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Piazza Affari in rosso, ai minimi da dicembre 2016, Giorgetti: Stop vendite scoperto in Italia”

Piazza Affari in rosso, ai minimi da dicembre 2016, Giorgetti: Stop vendite scoperto in Italia”

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Chiusura in netto ribasso per le Borse europee,dopo la seconda seduta consecutiva di vendite a Wall Street, con Milano tornata ai minimi visti l’ultima volta nel dicembre del 2016. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi, nel frattempo, è arrivato in giornata a superare la soglia dei 330 punti, ripiegando poi a fine seduta a 327 punti base e riportando il rendimento ai livelli di inizio 2014. A mettere di nuovo sotto pressione i Titoli governativi italiani l’imminente giudizio della Commissione europea sulla manovra del governo, con il rischio di una procedura di infrazione che incombe sull’Italia, e le parole della presidente del Meccanismo di vigilanza unica della Bce, Danièle Nouy. Obiettivo, le banche italiane, le cui quotazioni di Borsa continuano a soffrire del rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato. In audizione davanti alla commissione Econ dell’Europarlamento, l’ex alta funzionaria della Banca di Francia prima ha detto che sta facendo gli scongiuri perché la situazione degli istituti di credito della Penisola non precipiti: “Teniamo le dita incrociate per far sì che le banche italiane stiano andando ancora verso una migliore solvibilità e migliori bilanci, sui quali hanno già fatto molti sforzi, con buoni risultati negli stress test dell’Eba”, ha affermato la responsabile della Vigilanza unica.

Non solo. La Nouy, subito dopo, ha paragonato la situazione delle banche italiane a quella degli istituti di credito della Grecia, un Paese che è stato sottoposto alle ’cure’ della Troika, con dosi massicce di austerità che hanno abbattuto drasticamente il Pil, con pesanti conseguenze sociali: “Personalmente – ha detto la Nouy – penso che le banche italiane abbiano fatto molti sforzi per ripulire i bilanci, aumentare le loro posizioni di capitale, migliorare i loro modelli di business: sarebbe molto triste se venissero colpite dalle conseguenze del dibattito politico”. Poi ha aggiunto: “Ma sono cose che succedono: i problemi delle banche greche sono iniziati con discussioni politiche”. Anche se lo spread tra i Btp e i titoli greci a 10 anni attualmente supera di poco il punto percentuale (Atene paga il 4,68%, noi il 3,63%), mentre quello tra i nostri decennali e i Bund tedeschi supera i 3,2 punti percentuali, la situazione dei due Paesi, e quindi delle relative banche, è oggettivamente difficile da paragonare: il Pil dell’intera Grecia è inferiore, e non di poco, a quello della sola Lombardia.

Parole che non hanno lasciato indifferenti i titoli in piazza Affari: il Ftse Italia Banche, l’indice settoriale milanese, che già stava andando male, subito dopo le parole della Nouy ha perso cinquanta punti in una decina di minuti, passando da 7.702 punti a 7.648, per poi rimbalzare. Il settore ha poi chiuso in calo del 2,61%, a 7.645 punti. Il comparto bancario italiano, che pesa molto sulla Borsa di Milano, è notoriamente molto sensibile all’andamento dei rendimenti dei titoli di Stato, inversamente proporzionale a quello dei prezzi. L’allargamento degli spread sui titoli di Stato italiani, ha confermato Andrea Enria, presidente dell’Eba e destinato a prendere il posto della Nouy a partire dal primo gennaio 2019, “ha conseguenze per il sistema bancario, non solo attraverso il diretto impatto sul capitale dalle obbligazioni detenute nel trading book o tra gli Afs (Available for sale, disponibili per la vendita, ndr), ma è anche particolarmente importante la sensibilità dei costi di raccolta” all’andamento dei titoli di Stato.

cms_10911/giorgetti_serio_fg.jpg“Bisognerebbe iniziare a vietare le vendite allo scoperto anche in Italia’’ dei titoli di Stato. E’ quanto ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, ai microfoni di ’Repubblica tv’, a margine di un’iniziativa al ’Corriere dello Sport’, commentando lo spread salito a 326.

Salvini e Di Maio: “Spread scenderà”

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Lo spread infiamma la vigilia del verdetto Ue. Mentre si attende che la Commissione europea renda note le sue conclusioni sulla manovra, il differenziale tra Btp e Bund è schizzato ampiamente oltre la soglia dei 330 punti. “Ovviamente sono preoccupato” ha risposto ai giornalisti il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, in merito all’impennata.

Oggi il presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno, in audizione davanti alla commissione Econ del Parlamento Europeo, ha evidenziato che il Documento programmatico di bilancio rivisto “non ha migliorato la situazione in termini dei costi del finanziamento del debito, e lo vediamo sui mercati ogni giorno, il che significa che non ha eliminato le preoccupazioni riguardanti la strategia di bilancio dell’Italia”.

Ma i due vicepremier mostrano ottimismo. “Lo spread sono sicuro che scenderà, non potrà che scendere – ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Salvini – tranne che non ci sia qualcuno che giochi alla speculazione per danneggiare l’Italia, e questo, come governo, non lo permetteremo”. Analogamente il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, è certo che quando da Bruxelles “avranno preso le decisioni” sulla manovra italiana, “le tensioni scenderanno. Ne siamo convinti. Non ci affidiamo al destino ma a convinzioni precise”.

Sabato è previsto l’atteso incontro tra il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, e il premier Giuseppe Conte. Juncker accoglierà il presidente del Consiglio “per una cena di lavoro a palazzo Berlaymont” a Bruxelles, ha confermato il portavoce capo della Commissione Margaritis Schinas.

Ieri Juncker e Conte si sono sentiti per telefono, ha spiegato Schinas, ma “non è stata una telefonata lunga. Hanno concordato che il momento migliore per vedersi sarebbe stato sabato. Si sono messi d’accordo per vedersi alle 19.30. Per sapere quali saranno i contenuti della cena bisogna aspettare domani. Il collegio dei commissari domani adotterà il pacchetto di autunno del semestre europeo e i tre membri della Commissione vi spiegheranno tutto”. Il portavoce ha declinato altre domande sulle ragioni che spingerebbero la Commissione ad essere rigida nei confronti dell’Italia, invitando ad attendere le decisioni di domani sulla manovra italiana.

Anticorruzione, governo battuto al voto segreto

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Governo battuto alla Camera sull’anticorruzione. La maggioranza è andata sotto su un emendamento al ddl Bonafede votato a scrutinio segreto. A quel punto il capogruppo M5S Francesco D’Uva ha chiesto la sospensione dell’aula. Il presidente della Camera, Roberto Fico, ascoltato il parere dei gruppi, ha sospeso i lavori a Montecitorio per 30 minuti per poi convocare la conferenza dei capigruppo al termine della quale è stato comunicato che l’aula della Camera avrebbe ripreso l’esame del ddl domani alle 11. Per le 9 nel frattempo Luigi Di Maio ha convocato l’assemblea dei gruppi M5S.

L’emendamento al ddl anticorruzione a prima firma dell’ex M5S ora al gruppo Misto, Catello Vitiello, sul quale la maggioranza è stata battuta, depotenzia il reato di peculato. Tema sul quale, durante i lavori in commissione, Lega e M5S avevano manifestato opinioni diverse: favorevole il Carroccio, contrari i grillini. La maggioranza aveva dato parere contrario all’emendamento Vitiello. I voti a favore sono stati 284, i voti contrari 239.

Vitiello è stato espulso dal M5S per aver violato l’articolo 6 del nuovo Regolamento grillino, che vieta la candidatura di persone iscritte ad associazioni massoniche e, soprattutto, per non aver informato i vertici del suo passato.

“E’ stato un incidente di percorso che avrà come risultato che il ddl verrà approvato più in fretta“, ha detto Matteo Salvini fuori palazzo Chigi, certo che non ci sarà “nessuna ripercussione“. Subito dopo il voto il vice premier aveva parlato di “voto in aula assolutamente sbagliato“: “La posizione della Lega la stabilisce il segretario. Il provvedimento arriverà alla fine come concordato dalla maggioranza”. E ha poi aggiunto: “Io abolirei il voto segreto perché italiani hanno diritto di sapere chi vota cosa“. “Colpa delle Lega? A me non interessano i responsabili. Ripeto: nascondersi dietro il voto segreto è vigliacco, chiunque lo faccia. C’è una maggioranza, andrà fino in fondo. C’è il decreto sicurezza, c’è la manovra… c’è così tanto da fare che fare i bambini schiacciando i bottoni mi sembra veramente inutile. La lega si impegnerà per accelerare l’approvazione del ddl anticorruzione”, ha ribadito il leader del Carroccio.

Quello che è accaduto oggi in aula è un fatto gravissimo. Così non si va avanti’’, ha dichiarato D’Uva aggiungendo: ’’Noi non salviamo i furbetti dalla galera. Chi ha votato Sì a un emendamento che va a favore dei delinquenti si sta assumendo una responsabilità enorme agli occhi dei cittadini’’.

Sono i fichiani che hanno votato a favore per mandare un segnale. Cercano una scusa per non votare il decreto sicurezza”, ha detto ai cronisti Igor Iezzi, capogruppo della Lega in commissione Affari Costituzionali. “Non siamo stati noi’’ a far andare sotto la maggioranza ha assicurato il capogruppo della Lega a Montecitorio Riccardo Molinari arrivando a palazzo Chigi dove da poco è terminato il Cdm.

“Con il governo battuto su un voto sul peculato è evidente che Lega e M5S non possono più stare insieme. I leghisti hanno tradito il patto di governo per salvare tutti coloro che hanno un processo per peculato. Brutta pagina politica che dimostra come la maggioranza su alcuni temi è geneticamente modificata. Un giorno il condono, un altro il dl sicurezza, poi gli inceneritori, oggi l’anticorruzione. Sono divisi su tutto e quando si affrontano i nodi cruciali dei singoli provvedimenti le enormi divergenze politiche e culturali vengono fuori”, ha detto Francesco Boccia, deputato Pd.

Riteniamo attraverso il voto segreto di aver garantito la libertà di espressione di quest’aula. Dopo giorni di giustizialismo manettaro, se oggi quest’aula si è espressa a favore del garantismo è nell’interesse degli italiani”, ha commentato la capogruppo di Fi alla Camera Maristella Gelmini.

Dl sicurezza, Conte: “Se necessario porremo la fiducia”

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“Se necessario porremo la fiducia” sul dl sicurezza, ma “al momento non è all’ordine del giorno. Il decreto è in fase avanzata per quanto riguarda l’iter legislativo. E’ il momento di operare una sintesi”. Così il premier Giuseppe Conte, parlando con i giornalisti dopo aver visitato le ville sequestrate al clan Casamonica.

Dal partito di Matteo Salvini, intanto, si getta acqua sul fuoco dopo la fronda di alcuni parlamentari pentastellati che non hanno nascosto critiche al provvedimento. “Più un problema per i Cinque Stelle, che rischiano una crisi al loro interno, che non della Lega” dicono, scommettendo che alla fine, come spiega una fonte parlamentare del Carroccio, l’iter del decreto non corre rischi. Anche perché l’orientamento che prevale è quello di porre in aula alla Camera la questione di fiducia, come già al Senato. “Sappiamo per certo che a un certo punto faranno marcia indietro e che non mancherà alcun voto di fiducia quando si tratterà di metterci la faccia”, spiegano fonti del Carroccio. Avverrà quanto già successo in altri casi – è il ragionamento – sono logiche di coalizione, “anche sul dl bandiera di Di Maio, quello sul lavoro, il dl dignità, c’era chi tra di noi non era d’accordo, ma poi è passato”.

Una sicurezza, quella di arrivare al 3 dicembre con il decreto approvato, che anche stamattina è stata ribadita dallo stesso Matteo Salvini. “Io sono convinto che si approverà perché serve all’Italia”, ha detto il ministro dell’Interno, chiarendo che non ci sono questioni sulla tenuta del governo “perché il problema non si pone, visto che il decreto si approva”.

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21 Novembre 2018