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POPULISMO E POPULISMI, L’ARTE DI SOPRAVVIVERE GRAZIE ALLA RETE

cms_28743/1.jpgIl populismo è stato visto come l’arte della semplificazione, un dispositivo politicamente scorretto che si avvale di metodi semplici per scardinare la complessità dei vecchi partiti novecenteschi ormai dissoluti di fronte all’onda travolgente dell’oclocrazia disgregante. Alla base del successo di un’ideologia che non è un’ideologia bensì un modo di pensare, c’è una miscela esplosiva composta da antipolitica, neoliberismo, disintermediazione e post-verità. In quest’ultimo caso il populismo, anzi sarebbe meglio definirlo al plurale per via della sua rapida diffusione nelle politiche elettorali di molti Paesi, tende a rivendicare il monopolio del buon senso delle masse contro la presunta autorità degli esperti della politica. I populismi si caratterizzano essenzialmente dunque per la loro presunzione di verità assoluta sulle cose del mondo e sulla visione della vita.

cms_28743/2_1671331039.jpgDopo i trionfi delle democrazie in salsa liberale del secolo scorso, il XXI secolo ha decretato il trionfo della tecnologia digitale, una tendenza che ha travolto la politica e una richiesta esogena di accesso alle forme di potere sotto forma di, da una parte, controllo da parte del popolo di cosa succedeva nelle stanze della politica, e, dall’altra, di completa visibilità dei leader politici e dei loro accoliti attraverso le sempre accese finestre dei social. Già a partire dalla metà degli Anni Novanta il diffondersi sempre più a buon mercato dei microprocessori integrati nei pc e l’imporsi del web, hanno permesso a un’estesa moltitudine di individui di accedere a forme di conoscenza inedite bypassando organi di stampa tradizionali, uffici stampa e old media. L’approssimarsi di ciò che Pierre Levy chiamava nel 1994 “intelligenza collettiva” e che per Derrick De Kerckhove è divenuta connettiva (il computer come estensione del nostro pensiero), stava divenendo un credo a cui ben presto moltitudini di persone sarebbero state pronte a dedicare la quasi totalità delle loro vite.

cms_28743/3.jpgNell’arco di un decennio o poco più i politici hanno approfittato delle nuove potenzialità di comunicazione a scopi elettorali e propagandistici che si venivano a creare grazie al design e all’engagement delle piattaforme social, per mettere in campo un arsenale in grado di ottenere consenso online, ovvero hic et nunc. La neo politica della nuova era post democratica e della post verità (i fatti lasciano spazio alle emozioni e alle credenze personali) parla direttamente al cittadino, lo tratta come uno di loro, scrive in maniera meno ampollosa abbreviando i messaggi in brevi ed efficaci slogan presi in prestito dalla neopubblicità. Il sistema dei like e delle condivisioni, i retweet e i commenti live, giocano poi un ruolo ancor più fondamentale nell’arricchire un quadro teso ad ampliare l’effetto identificazione tra leader e individuo, tra il politico e l’utente. Ciò che è riuscito alla rivoluzione digitale non è mai riuscito nella storia umana a nessuna tecnologia precedente. In termini politici gli effetti di una globalizzazione delle tecnologie digitali hanno permesso sì una apertura di confronto a livello orizzontale (non rappresentativo tout court), ma a livello economico hanno creato nuove forme di consapevolezza social-demagogiche tramutatesi in populismi trasversalmente distribuiti nelle società occidentali, avulsi da ogni forma di politica e cultura tradizionale non più in grado di riflettere una condizione di moltitudini insoddisfatte e arrabbiate, tradite persino dalle promesse di riconoscimento per tutti avanzate dal capitalismo digitale.

Data:

18 Dicembre 2022