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Pensioni, il piano giovani: assegno minimo da 650 euro

cms_7079/INPS_pensione_ftg.jpgPensioni, governo e sindacati al lavoro. Sul tavolo c’è l’ipotesi di una riduzione della soglia del trattamento pensionistico minimo maturato per i giovani. E’ quanto emerge dall’incontro durato circa 3 ore al ministero del Lavoro. Ovvero, si sta pensando di garantire un assegno di circa 650 euro nel caso in cui i contributi versati non abbiano raggiunto un livello tale da garantire la cifra. E questo attraverso un meccanismo di garanzia che consenta la percezione di un trattamento minimo, ottenuto sommando alla pensione contributiva una quota dell’assegno sociale.

“Abbiamo registrato una disponibilità del governo ad affrontare i temi legati alla prospettiva previdenziale per i giovani e alla previdenza complementare”, sottolinea il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. In particolare è stato evidenziato come “la base di una pensione adeguata non possa essere 1,5 volte l’assegno sociale (pari a 448,07 euro per tredici mensilità, ndr) ma che appunto la soglia vada rivista al ribasso”, soprattutto per chi ha una carriera discontinua o carente a livello delle retribuzioni. Si parla di 1,2 volte l’assegno sociale; quindi, circa 540 euro.

MECCANISMO DI GARANZIA – E dal governo, rileva anche il segretario confederale della Cisl, Maurizio Petriccioli, “ci è stato prospettato un intervento volto ad aumentare le possibilità di pensionamento dei lavoratori più giovani con pensioni esclusivamente contributive riducendo la soglia del trattamento pensionistico minimo maturato (da 1,5 a 1,2 volte l’assegno sociale) necessario per l’accesso alla pensione con 66 anni e 7 mesi e proponendo anche un meccanismo di garanzia che consenta la percezione di un trattamento minimo ottenuto sommando alla pensione contributiva una quota dell’assegno sociale”.

ASPETTATIVA DI VITA – È però necessario, sostiene ancora il sindacalista, “rimuovere anche il vincolo che lega la possibilità di pensionamento nel contributivo a 63 anni e 7 mesi al raggiungimento di una soglia di importo minimo della pensione pari a 2,8 volte il valore del l’assegno sociale ed eliminare l’aggancio dei requisiti pensionistici all’aspettativa di vita, perché nel sistema contributivo i lavoratori vengono doppiamente penalizzati dato che l’aspettativa di vita incide sia sull’aumento dei requisiti pensionistici, sia sul calcolo della pensione attraverso la riduzione periodica dei coefficienti di trasformazione”.

ASSEGNO SOCIALE – “Siamo parzialmente soddisfatti” dall’incontro con il Governo, sottolinea anche il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo. “C’è stato questo sforzo da parte del ministero di individuare la possibilità di un nuovo meccanismo che riguarda i coefficienti portandolo da 1,5 a 1,2 volte il valore dell’assegno sociale e eventualmente anche quello del 2,8 ma riteniamo che sia necessario arrivare ad una soluzione entro il mese di settembre anche perché ad ottobre sarà presentata la finanziaria al Parlamento”, aggiunge Barbagallo.

METODO CONTRIBUTIVO – Oggi, rileva ancora Petriccioli, “sono arrivate alcune ipotesi di soluzione da parte del Governo per migliorare l’accesso alla pensione dei giovani che avranno pensioni interamente calcolate col metodo contributivo ed alcune aperture per il rilancio della adesioni alla previdenza complementare e per la parificazione della tassazione delle prestazioni dei lavoratori pubblici al livello di quella dei privati. Sono ipotesi positive ma ancora non sufficienti per tenere insieme, secondo lo spirito dell’intesa del 28 settembre 2016, il necessario ripristino delle condizioni di flessibilità nell’accesso al pensionamento con il tema dell’adeguatezza dei trattamenti pensionistici”.

POLETTI – L’incontro al ministero si è svolto “in un clima positivo. E’ stato un lavoro utile e c’è un impegno a continuare il confronto” ha affermato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, evidenziando come gli incontri continueranno la settimana prossima. Sono già in agenda incontri il 5 sulle tematiche del lavoro, il 7 e il 13 settembre prossimo sui temi pensionistici.

ALTRI INCONTRI – La discussione di oggi, rileva Poletti, “si è sviluppata sui temi previsti dalla fase 2 del confronto tra governo e sindacati. Sono state affrontate le problematiche legate ai giovani e in particolare alle carriere discontinue e al tema della previdenza complementare. E’ stata sviluppata una proposta e la discussione continuerà nei prossimi giorni”.

CARRIERE DISCONTINUE – Una proposta, spiega, “che punta ad arrivare a costruire un percorso per i giovani che hanno carriere discontinue. Ci sono alcune opzioni in campo del tipo assistenziale e previdenziale per far fronte a questa situazione. Il tema è ancora aperto a discussione”. I sindacati, rileva Poletti, “hanno sottolineato la volontà di affrontare la questione dell’aspettativa di vita e noi abbiamo confermato la posizione del Governo su questo tema: il tema potrà essere discusso dal momento in cui l’Istat darà il quadro della situazione”.

Enti inutili, un ’pozzo’ che ingoia 12 miliardi l’anno

cms_7079/euro.jpgSono la più grande fonte di spreco e potrebbero essere un importante serbatoio di risorse da impiegare per le priorità della politica economica. Non si sa esattamente quanti siano ma possono costare fino 12 mld l’anno. Sono gli enti inutili, che periodicamente finiscono nell’agenda di governo e puntualmente ne escono, quasi sempre senza conseguenze. Dal celebre caso del Cnel, abolito dal governo Renzi ma resuscitato dall’esito fallimentare del referendum costituzionale, fino alla miriade di micro enti che continuano a sopravvivere per inerzia. Un ginepraio fatto di sigle, sedi fantasma e mission improbabili, in cui è difficile muoversi, come testimonia la difficoltà di arrivare a un censimento ’certificato’ delle strutture che andrebbero soppresse.

Il governo Monti ha elaborato una lista di 500 enti definiti con certezza ’inutili’ e il Codacons, nel 2015, ha stimato che eliminandoli si otterrebbero 10 miliardi di euro di risparmi l’anno. Ma ad oggi, nonostante gli sforzi messi in campo, la situazione non è cambiata. E, anzi, le risorse da scongelare possono anche crescere. “Dipende dal perimetro che si sceglie e dal tipo di ente inutile che si intende sopprimere, con un intervento drastico si potrebbero liberare anche 12-13 miliardi l’anno”, spiegano all’Adnkronos fonti di governo.

Il problema, si segnala, è che “anche quando si arriva ad abolirne qualcuno, spesso il provvedimento si perde in una lunga sequenza di ricorsi e contro-ricorsi di fronte alla giustizia amministrativa”.

Eloquente anche la fotografia scattata dalla Corte dei Conti, che ha più volte evidenziato “l’ipertrofia di enti e strutture (comprese le autorità indipendenti)”. Si tratta di enti e strutture che, ha segnalato la magistratura contabile, “si reggono dal punto di vista finanziario esclusivamente grazie a contributi o partecipazioni pubbliche”.

Si parte dagli enti più conosciuti, la cui utilità è tutta da discutere, e si arriva a una ragnatela di consorzi, agenzie regionali, enti autonomi. Molti dei quali impiegano personale senza svolgere alcuna funzione, gestiscono sedi fantasma, ricevono finanziamenti per finalità che non svolgono più o non hanno mai svolto: dall’Unione italiana Tiro a Segno fino al Centro piemontese di studi africani, passando all’Istituto di sviluppo ippico per la Sicilia e a quello per la conservazione della gondola e la tutela del gondoliere a Venezia.

Emblematico anche il caso dell’Unione nazionale per la lotta analfabetismo. Nata nel 1947 per un fine evidentemente prioritario nell’Italia del secondo Dopoguerra, è ancora attiva. E, ovviamente, fa altro. Come recita la mission, tanto ambiziosa quanto linguisticamente ’articolata’, in bella evidenza sul sito internet: l’Unla “si occupa principalmente della progettazione e della realizzazione di Progetti Speciali. Sono così chiamati perché caratterizzati da un insieme di iniziative tra loro articolate che si dipanano attorno ad un obiettivo comune con metodologia e mezzi specifici scelti oculatamente ed in relazione ai fini prefissati nonché agli ambiti di azione dei progetti stessi mirati alla tutela e recupero del territorio e dei beni culturali, alla realizzazione delle biblioteche, a corsi di aggiornamento rivolti ad operatori scolastici, all’educazione e formazione professionale specie nel campo dell’agricoltura”.

Visite fiscali, arriva ’cervellone’ che stana i furbetti

cms_7079/inps.jpgDal 1° settembre prende avvio il ’Polo unico per le visite fiscali’ con l’attribuzione all’Inps della competenza esclusiva ad eseguire visite mediche di controllo, oltre che ai lavoratori privati, anche ai lavoratori pubblici assenti per malattia, sia su richiesta delle pubbliche amministrazioni in qualità di datori di lavoro, sia d’ufficio (sono escluse dalle competenze Inps le visite al personale delle forze armate, polizia, vigili del fuoco).

Il sistema di gestione delle visite mediche di controllo prevede:

– visite mirate ed efficaci: un sofisticato Data Mining elabora serie storiche di decine di milioni di eventi di malattia e, sulla base di criteri individuati su base statistica, seleziona quotidianamente gli eventi più probabilmente passibili di riduzione della prognosi. La scelta di dove mandare i medici non è casuale;

– visite tempestive: ogni giorno, entro le prime ore del mattino, l’applicativo informatico SAVIO assegna le visite domiciliari ad ognuno dei medici fiscali, combinando le visite mediche di controllo d’ufficio e quelle su richiesta dei datori di lavoro; il medico fiscale riceve in tempo reale le sue VMC sul proprio NetBook (in via di sostituzione con tablet).

– razionalizzazione e minimizzazione dei costi: SAVIO assegna le visite mediche di controllo tra i medici disponibili e a ciascun medico in modo da minimizzarne i percorsi;

– informatizzazione e automazione avanzate: certificati medici, richieste datoriali di visite mediche di controllo, selezione malattie a rischio, assegnazione visite ai medici, esiti delle visite mediche di controllo… tutto avviene attraverso canali informatici e la messa a disposizione delle informazioni ai soggetti interessati-coinvolti è rapida ed efficiente.

BOERI – “Per il polo unico delle visite fiscali a regime avremo a disposizione 50 mln di risorse” ha detto il presidente dell’Inps, Tito Boeri, in occasione della presentazione del ’Polo unico per le visite fiscali’. “Le risorse – ha sottolineato – sono sufficienti, per quest’anno abbiamo 17 milioni, ma a regime avremo appunto 50 milioni e sono sufficienti per affrontare questo compito”.

“Questa iniziativa – ha rimarcato – ci permetterà di garantire una maggiore uniformità di trattamento e di gestione delle visite fiscali su tutto il territorio nazionale per dipendenti pubblici e privati. Oggi esiste una sensibile difformità tra pubblico e privato e forse più all’interno del settore pubblico tra le diverse regioni italiane”.

Boeri ha chiarito che non si faranno controlli casuali, ma mirati: “Guardando all’esperienza e ai fattori di rischio specifico, ai casi di abuso e di comportamento opportunistico quando sono più frequenti, di storie individuali o piuttosto per alcuni giorni della settimana. Quindi concentrando le visite in alcuni giorni per rendere i controlli maggiormente efficaci”.

Il presidente dell’Inps ha spiegato che “con il ’Polo unico per le visite fiscali’ noi partiamo il 1° settembre, ma con una fase transitoria perché l’atto di indirizzo non è stato ancora pubblicato in Gazzetta ufficiale e speriamo che avvenga nel più breve tempo possibile. Abbiamo anche bisogno del decreto” sulle fasce di reperibilità, “questo è molto importante per aumentare l’efficienza dei nostri controlli e dell’attività dei medici”.

“Ovviamente – ha sottolineato – se abbiamo fasce di reperibilità diverse tra pubblico e privato questo può comportare il fatto che la gestione delle visite non può essere davvero uniforme. I medici che si trovano ad uscire per fare controlli nel privato non possono fare gli stessi controlli nell’ambito pubblico”.

“Per questo – ha ribadito Boeri – noi auspichiamo che vengano adottate le fasce attualmente in vigore nel settore pubblico perché questo ci permetterebbe anche di colmare il divario con altri Paesi”.

“APRIREMO BANDO” – Il presidente dell’Inps ha spiegato poi che c’è “un problema di carenza di medici fiscali in alcune realtà territoriali. Più che un problema generale-totale di numero è di distribuzione di medici”.

“Ad esempio – ha detto Boeri – in Lombardia c’è una carenza di medici fiscali. In generale, nell’immediato affronteremo questa problematica ricorrendo ai medici dell’Inps e convenzionati, poi a regime affronteremo il problema con un bando che sarà aperto a persone che abbiano le competenze che noi richiediamo, soprattutto in termini di medicina legale”.

“Guarderemo con particolare attenzione – ha precisato – ai curricula di coloro che hanno già esperienze maturate anche nell’ambito delle Asl. Chiaramente a questi medici si estenderà la convenzione che andremo ad adottare con i medici fiscali”.

OSSERVATORIO STATISTICO – “Al via l’Osservatorio statistico sul Polo unico per le visite mediche di controllo” ha annunciato poi il presidente dell’Inps.

“Nel far partire il Polo unico – ha evidenziato – intendiamo far partire un’operazione di trasparenza verso l’opinione pubblica. Produrremo, a partire da gennaio 2018, un Osservatorio statistico sul polo unico che darà sistematicamente informazioni sulle assenze per malattie, sulle certificazioni e sul numero di giorni di malattia”.

“Oltre che – ha aggiunto – sull’esito delle visite sia nel settore del pubblico che privato, per genere e classi di età”.

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30 Agosto 2017