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Procuratore Pennsylvania: “Vaticano ha coperto abusi”

Procuratore Pennsylvania: “Vaticano ha coperto abusi”

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“Non c’erano solo abusi sessuali diffusi e stupri di bambini. I membri del grand jury hanno scoperto che c’era una sistematica copertura che arrivava fino in Vaticano”. Sono le parole del procuratore generale della Pennsylvania, Josh Shapiro, che alla Nbc risponde così alle domande sui risultati dell’analisi di documenti relativi agli abusi subiti in Pennsylvania da oltre 1000 bambini nell’arco di circa 70 anni.

“Ciò che si è rivelato assolutamente raccapricciante – aggiunge Shapiro, ospite del Today Show – è che i vertici della chiesa mentivano al pubblico e proteggevano questi predatori dalle forze dell’ordine, ma poi documentavano tutto e conservavano tutto in archivi segreti”. “Da quando abbiamo reso pubblico il dossier – aggiunge – abbiamo ricevuto 733 chiamate alla hotline per segnalare gli abusi. Se potremo aprire un fascicolo per uno di questi casi, contro un sacerdote predatore o contro chiunque abbia coperto la cosa, lo faremo”.

Francia, colpo a Macron: si dimette ministro Hulot

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Il più popolare dei ministri del governo francese, Nicolas Hulot, responsabile dell’Ambiente, si è dimesso oggi a sorpresa, con questo assestando un duro colpo al presidente Emmanuel Macron e all’immagine ’ambientalista’ che ha cercato di proiettare al suo mandato sin dal suo arrivo all’Eliseo. Hulot, senza preavvertire né il presidente né il premier Eduard Philippe, ha annunciato le dimissioni in radio, a France Inter: “Ho preso la decisione di lasciare il governo. Non voglio mentire oltre, non voglio mantenere l’illusione che la mia presenza al governo significhi che siamo all’altezza delle sfide” in tema ambientale. Il ministro dimissionario ha elencato una serie di politiche, tra cui la restrizione all’utilizzo di alcuni pesticidi, su cui si sono registrati solo “piccoli passi”. E “questi piccoli passi sono sufficienti? La risposta è no”, ha ammesso l’ex giornalista impegnato sin dagli anni Novanta nelle battaglie sull’ambiente.

A conferma di come nessuno fosse a conoscenza delle sue intenzioni – nonostante lui abbia detto che stava maturando la sua decisione di dimettersi ormai da mesi – poco dopo il suo annuncio a France Inter veniva intervistato dall’emittente Rmc/Bfmtv il portavoce del governo Benjamin Grivieaux. Che non ha fatto nulla per nascondere la sua irritazione per la decisione di cui erano stati tenuti all’oscuro Macron e Philippe, oltre al “rammarico” per le dimissioni. “Mi sarebbe piaciuto che fosse rimasto, perché portasse la sua voce, la sua convinzione” per l’ambiente, “mi rammarico che vada via e mi rammarico soprattutto che non possa più mettere in risalto tutto quello che è stato fatto in questo anno”, ha sottolineato il portavoce. Quindi, la stoccata: “La più elementare delle cortesie sarebbe stata effettivamente quella di informare prima il presidente della Repubblica ed il primo ministro“. E in radio stamattina era andata a parlare anche la ministra per le Pari opportunità Marlene Schiappa, che ha appreso in diretta delle dimissioni di Hulot e, al giornalista che le chiedeva un commento, ha risposto: “Ma è uno scherzo?“. Quindi, imbarazzata, si è limitata a commentare: “E’ un ministro che ha ottenuto molte cose e ha fatto sentire la sua voce”.

Trump attacca anche Google

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Dopo aver accusato i social di censurare le voci repubblicane, Donald Trump se la prende con Google, ’reo’ di evidenziare soprattutto le fake news che denigrano il presidente degli Stati Uniti. All’alba americana, Trump twitta e carica a testa bassa contro il motore di ricerca. “I risultati di Google per le ricerche su ’Trump News’ – scrive il presidente – mostrano solo la visualizzazione/segnalazione di Fake News Media. In altre parole hanno manipolato, per me e per altri, facendo in modo che quasi tutti gli articoli e le notizie siano negativi. La fasulla Cnn è dominante. I media repubblicani/conservatori e corretti sono tagliati fuori. Illegale?”, si domanda Trump.

“Il 96% dei risultati relativi a ’Trump News’ provengono da media nazionali di sinistra”, prosegue, descrivendo una situazione che considera “molto pericolosa”. “Google e gli altri stanno mettendo a tacere le voci dei conservatori e nascondono informazioni e notizie positive. Stanno controllando quello che possiamo e non possiamo vedere. E’ una situazione estremamente grave, verrà affrontata”, afferma.

I tweet relativi a Google si aggiungono a uno analogo pubblicato la scorsa settimana e indirizzato ai social media. “I giganti dei social media stanno costringendo al silenzio milioni di persone. Non si può fare anche se questo significa che dobbiamo continuare a sentire fake news come la Cnn, i cui indici di ascolto sono peggiorati notevolmente. La gente deve capire cos’è reale e cosa non lo è, senza censura!“, ha scritto Trump il 24 agosto.

Prima ancora, il 18 agosto, il presidente ha accusato i social di censurare le “voci repubblicane”. Le riflessioni di Trump, in quel caso, sono scaturite dalla vicenda che ha coinvolto Alex Jones: il conduttore radiofonico, noto per le sue posizioni conservatrici e le teorie complottiste, è stato sospeso – tra gli altri – da Facebook e Twitter. “I social media stanno totalmente discriminando le voci repubblicane e conservatrici“, ha scritto Trump.

LA REPLICA DI GOOGLE – Dopo le accuse di Trump, Google ha diffuso una nota in cui sottolinea che “quando gli utenti digitano nella barra delle ricerche su Google, il nostro obiettivo è assicurarci che ricevano le risposte più rilevanti nell’arco di secondi. La ricerca non è utilizzata per definire un’agenda politica, non condizioniamo i nostri risultati in base a nessuna ideologia politica”. “Ogni anno introduciamo centinaia di miglioramenti per i nostri algoritmi – afferma Google nella nota riportata dal Washington Post – per garantire che mettano in evidenza contenuti di alta qualità in risposta alle richieste degli utenti. Lavoriamo costantemente per migliorare Google Search e non classifichiamo mai i risultati delle ricerche per manipolare il ’sentiment’ politico”.

Premier egiziano vede Descalzi, focus su progetti Eni

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Il premier egiziano Mostafa Madbouly ha incontrato l’ad dell’Eni Claudio Descalzi: lo riferiscono i media ufficiali egiziani. Durante il colloquio, Madbouly ha manifestato “apprezzamento per la cooperazione” con l’Eni, con particolare riferimento al mega giacimento di Zohr. Descalzi, scrive il portale Ahram Online, ha illustrato un “report dell’azienda sulle attività in corso e sui progetti in Egitto”.

L’ad dell’Eni e il premier egiziano, si legge ancora, hanno discusso dei “progetti dell’Eni per aumentare gli investimenti in Egitto nel prossimo periodo” e delle “attività di esplorazione e sviluppo dell’azienda nel Sinai, nel Golfo di Suez e nel Deserto occidentale”.

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29 Agosto 2018