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Per non cadere in Rete: i nostri figli troppo connessi

In un saggio ormai diventato un culto per gli studiosi e non solo del mezzo televisivo, Karl Popper ci metteva in guardia dai possibili pericoli provenienti dal piccolo schermo, in merito alle sue capacità di influenzare e nel condizionare, nel bene e nel male, i comportamenti di massa. il filosofo tedesco sottolineava in particolar modo la funzione della televisione all’interno del nostro ambiente familiare, e dunque del suo influsso sugli spettatori più deboli come i bambini. Cosciente dell’importanza dello sviluppo mentale che il mezzo televisivo può avere nei confronti dei più piccoli, Popper proponeva in maniera provocatoria una patente per chi fa televisione, un permesso cioè che permetteva un più forte richiamo alle responsabilità di chi gestisce questo potente mezzo di informazione.

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Se Popper auspicava questo tipo di trattamento per i produttori di programmi tv, figuriamoci cosa avrebbe pensato e proposto per i contenuti trasmessi in Rete. Il riferimento storico al libello popperiano del secolo scorso, è doveroso per sottolineare i risultati di una ricerca di Net Children Go Mobile sul rapporto tra bambini e Internet nel vecchio continente. Ciò che emerge dai dati della ricerca è che nel nostro Paese c’è una navigazione troppo autonoma e a rischio. Come sottolineava anche John Condry nel libro Ladra di tempo, serva infedele, i bambini vengono lasciati molto spesso soli di fronte a un monitor di un pc o cellulare, liberi di navigare a loro piacimento e a ogni ora del giorno. Non solo non vi è nessun tipo di informazione da parte degli adulti sui possibili pericoli legati all’uso, per esempio, dei social network, ma le relazioni nate con e sul web non vengono controllate dagli stessi genitori.

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Questo è il quadro italiano, mentre in altri Paesi, oggetto della ricerca, vi sono differenze legate alla cosiddetta cultura della genitorialità (genitori più o meno permissivi) e al controllo dell’accesso online nelle scuole. Il malvezzo nell’eccessivo uso dei new media e i casi di solipsismo tecnologico, sono rilevati maggiormente in paesi come l’Italia, la Danimarca e l’Irlanda. In questi Paesi i minori hanno la tendenza, per esempio, a iniziare relazioni affettive utilizzando l’onnipresente smartphone, rischiando dunque di fare incontri sbagliati e di incorrere maggiormente in pericoli all’interno del web. I Paesi invece in cui vige un maggior controllo da parte degli adulti sul’utilizzo delle nuove tecnologie, sono il Portogallo, il Belgio e il Regno Unito. In queste nazioni inoltre vi sarebbe anche un maggior ricorso a strutture si sostegno per patologie legate all’eccessivo uso della Rete. Se prima la ladra era una, oggi le ladre di tempo si sono moltiplicate assumendo dimensioni più accessibili e nuovi accattivanti design. Schermi ultrapiatti, multi-touch screen, concentrati di altissima tecnologia in pochissimi grammi ed esplosioni di megapixel che fanno sbiadire i colori più vividi della nostra vita reale.

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Oggi la famiglia, luogo primario per la crescita e lo sviluppo psico-fisico del minore, appare un luogo in cui vige il laissezfaire. Genitori succubi della routine e dei problemi del menage familiare, lasciano che i figli crescano supportati dai molti schermi presenti nelle loro vite, in piena trance di fascinazione verso spettacoli molto spesso a contenuto violento o comunque non adatto a loro. Un primo passo potrebbe essere il dissuadere i bambini che uno schermo possa sostituire la realtà e poi insistere su programmi scolastici che possano aprirsi a soluzioni didattiche in cui corsi di media education offrano stimoli per una corretta e partecipativa educazione online.

Data:

31 Gennaio 2015