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PERÚ: IL PARLAMENTO BOCCIA L’IMPEACHMENT A CASTILLO

Il Perù continua ad avere il suo presidente. Il Capo di Stato, Pedro Castillo ha superato il secondo impeachment della sua gestione, ad ormai circa tre mesi al compimento di un anno alla Casa di Pizarro. Il parlamento qualche giorno fa ha bocciato la mozione di sfiducia proposto da alcuni deputati della destra peruviana che accusavano il presidente di essere coinvolto in casi di corruzione. La richiesta di impeachment è quanto mai curiosa, quanto pratica divenuta usuale nel Paese latinoamericano almeno dal 2016. I deputati avevano fatto richiesta di dimissioni di Castillo per “posto vacante di inabilità morale permanente“. La legge prevede che possa essere discussa dall’emiciclo se si raccolgono 87 voti, una maggioranza qualificata. Dopo essere stata respinta una prima volta nel dicembre scorso, la proposta è stata presentata ancora una settimana fa. Lunedì 28 marzo vi è stato l’intervento difensivo del Presidente, 13 minuti di lettura di un documento per poi lasciare l’aula. Al di fuori del Congresso numerose le manifestazioni, sia a favore sia contro Castillo, a dimostrazione della profonda spaccatura del Paese. Il parlamento ha quindi votato e per un solo voto Castillo resta Presidente, con 55 voti che hanno respinto la mozione, 54 favorevoli e 19 astenuti. Scongiurato quindi il triste record del Perù che ha visto cambiare già cinque presidenti in quattro anni, travolti da scandali di differente natura.

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Mancano circa tre mesi a Castillo per festeggiare un anno esatto dalla sua elezione, e pur avendo scampato anche questo secondo impeachment la sua permanenza alla Casa di Pizarro sembra in primo luogo in bilico e soprattutto infruttuosa, visto le numerosissime difficoltà fin qui incontrate. Per appena 40mila voti fu eletto presidente nel 2021 a discapito di Keiko Fujimori, ma da allora non è ancora riuscito a svolgere un lavoro organico di ricostruzione e rilancio del Paese, già profondamente in difficoltà. Oltre all’ostruzionismo dell’opposizione, al continuo scontro Congresso-Esecutivo, all’usuale problema della criminalità e corruzione della classe politica latinoamericana, Pedro Castillo sta evidenziando debolezze enormi personali e di uomo politico. In otto mesi di presidenza numerosi sono i rimpasti di governo, cambiati oltre 20 ministri tra cui tre volte il Primo ministro, cacciato il capo della polizia e scontri durissimi con vari ufficiali dell’esercito.

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Il primo esecutivo vide Guido Bellido come presidente, estrema sinistra e colpito da accuse di corruzione e vicino al Sendero Luminoso. Dopo di lui, in ottobre, è stata la volta di Mirtha Vasquez, avvocato dalle posizioni moderate, che ha rassegnato le dimissioni in gennaio, denunciando l’impossibilità di lavorare in uno Stato in cui la corruzione è parte integrante al punto di essere accettata come un fatto normale e accusando Castillo di non affrontare adeguatamente il problema. Dopo la sinistra ed il centro, il Presidente ha nominato Hector Valer, facente parte di un gruppo ritenuto di estrema destra. Il 1° febbraio il giuramento di Valer mentre appena tre giorni dopo, il 4 febbraio già le dimissioni. In poche ore dal giuramento sono venuti a galla i suoi rapporti con il narcotraffico, corruzione e misure cautelari per violenza contro la moglie e la figlia. Lo scorso 10 febbraio infine è arrivata la nomina dell’ex ministro della giustizia Anibal Torres, attualmente in carica. La situazione peruviana ha dell’invero simile, mentre il Paese cola a picco tra le difficoltà strutturali storiche, la criminalità e la pandemia che martella il settore turistico. E’ fondamentale per il Perù, ed anche per lo stesso Castillo, trovare stabilità ed un minimo di tranquillità per provare a far ripartire politicamente il paese in primis, ed in secondo luogo anche economicamente e socialmente, per uscire da una situazione al limiti del reale e soprattutto drammatica.

Data:

3 Aprile 2022