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POLITICA DEL POTERE E RISOLUZIONE DEI PROBLEMI

“Di fronte alla politica come gestione del potere c’è sempre stata un’altra concezione della politica. Il suo scopo dovrebbe essere la “felicità pubblica”, la felicità del cittadino”.

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Rispetto alla politica come “gestione del potere”, c’è un’altra concezione della politica, il cui scopo è la “felicità pubblica”, la felicità del cittadino.         

È la “grande politica”, fondamentalmente diversa dalla “politica del potere”, e appare in Aristotele, nella nozione scolastica del “bene comune”, nella “felicità pubblica” dell’Illuminismo e nello Stato sociale.

Ma la linea della “grande politica” viene spesso tradita. Essa si è consolidata nella politica interna delle nazioni democratiche, ma nelle tirannie e nella politica internazionale prevale la “politica di potenza”, la “Realpolitik”. Questa politica ha creato un mondo di legittimazioni che si può riassumere nella “cospirazione dell’irrimediabile”, che si risolve nell’ingiustizia e nella sconfitta.

Machiavelli descrisse crudamente la situazione: se gli uomini fossero buoni, il principe giusto potrebbe governare, ma poiché gli uomini non sono buoni, il principe deve governare implacabilmente. Secondo Machiavelli, la politica è separata dall’etica. Non si può governare con le mani pulite (Sartre). Se il politico fosse soggetto alla moralità quotidiana e l’economia avesse preoccupazioni etiche, questo sarebbe pericoloso per la libertà (Friedman). Se le cose stanno così, gli abusi di potere sono irrimediabili.

Presentando la politica in termini di amico/nemico, Carl Schmitt ha espresso un’idea di politica, la cui conseguenza è quella di presentare gli inevitabili confronti umani come “conflitti”, in cui l’importante è annientare il nemico. I potenti devono legittimare la guerra, che è la massima espressione del potere. Senza di essa non c’è vittoria.

Carl Schmitt

Mentre il conflitto è un gioco a somma zero, in cui il vincitore prende tutto, la “grande política” presenta i conflitti come “problemi da risolvere” che devono essere risolti con giustizia a beneficio dell’intera società. La giustizia non appare come una misura già stabilita, ma come un metro in grado di misurare l’azione. È lo strumento che è stato pensato per risolvere i problemi della convivenza, attraverso soluzioni imperfette, permanentemente migliorabili.

Se il futuro è imprevedibile, una cosa sappiamo con certezza: la storia continuerà a porci dei problemi. La dinamica problema-soluzione è la grande forza trainante della storia. La cultura è proprio l’insieme delle soluzioni che una società ha inventato e trasmesso nel tempo. Così sono la lingua, le scienze, i costumi, le religioni, la tecnologia, le istituzioni. Molti dei nostri standard sono eque sintesi di soluzioni a problemi, la cui efficacia aumenta attraverso l’obbligo morale.

Questa è la funzione principale dell’intelligenza. È vero che i problemi possono essere di tipo molto diverso – fisici, emotivi, sociali, economici, politici, tecnici – ma è possibile sviluppare una pratica generale della risoluzione dei problemi?

Creare una vera e propria scienza della risoluzione dei problemi era il sogno dell’intelligenza artificiale e teoria della complessità computazionale, iniziato nel 1957 con il programma “General Problem Solver”, ideato da Newell, Shaw e Simon. L’obiettivo era chiaro, anche se in quel momento era molto lontano dall’essere raggiunto.

Ma è solo questione di “problem-solving”?

Il termine problem solving,, che si risolve nella “risoluzione di un problema”, indica un’attività finalizzata all’analisi e alla risoluzione dei problemi usando varie tecniche e metodi, diversi a seconda della disciplina in cui è usato; per esempio in psicologia è un processo mentale, un’attività intellettuale del pensiero umano,

Nello studio dei problemi e della loro soluzione, quelli che toccano più profondamente la vita delle persone, sono quelli che nascono dal bisogno di felicità nella vita privata e nella polis. I problemi umani riguardano l’azione, indubbiamente influenzata dalle conoscenze, ma anche da bisogni, desideri, aspettative, emozioni.

Come indica l’etimologia, un problema è qualcosa che si presenta davanti a noi e per cui non abbiamo risposta. Ciò significa che ogni soluzione ha un aspetto cognitivo e anche un aspetto conativo ed emotivo. Nel linguaggio filosofico e psicologico, che riguarda la conazione, essa si manifesta nella coscienza come volontà e desiderio, e nel comportamento come azione tendente a un fine. Tutto questo deve essere considerato dal metodo generale della risoluzione dei problemi.

È possibile descrivere un’intelligenza capace di andare avanti con risolutezza e risolvere un problema. Ogni disciplina è responsabile della risoluzione di quelle nel suo campo – matematica, economia, scienze, arti, medicina, ingegneria, ecc. La psicologia e le terapie si prendono cura dei problemi personali, ma dovremmo andare oltre e sviluppare in ogni persona la competenza euristica e di risoluzione dei problemi, che include anche i problemi della vita quotidiana.

La storia dell’organizzazione dei gruppi sociali è la storia delle strutture di potere, dai primi sistemi di comando agli Stati più complessi. Inizialmente i gruppi familiari eleggevano un capo per risolvere un problema specifico, principalmente la guerra. Ma la complessità della città rendeva necessaria un’organizzazione stabile, un’amministrazione, e quell’apparato finì per acquisire un’esistenza sostanziale.

Così, l’origine divina del potere consumò la frattura fra la “società politica” separata dalla “società civile”. Aveva una sua logica: la ragion di Stato. La gloria di un sovrano è espandere il suo dominio e il potere tende inevitabilmente ad espandersi.

Tuttavia, di fronte alla politica come “gestione del potere” c’è sempre stata un’altra concezione della politica. Il suo scopo dovrebbe essere la “felicità pubblica”, la “felicità del cittadino”. È la “grande politica”, distinta dalla “politica del potere”, che presenta i conflitti come “problemi da risolvere”. Mentre nel conflitto il vincitore prende tutto, nella risoluzione dei problemi, tutte le pretese legittime devono trovare una sistemazione, cioè, essere risolte con giustizia.

La giustizia non appare come una misura già stabilita, come un metro in grado di misurare l’azione, ma rappresenta l’insieme delle migliori soluzioni per risolvere i problemi della convivenza. Per attuare la “grande politica”, per mettere all’angolo la “politica del potere” e imporre la “politica delle soluzioni”, dobbiamo sviluppare l’intelligenza politica. Il grande politico è colui che è capace di trasformare i conflitti in problemi da risolvere.

Indagare su come sono stati e si formano i governanti è rivelatore. Sono stati educati alla lotta per il potere, a come scalare i ranghi dei partiti o di altre organizzazioni, ad attrarre sostenitori, a tessere reti di influenza, a circondarsi di un’élite di seguaci, ma niente garantisce che abbiano la capacità di risolvere i problemi.

Ma cosa significa. “politico”? Identificare il “politico” con chi si dedica a governare significa separare la “società politica” dalla “società civile”. Questa è l’essenza della “politica di potenza”. Ma per la “grande politica” il “politico” è l’abitante della polis. Siamo tutti, quindi, politici.

Carlo Galli

Per definirci politici, dobbiamo chiederci, con Carlo Galli, che cos’è la politica? “È vita concreta, intensamente vissuta, conflittuale. Lo studioso di politica ha per le mani una materia che deve fare rivivere. Con scienza e con forza espressiva, cercando di portare alla luce le energie epocali che si muovono nelle diverse contingenze storiche. È questo il lato esistenziale del pensiero politico, attraverso la storia dei concetti, con radicalità teorica e con scrupolo filologico, intrecciando tradizioni di pensiero diverse: quella dialettica, da Platone a Hegel fino a Adorno; quella realistica, da Machiavelli a Hobbes; quella del pensiero negativo da Nietzsche a Heidegger fino a Schmitt”.

Ma, concretamente, quali sono i poteri politici che dovrebbero avere il governante e il cittadino? Come viene distribuito il potere tra loro? Cosa succede alle élites che circondano il potere? Come rendere la politica un esercizio positivo?  Quando diciamo che il potere corrompe, ci riferiamo anche al potere dei cittadini?

Se tutti siamo politici e ci sono politici che vogliono dedicarsi a governare e politici che aspirano solo ad essere cittadini, tutti devono imparare ad esercitare il proprio potere. Per Hegel, l’autodeterminazione dell’individuo deve riguardare esclusivamente la libertà come risultato della volontà che si determina da sé. Affinché ciò possa avvenire, è necessario che i bisogni, i desideri e gli impulsi siano esperiti come espressione e conferma della propria libertà, che, a loro volta, permettono all’individuo “cittadino” di esercitare la propria volontà anche nel campo della politica.

Al problema della determinazione della libertà come fattore etico -come sottolinea Axel Honneth nella terza parte del suo libro sulla filosofia politica di Hegel-, egli sottolinea l’importanza dell’intersoggettività, che permette all’individuo di fare esperienza dell’eticità e della libertà.

L’autorealizzazione e il riconoscimento sono i cardini della lettura che Honneth compie di Hegel e che mettono in risalto l’importanza della comunicazione anche nella definizione di un’etica capace di creare le condizioni della libertà umana. Il problema è aperto, come sempre.

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Bibliografia

Honneth, Axel, Il dolore dell’indeterminato. Un’attualizzazione della filosofia politica di Hegel, Manifesto libri, 2003

Bassan, Marco, Política, lotta, rivolta. Intervista al filosofo e politologo Carlo Galli. Mai estraniarsi dalla lotta. Tre idee per il futuro e consigli ai giovani sul loro avvenire, 2023

General Problem Solver (GPS) is a computer program created in 1957 by Herbert A. SimonJ. C. Shaw, and Allen Newell (RAND Corporation) intended to work as a universal problem solver machine. In contrast to the former Logic Theorist project, the GPS works with means–ends analysis.

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Data:

6 Giugno 2024

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