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“Prendi anche un solo migrante”, ma Babis dice no a Conte

“Prendi anche un solo migrante”, ma Babis dice no a Conte

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Lo aveva promesso e oggi ci ha provato. “Considererei un successo se Praga accettasse di accogliere anche un solo migrante”, diceva poche settimane fa in un’intervista alla tv ceca il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, annunciando che, in vista del vertice con il primo ministro della Repubblica Ceca Andrej Babiš, avrebbe chiesto al suo omologo – in maniera provocatoria – di accogliere anche un solo immigrato come gesto simbolico verso una responsabilità condivisa della gestione del fenomeno migratorio.

E oggi a Palazzo Chigi, in occasione del vertice, a quanto apprende l’Adnkronos da fonti di governo, il premier italiano ha mantenuto la promessa chiedendo a Babiš di aprire le porte della Repubblica Ceca anche a un solo migrante.

Quella di Conte, sottolineano fonti di Palazzo Chigi, era chiaramente una provocazione “simbolica”, oggi solo evocata durante la colazione tra i due premier. La risposta di Babiš? No grazie. Un no – precisano le stesse fonti – che si sostanzia nel suo no all’approccio della condivisione.

“Fermare migranti si può”, asse Orban-Salvini

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“Parole sagge”. Così il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha commentato le parole del premier ungherese, Viktor Orban, che lo ha definito un eroe. Sul tavolo dell’incontro di oggi in prefettura a Milano, durato poco più di un’ora, la gestione dell’immigrazione in Europa, ma anche temi economici e politici.

ORBAN, L’IMMIGRAZIONE PUO’ ESSERE FERMATA – Dal successo di Salvini sul tema immigrazione, ha detto Orban, “dipende la sicurezza dell’Europa”. Il ministro dell’Interno italiano “gode in Ungheria di un rispetto assolutamente rilevante” e di “riconoscenza e popolarità” perché “sta dimostrando che l’immigrazione può essere fermata anche in mezzo al mare. Prima di lui nessuno lo aveva fatto”. Il premier ungherese attacca, poi, Macron che, sostiene, “è alla guida di una forza europea che sostiene l’immigrazione”, mentre “dall’altra parte ci siamo noi che non vogliamo l’immigrazione illegale”.

SALVINI, CASO UNGHERESE DA STUDIARE – Salvini, ha ribadito che continuerà “a fare quanto fatto fino a oggi“, anzi, precisa, dovesse riproporsi un nuovo caso Diciotti avrebbe lo “stesso identico atteggiamento”. “Possono aprire inchieste e indagini – aggiunge -, ma non mi faranno assolutamente retrocedere o cambiare idea”. “Siamo vicini a svolta storica a livello continentale. Possiamo unire energie diverse con un obiettivo comune”, ha detto Salvini parlando di Orban. “Anche dal punto di vista economico il caso ungherese è da studiare. Lo dico visto che ci stiamo preparando ad affrontare la manovra economica”. Il ministro dell’Interno ha elogiato il basso tasso di disoccupazione, l’alta crescita e la flat tax in vigore in Ungheria, che dimostrano “che un Paese può crescere investendo, spendendo e non tagliando e sacrificando”.

In ogni caso quello con il presidente ungherese “è il primo di una serie di incontri” che Salvini avrà con altri rappresentanti politici europei, ma anche con Paesi del Nord Africa, Israele e Russia. “La nostra politica estera è a 360 gradi. Puntiamo a non avere nemici” sottolinea, mentre a proposito della missione del ministro Tria in Cina, spiega, che ha “l’obiettivo di costruire solidi rapporti economici e finanziari” tra i due Paesi. “Quella in Cina è la prima di una lunga serie di missioni” nella zona “per costruire solidi rapporti economici, industriali e finanziari. Perché se qualcuno intendesse speculare sulla pelle degli italiani, noi contiamo di avere un sostegno anche al di fuori dei confini europei“. “Stiamo lavorando a una manovra economica seria che faccia crescere questo Paese a differenza delle precedenti. Stiamo lavorando in maniera compatta come governo a una manovra di crescita, di investimenti e di lavoro”, dicendosi convinto, che “i mercati riconosceranno la bontà di questa manovra. Quindi non ho preoccupazioni”.

Cambiare i trattati europei resta una priorità mia e del governo“, aggiunge Salvini, “ma chiediamo la collaborazione dei Paesi nostri vicini e quindi alla Francia”. “Macron per primo dovrebbe dimostrare solidarietà e sensibilità e riaprire il confine di Ventimiglia“. Quanto alla Libia “il governo francese oggi come allora non aiuta la stabilità, ma si muove solo e soltanto per interesse economico”. In Libia, ha continuato, “non c’è una situazione di stabilità, che spero possa esserci il prima possibile”, anche a causa del dissennato intervento militare che ha destabilizzato il Paese”. Con la Germania, invece, dice il ministro, “siamo vicini a un accordo” sui movimenti secondari dei migranti. “Ereditiamo per incapacità o complicità alcuni milioni di presenze di migranti in Italia. Non possiamo permetterci di firmare alcun accordo che preveda la presenza di un migrante in più”. In serata su Facebook scrive su un post: “La nostra Europa sarà fondata sul diritto al lavoro, alla vita, alla salute e alla sicurezza. Basta con la dittatura di finanza e immigrazione”.

L’OPPOSIZIONE IN PIAZZA – “L’Europa di Orbán non è la nostra, per questo oggi siamo scesi in piazza insieme a migliaia di milanesi che non vogliono vedere Milano e l’Italia svendute dal ministro Salvini, in nome della sua campagna elettorale permanente”. Così il segretario metropolitano del Pd, Pietro Bussolati, spiega il senso della manifestazione ’Europa senza muri’, che si è tenuta in piazza San Babila, a Milano, con l’adesione e la partecipazione della federazione dem di Milano Metropolitana, che rappresenta anche la comunità del circolo Pd di Parigi che ha espresso pieno sostegno all’iniziativa. “L’Europa di cui hanno bisogno Milano e l’Italia -spiega Bussolati- è forte e integrata, ben lontana da quella invece disgregata che ha in mente il premier Orbán, accolto oggi da Matteo Salvini nella nostra città”. “Dopo la disastrosa gestione della vicenda della nave Diciotti, adesso Salvini – afferma Federico Fornaro, capogruppo Leu a Montecitorio -, con buona pace del M5S e nel silenzio del Presidente Conte, detta anche la politica estera dell’Italia portando il nostro Paese ai margini dell’Unione Europea“. “L’Italia è sempre stata nel gruppo di testa dei fondatori della Cee prima e oggi dell’Ue”, prosegue Fornaro. “Alleandosi con l’Ungheria di Orban e il gruppo di Visegrad – conclude -, Salvini fa compiere nostro paese una giravolta innaturale in politica estera che ci isola in Europa e ci avvicina a stati caratterizzati da regimi di democrazia illiberale”.

Di Maio a Benetton: “Fuori i nomi di chi ha finanziato”

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“Chi ha sbagliato pagherà: è ora che tutti i ministri che hanno autorizzato questa follia paghino di tasca propria. Se chi ha fatto la concessione regalo ad Autostrade e chi non l’ha annullata ha causato un danno alle casse dello Stato sarà denunciato alla Corte dei Conti per danno erariale: siamo già al lavoro per questo”. Così il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, in un lungo post dal titolo ’Fuori i prenditori dallo Stato! E chi li ha aiutati sarà denunciato’ pubblicato sul Blog delle stelle. Post in cui il capo politico del M5S chiede anche ai Benetton di “pubblicare i nomi di tutti i politici e tutti i giornali” che hanno finanziato in questi anni.

“Da oggi, con dieci anni di ritardo – scrive Di Maio – tutti gli italiani sanno che la concessione di autostrade ai Benetton è stata un regalo clamoroso che ha consentito loro di fare gli imprenditori non con il loro capitale, ma con quello dei cittadini. Il contratto prevedeva infatti una rendita garantita del 7%: una rendita spropositata!”.

“L’imprenditore a rischio zero – sottolinea ancora Di Maio – è un’invenzione tutta italiana. Di solito è amico di quelli che furono i partiti di governo, non disdegna di assumere nelle sue aziende uomini di partito (trombati o meno), finanzia lautamente in maniera opaca o meno i partiti e i giornali a loro collegati infatti il suo nome non compare quasi mai nella carta stampata. Chiamiamolo col suo nome: prenditore. I prenditori hanno preso possesso delle infrastrutture italiane, pagate dai nostri nonni e dai nostri padri, e grazie a politici compiacenti le hanno trasformate in macchinette mangiasoldi dei cittadini”, afferma il ministro.

“I prenditori delle autostrade per un decennio – sottolinea Di Maio – ci hanno fatto pagare i pedaggi molto più di quanto avremmo dovuto con il benestare della mala politica dei vecchi partiti. I prenditori delle autostrade hanno fatto molto meno manutenzione di quanto avrebbero dovuto. In cambio hanno preso miliardi che fino al 2012 hanno dichiarato in una holding con sede in Lussemburgo”.

“E la cosa più grave – prosegue il vicepremier – è che chi stava al governo li ha sempre protetti, addirittura fino all’anno scorso con il governo di Renzi che ha dichiarato solo dieci giorni fa: ’Quando e perché è stata prorogata la concessione? Nel 2017, seguendo le regole europee, dopo un confronto col commissario Ue Vestager (altro che leggina approvata di notte, è una procedura europea!), si è deciso di allungare la concessione di quattro anni, dal 2038 al 2042, in cambio di una fondamentale opera pubblica’. Bravo! Anziché preoccuparsi dei piccoli imprenditori e dei loro drammi quotidiani, hanno pensato a prolungare, mantenendoli secretati, i privilegi dei prenditori“.

Di Maio chiede infine trasparenza su eventuali finanziamenti a politici e giornali da parte dei Benetton. “Parlando di trasparenza – scrive – chiediamo ai Benetton di pubblicare i nomi di tutti i politici e tutti i giornali finanziati nel corso di questi anni“.

Renzo Piano dona un’idea per il nuovo ponte

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L’archistar Renzo Piano regala un’idea di ponte alla sua Genova.”Spero di essere utile” ha detto dopo aver incontrato il governatore ligure e commissario delegato all’emergenza Giovanni Toti, e il sindaco Marco Bucci, nella sede della Regione Liguria. “Lo faccio con molta convinzione, bisogna che la città ritrovi orgoglio e riscatto, bisogna ricostruire questo ponte e ripensare l’intera area della Val Polcevera”. “Da qui a dire che c’è un’idea progettuale è eccessivo – ha spiegato – c’è un impegno morale a fare in modo che il nuovo ponte porti con sé i tratti della genovesità, della qualità e un po’ della nostra parsimonia”. “Ero a Ginevra – ha raccontato parlando del momento del crollo – e da allora non penso ad altro. L’architettura fa questo: celebra e costruisce, la città costruisce cambiamenti e documenta- conclude -. L’importante è non cadere nella retorica”. “Mi sono fatto un’idea di come deve essere il nuovo ponte ma è soltanto l’inizio. Un progettista pensa e ragiona aiutandosi con oggetti e schizzi. Da qui a dire che c’è un’idea progettuale è eccessivo, c’è un impegno morale. Dev’essere un ponte che esprima tutto questo, ci deve essere il ricordo di una tragedia e il suo elaborarsi nel tempo”. “Non credo ai tempi record per la ricostruzione – conclude -, credo nei tempi giusti, bisogna fare presto ma non in fretta“.

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29 Agosto 2018