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PORTA SAN PAOLO CELEBRAZIONE DEL 72° ANNIVERSARIO DELLA DIFESA DI ROMA

In tanti al cospetto della Piramide Cestia. Un bagno di folla per commemorare e ricordare i dati e gli eventi storici più significativi che hanno caratterizzato quel dolorosissimo periodo, giustamente ricordato come “Secondo Risorgimento”. Una straordinaria occasione per commemorare i gloriosi caduti delle Forze Armate regolari (527.000 militari, di cui 413.000 dell’Esercito, 83.000 della Marina e 31.000 dell’Aeronautica); della lotta partigiana (80.000 combattenti della Resistenza) e degli internati nei campi di concentramento (590.000 militari). Queste le cifre che indicano l’entità delle tre componenti incise, per memoria, nel marmo del monumento eretto a Porta San Paolo.

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E martedì 8 settembre, in quel sito della storia e della memoria, impassibile e sereno, galvanizzato dalle morbide note della canzone del Piave e del Silenzio, spiccava il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. D’intorno, l’ampio piazzale, pavesato da centinaia di Bandiere, Labari e Gonfaloni immersi nell’ ondivago colpo d’occhio multicolore offerto dai soci delle varie Associazioni d’Arma e Combattentistiche giunte da tutta l’Italia, era nel più rispettoso e composto silenzio.

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Il Presidente si è, quindi, avvicinato alla corona di fiori deposta al cospetto della targa incastonata sulle severe mura di Porta San Paolo, e l’ ha sfiorata con la mano. Una signora con il foulard bordato col Tricolore, poggiato sulle spalle, colta da commozione, ha versato calde lacrime. Una scolaresca ed un gruppo di gitanti svedesi, anch’essi colpiti dall’austera parata e dal secco scandire dei comandi impartiti ai Picchetti in armi, si sono fermati in muta contemplazione e, poi, hanno applaudito.

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A conclusione del rituale, Autorità, civili e militari tutti insieme si sono mossi ed ordinatamente trasferiti nei Giardini del vicino Parco della Resistenza. Anche qui, in fervida attesa, altrettanta folla predisposta per la Cerimonia organizzata dall’ANC-GL (Ass. Naz. Combattenti della Guerra di Liberazione). Ove al cospetto dell’Erma dedicata dal suddetto sodalizio ai Caduti per la Resistenza, il Presidente Mattarella, con medesima procedura, ha deposto altra Corona avvolta nel tricolore. Poi, dopo un attimo di silenzio e la benedizione del Cappellano Militare, un socio dell’ANC-GL ha recitato la Preghiera per tutti i caduti della Guerra di Resistenza. Sul palco delle autorità si sono, quindi, alternati al microfono, il vicesindaco di Roma Marco Causi e il Ministro della Difesa Signora Roberta Pinotti, presente era anche il presidente Consiglio regionale Daniele Leodori. Estremamente curato e denso di riferimenti storici e di cifre, il discorso della Signora Pinotti, ha suscitato consenso e calorosi applausi. A sintesi della Cerimonia, il Gen. di C.A. Tullio Del Sette -Comandante Generale dell’Arma-, ha deposto una corona d’alloro accanto alla lapide dedicata al Cap. M.O.V.M. “alla memoria” Orlando De Tommaso.

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Ebbene si ?. Grandi ed impressionati le cifre dei caduti per la difesa di Roma in cui … << combatterono, fianco a fianco, - ha detto il Ministro Pinotti - solo per citare alcuni nomi, il generale Giacomo Carboni e l’operaio diciottenne Maurizio Cecati (il primo caduto della Guerra di Liberazione cui verrà riconosciuta la qualifica di partigiano)…, il capitano Camillo Sabatini e la studentessa Marisa Muru…, il carrista Salvatore Lo Pizzo e il futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini…, il tenente Maurizio Giglio e l’attore Carlo Ninchi…, il sottotenente Gino Nicoli (che, costretto dai nemici a guidare un carro armato, lo condusse consapevolmente su un campo minato)…, e il professore di storia dell’arte Raffaele Persichetti, a cui verrà tributata, alla memoria, la prima Medaglia d’Oro al Valor Militare della Guerra di Liberazione. Davvero popolo e militari per una stessa battaglia. Morirono, -ha rilanciato la Signora Ministro- tra l’8 e il 10 settembre 1943, ben 414 militari e 156 civili: alla fine Roma cadde nelle mani dei nazisti, ma la Resistenza del nostro Popolo continuò finché, tra il 4 e il 5 giugno del 1944, anche Roma non venne liberata.

cms_2688/Ughetto_Med_Oro_Foto.jpgL’ultimo caduto della difesa di Roma morì proprio il 5 giugno, mentre le truppe alleate erano ormai già entrate in città attraverso la Prenestina: si chiamava Ugo Forno, ed insieme ad altri aveva imbracciato un fucile per attaccare un reparto di nazisti che si apprestava a far saltare il ponte della Salaria sull’Aniene. Grazie al loro attacco i tedeschi non riuscirono a farlo saltare, ma in quest’impresa Ughetto Forno restò ucciso: l’ultimo caduto della difesa di Roma. Aveva solo dodici anni… dodici… Allora, riprendendo nuovamente le parole del Presidente Mattarella, – ha concluso l’Onorevole- noi abbiamo il compito fondamentale di “…custodire, e rivitalizzare, le istituzioni della nostra democrazia perché in esse c’è il lascito di chi, con coraggio e sacrificio, ha combattuto la battaglia per aprire a noi un futuro migliore. E dobbiamo fare altrettanto con i nostri figli e i nostri nipoti. Dobbiamo passare loro il testimone: indicando nella libertà la fonte dei diritti, ma al tempo stesso di responsabilità e di doveri.>> Cifre che, per quanto aride e immote, forniscono purtuttavia l’esatta consistenza della tragedia patita dal popolo italiano. Dai nostri nonni, zii e/o genitori. Popolo fierissimo che, anche in quei momenti di disorientamento, di travaglio e di carenza di coordinamento, non è venuto meno al senso più intimo della nostra italianità e al senso dell’onore: combattere per liberare l’Italia. Questo è il più forte lascito dei giorni fra l’8 e il 10 settembre 1943; la scintilla da cui i scaturita la ricostruzione: il nostro riscatto!

Data:

10 Settembre 2015