Traduci

PRINCIPI ETICI INVIOLABILI E IL DIRITTO INTERNAZIONALE UMANITARIO – II^Parte

Il diritto internazionale umanitario e la Corte Penale internazionale

La guerra in Medioriente

“Ospedale distrutto, difficile che Hamas abbia missili così potenti”, intervista al generale d’armata Marco Bertolini: Se l’esplosione è quella che ci hanno fatto vedere in Tv, è troppo grande per essere stata provocata da un razzo palestinese. Dell’ospedale bruciato l’altro giorno a Gaza con 500 persone dentro, il generale Bertolini dice: “Se l’esplosione di cui sono state diffuse le immagini è davvero quella dell’ospedale, mi pare chiaro che solo una bomba lanciata da un aereo o un missile possono averla provocata. E Hamas non ha né l’una né l’altra. Hamas ha razzi, ma io escludo che l’esplosione di cui ho visto le immagini in tv possa essere stata causata da un razzo”. (Intervista di Angela Nocioni – L’Unità, 19 ottobre 2023).

“Il diritto umanitario (…) appare imporsi anche quando e tanto più quanto la realtà tragicamente non vi corrisponda. Quasi in una dimostrazione per assurdo, la violazione, piuttosto che indebolire la necessità morale, storica e giuridica del diritto internazionale umanitario applicabile nel corso dei conflitti armati (…) riconferma tale necessità e ne determina eventualmente l’ulteriore sviluppo, tutto ciò perché appare insopprimibile sia nella coscienza universale che nelle relazioni fra uomini, anche nell’ipotesi estrema di conflitto armato, non siano serviti gli interessi dell’umanità e le esigenze che provengono dalla civiltà”. (P. Benvenuti, La clausola Martens)

In merito alla recente esplosione all’ ospedale di Gaza nel conflitto tra Israele e Hamas, dal punto di vista del diritto internazionale umanitario, dobbiamo chiederci: è un crimine di guerra?

La prassi dei tribunali penali internazionali relativa agli attacchi agli ospedali quale crimine di guerra è estremamente limitata e poco utile per valutare la misura in cui la protezione che il diritto internazionale umanitario accorda a questa tipologia di beni civili trova riscontro quanto al profilo delle conseguenze penalistiche derivanti dalla sua violazione.

La criminalizzazione di condotte che violano la protezione speciale a cui sono soggetti gli ospedali risulta problematica se si prende in esame l’articolo 8 dello Statuto della Corte penale internazionale relativo ai crimini di guerra. La disposizione che menziona espressamente gli attacchi agli ospedali compiuti in un conflitto armato non internazionale è l’art. 8, comma 2, ai sensi del quale costituisce un crimine di guerra “intentionally”.

Prendendo come riferimento lo Statuto della Corte penale internazionale, la prassi di attacchi deliberati agli ospedali potrebbe qualificarsi come crimine contro l’umanità sub specie “omicidio”, per ciò che riguarda le conseguenze letali su pazienti e personale sanitario, oppure come “altri atti inumani diretti a provocare intenzionalmente grandi sofferenze o gravi danni all’integrità fisica o alla salute fisica o mentale”, per le persone che rimangano in vita dopo l’attacco.

Rispetto la sistematicità dell’attacco contro la popolazione civile, questa sembra insita nella politica posta in essere, come è avvenuto, per esempio, nel corso del conflitto siriano. In base allo Statuto, risulta chiaro che l’articolo in questione disconosce la specialità della protezione che il diritto internazionale umanitario accorda agli ospedali: “directing attacks against buildings dedicated to religion, education, art, science or charitable purposes, historic monuments, hospitals and places where the sick and wounded are collected, provided they are not military objectives”.

Di fatto, lo Statuto equipara gli ospedali a qualunque bene civile – ossia soggetto a protezione generale e non, appunto, speciale. Questa equiparazione, evidentemente alquanto critica, è confermata dal fatto che la disposizione in questione pone sullo stesso piano gli ospedali e altri beni civili non soggetti a protezione speciale, cioè le scuole.

In tal modo si disconosce la differenza fondamentale che, sul piano dei fatti, esiste fra questi due tipi di beni civili e che costituisce la ratio della differente protezione accordato a questi due tipi di beni: mentre le scuole ospitano persone civili solo in determinati momenti del giorno e della settimana, gli ospedali si caratterizzano per la presenza continua di pazienti e personale sanitario.

cms_32170/1.jpg

A questo proposito merita rilevare che la traduzione italiana, non ufficiale, della disposizione in questione è più aderente alla norma di diritto internazionale umanitario, in quanto precisa che costituisce crimine di guerra l’attacco deliberato ad ospedali “purché tali edifici non siano utilizzati per fini militari”, anche se questa traduzione non è fedele alle versioni autentiche inglese e francese.

Tuttavia, l’articolo successivo a quello in esame, l’art. 8, comma 2, lett. e) (ii) è idoneo a colmare la suddetta lacuna. Esso infatti criminalizza “[i]ntentionally directing attacks against buildings, material, medical units and transport, and personnel using the distinctive emblems of the Geneva Conventions in conformity with international law”, prevedendo soltanto gli Elements of Crimes, secondo cui, per configurare un crimine di guerra, l’attacco deve essere diretto contro un ospedale “provided it is not a military objective”.

Ai sensi dell’art. 9, par. 2 dello Statuto, gli Elements of Crimes sono adottati dall’Assemblea degli Stati firmatari dello Statuto. Tali elementi costitutivi dei crimini devono essere conformi allo Statuto (art. 8, par. 3). 37 V. ICC, Elements of crimes, 2011: “The object of the attack was one or more buildings dedicated to religion, education, art, science or charitable purposes, historic monuments, hospitals or places where the sick and wounded are collected”, che in un conflitto armato non internazionale rinvia al diritto interno – e già questo profilo può essere problematico – non resta che auspicare che i giudici della Corte, in casi simili, non si avvalgano degli Elements of Crimes i quali, secondo quanto previsto dall’art. 9, par. 1 dello Statuto, hanno solo lo scopo di assistere la Corte nell’interpretazione ed applicazione, tra gli altri, dell’art. 8 dello Statuto.

Il disconoscimento della specialità della protezione dovuta agli ospedali quale emerge dallo Statuto della Corte penale internazionale potrebbe essere stata indotta da una non chiara enunciazione delle conseguenze derivanti da questa specialità all’interno dei Commentari del CICR alle Convenzioni di Ginevra del 1949 e ai due Protocolli del 1977.

cms_32170/2_1697939283.jpg

In questi Commentari, infatti, per quanto si indichi chiaramente che la perdita di protezione degli ospedali si configura “soltanto” nell’ipotesi di uso al di fuori dell’attività umanitaria e allo scopo di compiere atti ostili al nemico, nondimeno da questo uso si fa derivare la trasformazione dell’ospedale in obiettivo militare, qualora i requisiti da quest’ultimo richiesti siano soddisfatti.

Purtroppo, non si chiarisce l’effetto restrittivo che la protezione speciale attribuita agli ospedali ha sulla nozione di obiettivo militare. In questo senso, il Commentario del CICR del 2016 appare particolarmente problematico perché, appunto, fa espresso riferimento alla perdita di immunità qualora i criteri richiesti per l’obiettivo militare siano soddisfatti.

Perciò, non soltanto l’elemento dell’uso – e non gli altri elementi costitutivi della nozione di obiettivo militare – che viene fatto degli ospedali sottrae a quest’ultimo la protezione dovuta, ma anche che questo “uso” è qualificato, nel senso che detti edifici perdono la protezione solo se (i) sono impiegati per lo svolgimento di attività “outside their humanitarian function”, e se (ii) questa attività si concreta nella commissione di “acts harmful to the enemy”.

cms_32170/3.jpg

Questa precisazione opera un’ulteriore restrizione delle ipotesi di liceità dell’attacco, poiché esclude che attività quali, ad esempio, l’uso di strumentazioni a raggi X, qualora dovessero interferire con strumenti impiegati dal soggetto attaccato volti a contrastare l’attacco stesso, possa legittimare la distruzione dell’ospedale, posto che il ricorso a questi mezzi diagnostici rientra nella “humanitarian function” del presidio ospedaliero. Oltre a ciò, occorre evidenziare che soltanto quelle attività non rientranti nella funzione assistenziale che caratterizza l’ospedale e che danno luogo a danni per il nemico, privano l’edificio della protezione dall’attacco.

Pertanto, lo svolgimento di attività quali, il possesso di armi leggere da parte del personale dell’edificio, il fatto che l’edificio sia sottoposto a sorveglianza, la presenza di armi e munizioni appena sottratte al paziente, e il trattamento di soldati nemici non fa venire meno la tutela dell’edificio.

Si noti che la motivazione in questione non configura soltanto l’elemento della “ubicazione” del bene, ma indica il carattere deliberato di questi attacchi che sono rivolti sia contro edifici civili che contro la popolazione civile, in violazione dell’art 51, par. 2 del I Protocollo aggiuntivo del 1977 e della corrispondente norma consuetudinaria.

Il Commentario (par. 2020) inserisce nella categoria di beni che per “natura” possono offrire un contributo effettivo allo sforzo bellico “all objects directly used by the armed forces: weapons, equipment, transports, fortifications, depots, buildings occupied by armed forces, staff headquarters, communications centres etc”. In questo senso si esprime il Commentario ai protocolli aggiuntivi, che riguarda se e quando nell’ospedale si svolgano attività che, ancorché criminose, non arrechino danni all’avversario.

Altre disposizioni consentirebbero di sanzionare penalmente questa condotta, ma avendo riguardo più agli attacchi contro il personale sanitario e i pazienti che non agli edifici e alla strumentazione ivi contenuta, cioè ai “not military objectives”. Ad esempio, ai sensi dell’art. 8, 2° comma, par. c, lett. i) dello Statuto, si qualificano come crimini di guerra, in un conflitto armato non-internazionale, gli “atti di violenza contro la vita e l’integrità della persona” commessi contro “coloro che non partecipano direttamente alle ostilità, ivi compresi i membri delle Forze Armate … che non sono in grado di combattere per malattia o ferite”. Quindi gli atti di violenza contro civili o militari nei cui confronti non vengono prestate cure mediche al momento dell’attacco, sono sicuramente crimini di guerra.

cms_32170/4.jpg

In conclusione, l’obbligo in capo agli Stati di prevedere una tutela speciale per gli ospedali in base al diritto internazionale umanitario trova solo un parziale riscontro nelle disposizioni dello Statuto della Corte penale internazionale relative ai crimini di guerra. Questa differente sfera di operatività risulta problematica soprattutto in ragione delle violazioni gravi e ripetute del suddetto obbligo, dalla Siria, all’Ucraina a Gaza. Tuttavia, Paolo Benvenuti ha giustamente osservato che: “il diritto umanitario appare imporsi anche quando e tanto più quanto la realtà tragicamente non vi corrisponda. La violazione, piuttosto che indebolire la necessità morale, storica e giuridica del diritto internazionale umanitario applicabile nel corso dei conflitti armati riconferma tale necessità e ne determina eventualmente l’ulteriore sviluppo; tutto ciò appare insopprimibile sia nella coscienza universale che nelle relazioni fra uomini anche nell’ipotesi estrema di conflitto armato, in modo che siano serviti gli interessi dell’umanità e le esigenze della civiltà”. Vi rientrano atti compiuti contro il personale sanitario, in quanto “civili che non partecipano direttamente alle ostilità”. (P. Benvenuti, La clausola Martens) Possiamo perciò concludere che la prassi di attacchi agli ospedali può costituire un crimine di guerra ai sensi dello Statuto della Corte penale internazionale.

Fine

—————————————————————————————-

Bibliografia

E. Greppi e G. Venturini, Codice di Diritto internazionale umanitario, Torino, 2012

Palestina/Israele ottobre 2023, Costruiamo la pace, disertiamo le guerre, rifiutiamo le narrazioni ipocrite, riconosciamo le ragioni giuste, lottiamo per la giustizia, Casa Internazionale delle Donne, Roma, 17 ottobre 2023

Commentari del CICR alle Convenzioni di Ginevra del 1949 e ai due Protocolli del 1977

International Criminal Court (ICC), Elements of Crimes, 2011

Topics: Crimes against humanity | Genocide | War crimes.

Commentary on the Geneva Conventions of 12 August 1949, Volume I, a cura di Pictet, Geneva, 1952, p. 200: “protection could only cease in the one case mentioned above”, ossia l’uso per commettere atti dannosi al nemico.

Commentary on the Additional Protocols of 8 June 1977, cit., p. 175, par. 555.

ICRC, Commentary on the First Geneva Convention: Convention (I) for the Amelioration of the Condition of the Wounded and Sick in Armed Forces in the Field, Cambridge, 2016, par. 1847.

P. Benvenuti, La Clausola Martens e la tradizione storica del diritto naturale nella codificazione del diritto dei conflitti armati, Padova, CEDAM, 1995

—————————————————————————————-

Data:

22 Ottobre 2023