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Pensiero laterale: che fine hanno fatto i marò?

“Amo la radio perché arriva tra la gente, entra nelle case e ci parla direttamente”, canta Finardi… Ma oggi possiamo davvero parlare di “radio libera che libera la mente”? E poi, il discorso si estende anche all’informazione televisiva?

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Puntuali all’ora di pranzo e di cena, i TG aprono nelle nostre camere da pranzo una finestra più o meno ampia sul mondo: politica, economia, cronaca, sport e spettacolo. Ma chi stabilisce la scaletta? Con quale criterio si preferisce divulgare una notizia piuttosto che un’altra, sia pur quest’ultima di eguale rilevanza?

Certamente si ricorderà il periodo in cui gli appartamenti degli italiani, con crescente e preoccupante frequenza, venivano “visitati” e “ripuliti” di ogni bene da rumeni o comunque extracomunitari provenienti dall’est Europa. Strano che questi episodi siano oggi sempre più rari. Sono davvero diminuiti? I rumeni hanno forse capito che conviene desistere dal compiere furti nelle case degli italiani, dato che il nostro Paese è sempre più un far west di giustizieri solitari e di proprietari di appartamenti armati di fucili e pistole? O forse il deus ex machina dell’informazione ha ritenuto che fosse opportuno spostare il focus su altro?

Poi è stata la volta degli episodi, sempre condannabili, di violenza sulle donne. Anche in questo caso, alcuni anni fa, la quasi totalità degli autori di questo orribile gesto erano giovani provenienti dall’Europa dell’est, mentre oggi sarebbero quasi esclusivamente africani. Come è possibile? È solo una coincidenza o c’è qualcos’altro da sapere?

L’elenco è lunghissimo: dallo stalking al mobbing, dalla pedofilia al bullismo, dall’omicidio stradale alle molestie sessuali nel mondo dello spettacolo. Tutti episodi deprecabili, per carità, ma perché si ha l’impressione che siano stagionali?

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Tra le ipotesi da azzardare, c’è la possibilità che si ricerchi la notizia che “faccia notizia”; mi si perdoni il gioco di parole, ma è come se chi cura la scaletta dei notiziari volesse ricercare e divulgare quello che la platea televisiva vuol ascoltare, una caccia all’audience in pratica.

Seconda ipotesi: una cattiva informazione divulga notizie artatamente individuate, tra innumerevoli episodi di cronaca nera simili tra loro, al fine di creare un’opinione pubblica di parte, e quindi già di per sé non libera.

Terza ed ultima ipotesi: vi è la tendenza a distogliere l’attenzione degli ascoltatori da avvenimenti di fondamentale importanza, come nel caso della politica, e in modo più specifico per quel che concerne l’economia italiana, europea e mondiale.

Della intollerabile recrudescenza di gesti di razzismo, i mass-media sono i principali responsabili, specie quando vi è la tendenza ad enfatizzare esclusivamente episodi di cronaca aventi come protagonisti giovani immigrati africani, oscurandone altri, similari, ad opera di italiani o comunque di soggetti dalla pelle di un colore diverso dal nero.

cms_8479/4.jpgTutto ciò è molto preoccupante, specie quando la ricerca della notizia segue i criteri dell’audience, piuttosto che il dovere sacrosanto di informare, sempre e in ogni caso, anche quando si rischia di essere impopolari o quando vicende che hanno infervorato per lunghi mesi l’opinione pubblica, improvvisamente, cessano di esistere.

A questo proposito verrebbe da chiedersi: che fine hanno fatto i marò?

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Data:

19 Febbraio 2018