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POCHI MALEDETTI E BASTA

Sapete come si dice parlando del lavoro pubblico, “i soldi sono quelli che sono, pochi, maledetti e subito”. Eh si, un lavoro nello stato attuale delle cose, non consente di sognare in grande, di pensare ad una villa con piscina. Ma almeno i piccoli sogni si concretizzano. Un appartamento con mutuo trentennale, gli hobby, le passioni, una famiglia, le rate della macchina. Insomma, pochi si, maledetti perché non sono tanti, ma subito, ad ogni fine mese. E poi c’è chi sta peggio, quindi non ci si deve lamentare, anzi, non si può. Però che strano, ho scritto lavoro pubblico, mentre in realtà, analizzando la situazione, qualcosa non torna. Infatti anche i politici, iniziando dai parlamentari per arrivare ai consiglieri regionali e comunali, percepiscono soldi dallo Stato per svolgere il loro compito.

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Quindi loro, i benedetti dalle consultazioni elettorali, che siano commercialisti oppure avvocati o altro, possono tranquillamente esercitare le loro professioni e percepire l’”obolo”. Vabbè, si tratta di una categoria particolare. E poi un dipendente pubblico potrebbe trovarsi un altro lavoro per compensare le carenze economiche. Potrebbe, ma non gli è consentito. Eh si, perché stranamente, in Italia, se si lavora nel comparto pubblico non si può fare un lavoro secondario. Il motivo di questo impedimento è dovuto all’articolo 97 della Costituzione della Repubblica, secondo cui il dipendente pubblico è tenuto al dovere di esclusivitàdelle prestazioni. Ossia a garantire l’imparzialità e il buon andamento dell’attività amministrativa, dedicandosi in maniera totale alle mansioni presso l’ufficio cui è destinato, senza indirizzare le proprie energie verso attività differenti e non inerenti a quelle che vanno a concernere all’amministrazione. Suona strano in effetti, poiché in pratica se vuoi campare con lo Stato lo puoi fare, purché tu accetti di vivere tra gli stenti, un po’ come un matrimonio forzoso. Anzi, è strano che sui contratti di assunzione non ci sia la formula “di vivere con questo lavoro in povertà ed insicurezza, in malattia non pagata per i primi tre giorni e con il rischio di un dirigente incapace che ti faccia lavorare male”. Però non è l’unica nota stonata di questa cacofonia legislativa, dato che anche – e direi soprattutto – i politici dovrebbero garantire imparzialità e risultati, dedicandosi anima e corpo alla loro missione. Ma che diamine, non vogliamo mica paragonare un impiegato delle concessioni edilizie oppure un poliziotto che deve decidere sul momento come agire in caso di violenza o rapina con un politico, sottoposto ad uno sforzo concettuale indicibile ogni qualvolta si trovi a dover ragionare sulle proprie competenze.

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Le responsabilità in molti casi sono inversamente proporzionali a quanto si guadagna. Però i politici decidono delle sorti della gente, vengono compensati per i propositi, anche perché se dovevano essere compensati per i risultati stavano freschi! Ma come dicevamo c’è chi sta peggio, gli stipendi sono bassi ovunque per le fasce minori, e chi lavora nel commercio spesso non ha nemmeno il tempo di cercarlo un secondo lavoro, figuriamoci di svolgerlo. Allora se per i soldi vale il detto “Pochi, maledetti e subito”, per i dipendenti, coloro che consentono alla macchina statale di andare avanti nonostante tutto – si, nonostante tutto ciò che manca – allora ben venga che siano “molti, benedetti e sempre”.

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Data:

12 Ottobre 2016