – ha scritto Renzi -. Penso di poter dire che avremo una coalizione di qualità, con presenze significative sia alla nostra sinistra che al centro e che saremo competitivi praticamente in tutti i collegi”.

“Metteremo in campo i migliori candidati, metteremo in campo le migliori idee – ha assicurato il segretario dem – questo l’unico imperativo per vincere contro le destre e gli estremisti. A dispetto delle polemiche di questi giorni il Pd ha tutte le condizioni per fare un ottimo risultato, mentre rimaniamo concentrati sull’aiutare il governo Gentiloni a chiudere bene l’iter della Legge di Bilancio, e consolidando i risultati economici di questi anni giustamente difesi anche dal ministro Padoan in queste ore. Avanti, avanti insieme”.

L’APPELLO DI VELTRONI – Qualche giorno fa, anche Walter Veltroni ha rinnovato un appello all’unità del centrosinistra. Uno sforzo apprezzato dal premier Paolo Gentiloni, secondo il quale la sinistra “deve aspirare a essere larga e unita”.

MDP RESTA FUORI – Ma da Mdp da giorni si ripete che il tentativo di ricucire è un tentativo a perdere. “Vogliamo uscire dal teatrino di questi giorni – ha detto il coordinatore di Mdp Roberto Speranza, aprendo stamattina l’assemblea nazionale di Mdp – Renzi è un nome del passato, non del futuro. Noi vogliamo andare in un’altra direzione. Fare l’unità senza cambiamento è solo alchimia elettorale che non porta da nessuna parte”. Speranza ha poi rimarcato che eleggeranno un’assemblea “che si riunirà il 3 dicembre e sarà eletta democraticamente. La partecipazione non serve per le conte ma per allargare”.

“Noi andiamo avanti con il nostro progetto”, ha poi ribadito Bersani. “Provino a considerare la nostra proposta. Noi andiamo avanti e facciamo la sinistra plurale. Il giorno dopo le elezioni discuteremo con il Pd, se cambia registro”, ma “no ad accrocchi e teatrini”.

PORTE CHIUSE DA SI – Sinistra Italiana ha annunciato invece “porte chiuse” al Pd di Renzi. “C’è bisogno di un cambio radicale e di fronte a questo Pd, al Pd di Matteo Renzi, le porte sono chiuse” ha detto Nicola Fratoianni all’assemblea di Sinistra Italiana. “Il compito di Sinistra Italiana è quello di lavorare a un altro polo, un polo autonomo e alternativo”.

Terremoto a Parma: scossa 4.4

cms_7760/sismografo_mano_fg.jpgLa terra trema vicino Parma. Una scossa di terremoto di magnitudo 4.4 è stata infatti registrata ieri alle 13.37 dall’Ingv. L’epicentro del sisma è stato localizzato a 4 km da Fornovo di Taro (Parma), ad una profondità di 32 km.

Il Dipartimento della Protezione civile è in contatto con le strutture locali dopo le due scosse che hanno colpito la provincia di Parma, che sono state avvertite dalla popolazione ma non hanno provocato nessun danno segnalato. Lo riferisce la Protezione civile.

“A seguito degli eventi sismici registrati dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, in provincia di Parma,ieri, alle ore 13.10 e alle ore 13.37, rispettivamente con magnitudo 3.3 e 4.4, la Sala Situazione Italia del Dipartimento della Protezione Civile si è messa in contatto con le strutture locali del Sistema nazionale di protezione civile”, si legge in una nota.

“Dalle verifiche effettuate, gli eventi, con epicentro tra i comuni Fornovo di Taro, Varano de’ Melegari e Terenzo sono risultati avvertiti dalla popolazione, ma non sono stati segnalati al momento danni a persone o cose”.

Ore contate per Tavecchio

cms_7760/tavecchio_telefono_fg.jpg“I consiglieri della Lega Pro con cui mi sono confrontato in questi giorni vogliono le dimissioni di questo Consiglio Federale. E, onestamente, le richiede anche la stragrande maggioranza delle nostre società”. E ancora: “Non posso ignorare la posizione del mio Consiglio Direttivo […]. Certamente si richiede un passo indietro del presidente Tavecchio anche se, ci tengo a dirlo, non è l’unico né, forse, il primo responsabile”. Dopo Tommasi e Malagò, a parlare delle dimissioni di Carlo Tavecchio è Gabriele Gravina, presidente della Lega Pro intervistato stamane dalla Gazzetta dello Sport e considerato finora fedelissimo del presidente della Figc.

Sotto assedio per l’eliminazione dell’Italia ai Mondiali e la mancata qualificazione, scaricato anche dai ’suoi uomini’, Tavecchio sembrerebbe avere le ore contate ed essere intenzionato a presentarsi come dimissionario già domani, quando si riunirà il Consiglio federale.

Il numero uno di Via Allegri rischia di non avere più la maggioranza in Consiglio. Oltre all’opposizione dell’Assocalciatori, e ora della Lega Pro, potrebbe infatti mancare anche l’appoggio di un consigliere della Lega dilettanti. Tavecchio in ogni caso non avrebbe più la possibilità di portare avanti un vero piano di rilancio del calcio italiano.

“La debacle è tecnica. La scelta tecnica sbagliata della formazione. Ho scelto io l’allenatore e ora non dormo da quattro giorni – aveva ammesso il numero uno del calcio italiano durante un’intervista rilasciata a Le Iene -. Abbiamo giocato male, palla alta con gente alta 1 metro e novanta. Dovevamo aggirarla con i piccoletti ma erano in panchina”. Domani, forse, la resa dei conti.

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19 Novembre 2017