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Pechino: “Wuhan all’inizio non ci ha detto tutto”(Altre News)

Pechino: “Wuhan all’inizio non ci ha detto tutto”

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Le autorità della città cinese di Wuhan, dove è stato segnalato per la prima volta il nuovo coronavirus, avrebbero occultato i dettagli chiave sull’entità dell’epidemia iniziale. E’ quanto sostiene Zhong Nanshan, pneumologo a capo del gruppo di esperti consiglieri del governo cinese sull’epidemia di coronavirus. “Le autorità locali non volevano dire la verità in quel momento”, ha detto Zhong alla Cnn. “All’inizio hanno taciuto, e poi ho detto che probabilmente abbiamo un numero maggiore di persone infette”.

Zhong ha dichiarato di essere diventato sospettoso quando il numero di casi segnalati ufficialmente a Wuhan è rimasto a 41 per più di 10 giorni, nonostante l’aumento dei contagi all’estero. “Non credevo a quel risultato, quindi ho continuato a chiedere di fornirmi il numero reale”. “Suppongo che siano stati molto riluttanti a rispondere alla mia domanda”, ha detto.

A Pechino, due giorni dopo, il 20 gennaio, gli fu detto che il numero totale di casi a Wuhan era di 198 persone, con tre decessi e 13 operatori sanitari infetti. In un incontro con funzionari del governo centrale, tra cui il premier cinese Li Keqiang, lo stesso giorno, ha proposto di bloccare Wuhan per contenere la diffusione del virus. La mossa è stata senza precedenti. Il governo centrale ha posto il blocco di Wuhan il 23 gennaio, cancellando tutti i voli, i treni e gli autobus dentro e fuori la città e bloccando i principali ingressi delle autostrade.

Secondo Nanshan, la Cina deve ancora affrontare la “grande sfida” di una potenziale seconda ondata di infezioni da Covid-19. Ormai la vita in Cina sta lentamente tornando alla normalità. I blocchi sono diminuiti, mentre scuole e fabbriche sono state riaperte in tutto il paese. Ma di recente le autorità di Wuhan hanno avviato test a tappeto sui residenti, dopo i nuovi casi emersi all’inizio di questo mese. Ebbene, per Zhong incombe il pericolo di una seconda ondata di infezioni. “La maggior parte dei cinesi al momento è ancora suscettibile a Covid-19, a causa della mancanza di immunità”, ha detto Zhong. “Stiamo affrontando una grande sfida”, ha avvisato. Il rischio è quello di una nuova ondata. Zhong è noto anche come ’l’eroe della Sars’ in Cina per aver combattuto la grave epidemia di sindrome respiratoria acuta nel 2003. Questa volta ha guidato la risposta al coronavirus nel Paese, specialmente nelle prime fasi dell’epidemia.

Israele, ambasciatore cinese trovato morto nella sua residenza

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L’ambasciatore cinese in Israele Du Wei è stato trovato morto nella sua residenza ufficiale nella città costiera di Herzliya. Lo conferma il ministero degli Esteri. Come riporta The Times of Israel la polizia è sul posto e al momento non sono stati forniti dettagli aggiuntivi. L’ambasciatore, 57 anni, era stato nominato a febbraio.

L’ambasciatore cinese in Israele. A quanto riferiscono i media, l’appartamento del diplomatico a Herzliya non sono stati trovati segni di violenza e i paramedici arrivati nella notte hanno trattato il decesso come un attacco di cuore. La polizia, scrive il Jerusalem post, è comunque arrivata sul posto per l’indagine.

Su Wei, 57 anni, aveva preso servizio in Israele a febbraio dopo essere stato ambasciatore in Ucraina. Sposato con un figlio, era arrivato in Israele senza la sua famiglia. Il ministero israeliano degli Esteri ha esteso le sue condoglianze al numero due dell’ambasciata, Dai Yuming, offrendo tutto l’aiuto necessario.

Cani annusa-Covid, al via sperimentazione in Gb

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Anche i cani ’arruolati’ nella lotta al coronavirus. La Gran Bretagna ha infatti annunciato una sperimentazione per vedere se cani da fiuto specializzati possono rilevare la presenza di Sars-Cov-2 nell’uomo. Questi animali sono già stati addestrati a rilevare gli odori di alcuni tumori, la malaria e il Parkinson, come ricorda l’ente benefico Medical Detection Dogs. La prima fase del trial, riferisce la Bbc, sarà guidata dalla London School of Hygiene & Tropical Medicine, insieme Medical Detection Dogs e alla Durham University.

La sperimentazione è stata finanziata con 500.000 sterline dal governo. Lord Bethell, ministro dell’Innovazione, ha fatto sapere di sperare che i cani possano fornire “risultati rapidi” per scovare il microrganismo. La sperimentazione metterà dunque alla prova un drappello di “cani Covid” – Labrador e cocker spaniel – per capire se possono individuare il virus nell’uomo dall’odore prima che compaiano i sintomi. Obiettivo, utilizzare in futuro gli animali come sistema di allarme rapido per rilevare il virus, dal momento che questi cani potrebbero valutare fino a 250 persone l’ora. La prima fase della sperimentazione coinvolgerà il personale del servizio sanitario britannico negli ospedali di Londra, impegnato a raccogliere campioni di odore da pazienti infettati e non. Sei cani – Norman, Digby, Storm, Star, Jasper e Asher – seguiranno l’addestramento per identificare il virus ’a naso’. Secondo gli ideatori del progetto la formazione potrebbe richiedere da sei a otto settimane.

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18 Maggio 2020