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PERU’: LA “LEY IMPUNIDAD” SANCISCE LA PRESCRIZIONE DEI CRIMINI CONTRO L’UMANITA’ ANTE 2002

La contestata e aspramente criticata legge peruviana, che consente di non perseguire i crimini contro l’umanità commessi nel Paese sino al 2002, è stata definitivamente approvata. I trattati internazionali come lo Statuto di Roma, che ha istituito la Corte Penale Internazionale (CPI), e la Convenzione sull’imprescrittibilità dei crimini contro l’umanità sono entrati in vigore nel Paese rispettivamente nel luglio 2002 e nel novembre 2003. Per questo motivo, queste norme non si applicano ai reati commessi precedentemente, che ricadono nella legislazione nazionale.

Ecco quindi che interviene il disegno di legge definitivamente approvato lo scorso giovedì, che a questo punto sancisce la prescrizione di questi reati. In virtù di questo ragionamento giuridico, Alberto Fujimori e alcuni altri l’avrebbero fatta franca e i crimini commessi sotto la dittatura militare dell’ex presidente nippo-peruviano, in carica dal 1990 al 2000, calcolati in 69mila morti e 21mila scomparse, non saranno perseguiti. L’iter per l’entrata in vigore definitiva della “ley impunidad” prevede che ora l’ultima parola spetti al presidente della Repubblica in carica Dina Boluarte, per la promulgazione. Su alcuni scandali che hanno riguardato la sua persona, abbiamo già riferito https://www.internationalwebpost.org/perucaso-rolexgate-coinvolta-la-presidente-della-repubblica-dina-boluarte/

Alberto Fujimori è considerato dalla storia peruviana un presidente controverso, specie per i metodi utilizzati per fronteggiare la minaccia terroristica che caratterizzò la storia del Perù di quegli anni. Intensificò molto la lotta contro il gruppo guerrigliero maoista “Sendero Luminoso” e il “Movimento Rivoluzionario Tupac Amaru”, raccogliendo degli oggettivi successi, ottenuti però con metodi opinabili e soprattutto violenti. Nel 1992 Fujimori sciolse il Congresso peruviano e sospese la Costituzione, assumendo pieni poteri e perfezionando quello che fu poi definito un “autogolpe”, a seguito del quale venne scritta una nuova Costituzione (1993) con il rafforzamento del proprio controllo sul governo.

Oltre a questo, la sua guida del paese fu segnata da numerosi scandali di corruzione e varie accuse di violazioni dei diritti umani, culminate in condanne penali. Tra i più cruenti fatti si ricordano il “massacro di Barrios Altos” (1991), un’azione messa in piedi dal gruppo militare segreto denominato “Grupo Colina”, autorizzato e sostenuto dal presidente, che irruppe in una festa e col sospetto di perseguire alcuni simpatizzanti di Sendero Luminoso compì una strage, uccidendo a sangue freddo 15 persone, tra cui un bambino, prescindendo dalle concrete prove di legami con il gruppo guerrigliero. Viene poi ricordato il “massacro di La Cantuta” (1992), nel corso del quale furono torturate, uccise barbaramente e poi bruciate 10 persone (9 studenti e un professore universitario), ritenute terroriste e risultate essere invece mere vittime civili innocenti.

Fujimori implementò inoltre un programma di pianificazione familiare, con il quale furono sterilizzate forzatamente migliaia di donne, soprattutto indigene e povere, senza il loro consenso. Ha infine esercitato un forte controllo sui media, perseguitando attivisti per i diritti umani, giornalisti e politici dell’opposizione, molti dei quali arrestati arbitrariamente, torturati e costretti all’esilio, manipolando susseguentemente il sistema giudiziario per proteggere sé stesso e i membri del suo governo, militari compresi, dalle accuse di violazioni dei diritti umani.

Albero Fujimori, a seguito di pressioni politiche non più contenibili, lasciò il Paese nel 2000 per fuggire dapprima in Giappone, poi in Cile, dove comunque venne arrestato e successivamente estradato in Perù, venendo poi condannato per violazioni di diritti umani, corruzione, abuso di potere e ottenendo nel 2009 la condanna a 25 anni proprio per i fatti di Barrios Altos e La Cantuta.

Nel 2017 gli fu stata concessa la grazia dal presidente Kuczynski, giungendo infine ad oggi, tra alterne opinioni e con un’età anagrafica di 85 anni: lui e i suoi collaboratori potrebbero allora fruire della prescrizione, cancellando con un colpo di spugna ogni atrocità.

A nulla sono serviti i cori unanimi e contrariati di livello internazionale, tra i quali quello della Corte interamericana dei diritti umani (Ichr) e dell’Onu. La stessa Corte Suprema di Giustizia considera il provvedimento legislativo “incostituzionale, sproporzionato”, ritenendo che “i giudici non debbano applicarlo”.

Detta “Ley Impunidad” (Legge sull’impunità), riferisce il quotidiano nazionale “El Comercio”, è già stata utilizzata lo scorso agosto – guarda caso – proprio dal presidente del Congresso Alejandro Soto (il parlamento peruviano), grazie alla quale lo stesso ha tentato di sfuggire ad alcuni procedimenti penali. Anche per questo motivo, la legge è stata ribattezzata “Legge Soto”.

L’Istituto di Difesa Legale, per bocca dell’avvocato Carlos Rivera, difensore dei parenti delle vittime di violazioni dei diritti umani, descrive questa legge come “orribile, una rozza iniziativa per generare impunità”. E promette ulteriore battaglia a livello costituzionale, “affinché i giudici non la applichino”.

Data:

6 Luglio 2024
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