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Pensioni, per i giovani spunta l’assegno minimo da 650 euro

cms_6759/inps_pensioni.jpgUn assegno di garanzia per i giovani, flessibilità in uscita e meccanismi che non penalizzino le donne. Sono solo alcune delle ipotesi esaminate ieri durante il seminario del Pd ’Non è una pensione per giovani – Rapporti tra generazioni e riforma del sistema previdenziale’, andato in scena al Nazareno, e al quale hanno preso parte, tra gli altri, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, il vicesegretario del Pd Maurizio Martina, Tommaso Nannicini e i leader sindacali di Cgil, Cisl e Uil.

Tra le proposte emerse spicca quella avanzata da Stefano Patriarca, consigliere economico della presidenza del Consiglio, che ha illustrato l’ipotesi di una pensione contributiva minima di 650 euro mensili per chi ha 20 anni di contributi. Secondo il consigliere di Palazzo Chigi si potrebbe “introdurre anche nel sistema contributivo l’integrazione ad un minimo presidenziale come c’è attualmente nel sistema retributivo”.

Per Patriarca, la struttura “potrebbe essere pari all’attuale minimo complessivo dell’assegno sociale, pari a 650 euro mensili per 20 anni di contributi e potrebbe essere legata in modo parziale alla presenza sul mercato del lavoro. “I 650 euro mensili possono aumentare di 30 euro al mese per ogni anno di contribuzione superiore al 20esimo anno – ha rimarcato Patriarca – fino a un massimo di mille euro” e l’assegno potrebbe valere anche per gli anticipi.

L’introduzione dell’integrazione a un minimo previdenziale come nel retributivo, inoltre, determinerebbe un tasso di sostituzione per una carriera piena (40 anni di contributi) pari al 65% della retribuzione media netta.

Statali, tutti i nodi del contratto

cms_6759/dipendenti_ufficio_statali_fg.jpgMancano poche ore all’avvio del tavolo tra governo e sindacati per il rinnovo dei contratti statali, bloccati da quasi otto anni, e che riguardano una platea di 250mila impiegati pubblici. Dopo l’incontro preliminare del 27 giugno scorso, le parti sono convocate mercoledì all’Aran, l’agenzia che rappresenta le pubbliche amministrazioni italiane nella contrattazione collettiva nazionale, per confrontarsi sul contratto delle amministrazioni centrali.

Numerosi i nodi da sciogliere, a partire da quello delle risorse, passando per l’aumento salariale medio di 85 euro, (secondo quanto pattuito nell’accordo siglato il 30 novembre scorso tra Cgil, Cisl e Uil e la ministra Marianna Madia), i permessi per la legge 104 e le assenze a ore.

IL BONUS DA 80 EURO – Uno dei punti chiave della trattativa sarà salvare gli 80 euro del cosiddetto ’bonus Renzi’ che con l’aumento salariale di 85 euro previsto dal contratto rischia di azzerarsi. A tal proposito, la bozza dell’atto di indirizzo prevedeva una sorta di compensazione per la perdita del bonus, ossia il riconoscimento ad una platea di beneficiari individuata sulla base dei trattamenti stipendiali in godimento, di un elemento retributivo distinto dallo stipendio.

RISORSE – Il nodo risorse sarà quello che richiederà maggiori sforzi di concertazione. Perché oltre al fatto che il governo deve stanziare ancora consistenti risorse nella nuova legge di bilancio, bisognerà far quadrare gli aumenti con il bonus da 80 euro, altrimenti si rischia una vanificazione di quest’ultimo. Le risorse aggiuntive, spiegano i sindacati, sono stimate attorno ai due miliardi di euro, oltre quelle già allocate.

PRIORITA’ AI REDDITI BASSI – Secondo quanto ribadito più volte dalla ministra Madia, sarà data priorità ai dipendenti pubblici con redditi più bassi, a chi ha sofferto di più in questi anni di crisi. Si discuterà anche di organizzazione del lavoro in base alle nuove norme. Al tavolo di mercoledì sono convocate le confederazioni e le categorie dei sindacati più rappresentativi.

PERMESSI – Tra le novità principali del nuovo contratto rientrano i permessi orari per sottoporsi a visite mediche, terapie o esami diagnostici, che potranno essere effettuati senza assentarsi dal posto di lavoro per l’intera giornata, usufruendo di ferie o prendendo una giornata di malattia. Un’altra novità riguarda invece la fruizione a ore dei permessi retribuiti per motivi personali o familiari.

LEGGE 104 – I lavoratori statali che intendono fruire dei permessi della legge 104, ossia quei permessi garantiti al dipendente per assistere un familiare disabile, dovranno richiederli con “congruo preavviso”. Si tratta di uno dei punti contenuti nell’atto di indirizzo sui rinnovi contrattuali che il ministero della Pubblica Amministrazione invierà all’Aran, l’agenzia che rappresenta le pubbliche amministrazioni italiane nella contrattazione collettiva nazionale.

SALARIO ACCESSORIO – Sembra essersi risolta, invece, la questione legata al salario accessorio e ai trattamenti correlati alla performance. La norma sul salario accessorio prevedeva infatti che tutti i trattamenti accessori fossero legati alla performance. Su questo aspetto i sindacati hanno ribadito che non tutta la quota può essere destinata alla performance, ma solo quella variabile. Le cosiddette ’parti fisse e ricorrenti’, invece, sono quindi escluse. In parole povere, non tutto il salario accessorio va destinato alla performance ma solo la parte variabile.

Allarme morbillo a Vietri sul Mare: 3 casi e 700 contatti

cms_6759/Laboratorio_ricerca.jpgFocolaio morbillo in due hotel di Vietri sul Mare, in provincia di Salerno. Tre i casi confermati – 2 addetti alla reception e una cameriera di sala – ma sono ben 700 le persone coinvolte come contatti sospetti tra le due strutture, indicano fonti del ministero della Salute.

Al momento si è riusciti a risalire a buona parte degli ospiti degli hotel contattando direttamente le Asl di residenza, ma c’è ancora difficoltà per individuare alcuni ospiti perché il sistema di registrazione degli hotel non conserva l’indirizzo di residenza ma solo la città. Intanto continuano le azioni di ’contact tracing’ per tracciare i contatti.

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19 Luglio 2017