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Pedagogia interculturale

Nel quartiere Paolo VI di Taranto c’è una chiesa, il Corpus Domini, a ridosso delle “case bianche”, simbolo di una realtà difficile e a tratti drammatica. Anche in un contesto del genere, però, esistono eccezioni colme di speranza: lo scorso 20 Ottobre, proprio nella parrocchia del Corpus Domini, Licia e Alieu hanno coronato il loro sogno d’amore. Le famigerate “case bianche” hanno fatto da cornice a un evento ancora oggi considerato fuori dal comune.

Licia abita al Paolo VI, lavora come impiegata, è una boy scout ed è impegnata come volontaria nell’accoglienza dei migranti. Alieu viene dal Gambia e, una volta giunto a Taranto, ha intrapreso una collaborazione con la stessa associazione di volontariato, occupandosi anche lui di accoglienza.

Sono passati ormai tre anni dall’arrivo di Alieu e, col tempo, tra i due ragazzi è sbocciato l’amore.

Fin qui, nulla di strano. Potrebbe trattarsi di una normale storia tra coetanei, ma la particolarità consta nella tipologia di celebrazione scelta, nel totale rispetto del credo di entrambi, il cattolicesimo per Licia, l’islamismo per Alieu.

Durante il rito cattolico, il celebrante, don Francesco Mitidieri – cappellano del carcere nonché presidente dell’associazione di volontariato “Noi e Voi” – ha raccontato alcuni divertenti episodi relativi alla storia d’amore dei novelli sposi e al desiderio di entrambi di dar vita a una famiglia numerosa, con almeno otto figli.

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Al termine della cerimonia, Licia e Alieu hanno indossato abiti tipici africani per dar voce alla cultura dello sposo: nel cortile della chiesa, sotto la guida dell’Imam, ha avuto luogo il rito islamico, con tanto di preghiera tradizionale.

L’insegnamento di questa storia va individuato nel rispetto delle proprie identità: nessuno dei due si è dovuto convertire alla religione dell’altro, entrambi hanno accettato la differenza come un arricchimento personale piuttosto che come un annullamento, spesso sinonimo di appiattimento o prevaricazione.

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La storia a lieto fine di Licia e Alieu ci offre l’opportunità di trarre alcuni spunti di riflessione sull’importanza del dialogo interculturale e interreligioso, istanza di estrema attualità. Spesso, le religioni sono ritenute causa di conflitti; d’altra parte, le culture diverse da quella di appartenenza generano diffidenza nel migliore dei casi, spavento il più delle volte. Sono reazioni derivanti dalla scarsa conoscenza dell’altro, dalla chiusura in se stessi e dalla mancata accettazione del diverso da noi.

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Incontro, apertura, accoglienza, empatia e dialogo rappresentano la migliore soluzione per il superamento della diversità e il riconoscimento dell’altro da sé; compito della Pedagogia interculturale è indicare la strada affinché ciò avvenga.

Licia e Alieu, nel loro piccolo, rappresentano la sintesi di tutto ciò: l’accettazione dell’altro, nel rispetto della propria e altrui identità, costituisce un imprescindibile presupposto per la costituzione di basi solide su cui fondare la famiglia ed educare i figli che nasceranno.

Don Andrea Gallo affermava:

«Dal dialogo con i laici, con gli atei, con gli agnostici, con i credenti di altre religioni non possono che nascere curiosità, rispetto, tolleranza e amicizia».

e amore, mi permetto di aggiungere.

(fotoreportage di Roberto Pedron)

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Data:

22 Ottobre 2017