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PORTO FRANCO NORD DI TRIESTE!!!

Domande impellenti, sulla stregua di riflessioni cruciali, sono insopprimibili alla luce di certe questioni circa le quali sembra scorrere un silente ponderoso dictat di ignorarle; mentre, di fatto, pur essendo la “posta in gioco” molto grave e basilare per il benessere di una comunità oltre che implicante cointeressenze ben oltre confini, sembrano essere stati “dribblati” formali insormontabili ostacoli giuridici posti a tutela di un concreto interesse di Diritto addirittura Internazionale. Per addentrarsi, opportunamente attrezzati, in dette specificità che necessiterebbero di essere supportate dal “fare Informazione” sull’onda di una “passione” che non debba risultare in vari modi “tradita”; innanzitutto, necessita una generica riflessione sul più ovvio senso del Giornalismo che non può essere altro dall’ INFORMARE IN LIBERTA’ ORIENTANDOSI VERSO IL GLOBALE RISPETTO nei confronti delle vicissitudini che, ovunque si manifestino, comunque possono comportare coinvolgimenti con la possibilità di vario effetto “domino” sul piano concreto dell’esistenza; tenendo in conto che, soprattutto sul nostro stesso necessario continuo evolverci come esseri pensanti e senzienti gravanti sul pianeta Terra con le convenzioni di tutte le fittizie divisioni che non sono la nostra migliore opera, risulta più che mai determinante il diverso porci di fronte agli accadimenti: secondo Verità e Giustizia, oppure rifuggendo dall’ammetterne l’essenza stessa con una “truffaldina” mistificazione o la viltà del “non vedere” “non sapere” e, paradossalmente, “non parlarne”; nonostante si sia saputo “creare” un diverso “parlare” al di là delle corde vocali, usando tutti i mezzi cartacei e tecnologici perchè il pensiero prenda corpo e, insieme con lo stesso suono della voce, superi ogni distanza.

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Ne discende che, in merito a quelle specifiche questioni lasciate senza il debito “soccorso” di una “Comunicazione” che stimoli opportuni chiarimenti circa punti interrogativi che appaiono volutamente ignorati, si impone il chiedersi: << Si vuol fare Giornalismo??? Oppure, ci si vuole relegare a compiti di oscura “manovalanza” quali “consegnatari” di “addomesticata disinformazione”???>> Proprio tale domanda si impone, specificatamente, nell’ambito della questione “PORTO FRANCO NORD DI TRIESTE”, sulla quale OGNI LOGICA sembrerebbe stravolta rispetto ad un opportuno dover condurre VERSO INDAGINI ISTITUZIONALI anche di portata INTERNAZIONALE; mentre le questioni di diritto sembrano assumere i connotati di “voli pindarici” di fronte ad un incalzante “fare”, “disfacendo” ciò che sembrava dovesse essere intoccabile, a meno di quel superiore consenso delle NAZIONI UNITE sotto la cui tutela il PORTO FRANCO DI TRIESTE, con valenza di PORTO INTERNAZIONALE, è stato posto sino dal trattato di pace del 1947; essendo, dall’Ottobre 1954, INSIEME CON IL RESIDUATO FREE (quindi SOVRANO) TERRITORY DI TRIESTE, sotto una AMMINISTRAZIONE FIDUCIARIA, per di più SOLAMENTE CIVILE, del GOVERNO ITALIANO; in una Italia la cui sovranità, quindi, dovrebbe restare al di fuori di Trieste e del suo ambito territoriale; così come è fuori da San Marino e dal Vaticano.

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Pertanto, in aperto contrasto con quanto premesso è logicamente apparso il decreto che l‘ormai ex prefetto, nel lasciare la sua carica, pochi giorni fà avrebbe firmato per spostare il regime giuridico di “porto franco” ad aree diverse da quella del PORTO FRANCO NORD (Porto Vecchio) vincolato in funzione dello sviluppo dell’intero PORTO FRANCO INTERNAZIONALE DI TRIESTE. Se pure consentita l’estensione del “regime di porto franco” ad aree nuove di interesse dell’Autorità Portuale; non altrettanto modificabile sarebbe stato il già precostituito regime del PORTO FRANCO NORD, basandosi su norme non modificabili da un Governo amministratore civile provvisorio nè da un suo Commissario a Trieste, se non in violazione del mandato internazionale delle NAZIONI UNITE che ha previsto diritti generali e speciali degli altri Stati sull’intero PORTO FRANCO INTERNAZIONALE DI TRIESTE.

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Come non paventare un dirottamento, da Trieste ad altri porti italiani, degli enormi traffici previsti sull’asse Baltico-Adriatico con compromissione degli interessi di Trieste e ritardo nella stabilizzazione politico-economica dei Balcani? Come non paventare che la prevista speculazione edilizia, con la vendita della massa di terreni ed edifici tolti al PORTO FRANCO NORD, comporti sviluppi negativi inflazionando il mercato immobiliare di Trieste con crollo del valore degli immobili di piccoli proprietari privati e dei patrimoni degli enti pubblici? A fronte di quanto si stia facendo, nonostante appaia in aperto contrasto con situazioni di diritto; ecco che assumerebbe un ruolo fondamentale quel “FARE GIORNALISMO” stimolando debiti chiarimenti all’opinione pubblica che, al contempo, venga resa edotta e attiva secondo il suo buon diritto al meglio, che le toccherebbe, di contro alla peggiore prevaricazione nel caso, istituzionalmente, non ci si ponesse nemmeno minimamente di approntare debite giustificazioni; ma, piuttosto, si contrapponesse un ambiguo silenzio deliberatamente ignorante anche esplicite istanze che imporrebbero, almeno, una qualche sia pure pretestuosa delucidazione cui ancorare un dialogare, civilmente e democraticamente.

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Intanto, a lasciare basiti e a preoccupare è proprio il silenzio della “COMUNICAZIONE” già dissonante in terra Giuliana, ma del tutto inesistente da parte di una Italia che sembra non rendersi conto che, continuare a glissare su quelle voci triestine da cui provengono ormai insistenti chiare istanze, equivarrebbe ad oltraggio e soverchieria contraria ai dettami di quella stessa Costituzione cui si ritenga di doverle assoggettare.

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Data:

6 Febbraio 2016