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PUBBLICI CONNESSI E NUOVI CONTENUTI

cms_24621/1.jpgL’espressione cara agli studiosi della comunicazione ricerca di “pubblico dei media”, ha nel corso degli ultimissimi anni cambiato significato dopo decenni di dominio televisivo in cui il vecchio caro medio di miliardi di persone, ha addomesticato le menti di milioni di persone con un ’industria culturale attenta alle esigenze di intrattenimento degli spettatori. Allo stato attuale il sembra aver cambiato atteggiamento nei confronti dei vecchi media e ha preferito abbracciare nella sua quotidianità tecnologie dell’informazione che hanno permesso agi individuo di trasformarsi nella figura onnicomprensiva di utente, con tutti i risvolti socio-economici e la polisemia che la parola può assumere. La trasformazione da pubblico semplice, attento, critico, capace di scegliere, a utente, porta con sé l’instaurarsi di una relazione con i prodotti culturali diversa e basata sull’infaticabile e indefesso lavoro individuale. Informarsi, documentarsi, scegliere cosa guardare, leggere, ascoltare, produrre contenuti, partecipare è diventata un’attività quotidiana a cui nessun abitante dell’infosfera può rinunciare.

cms_24621/2_1643509990.jpgNon vi è tempo per il lavoratore atipico della rete da non poter usare per implementare la già grande quantità di dati presenti nel web; persino e soprattutto il tempo libero diviene tempo di produzione di contenuti da donare alla collettività immersiva. Lo facciamo tutti, chi più chi meno, lavorando per i poteri forti del web che magnanimamente ci ospitano sulle loro ricchissime piattaforme, e lo facciamo non solo per altruismo nei confronti di una collettività a cui ci sentiamo di appartenere seppur non ne conosciamo membri e struttura intrinseca, ma lo si fa anche per mero opportunismo individuale, come per esempio l’infaticabile costruzione di un’identità in rete e di una reputazione che ci dia sempre una visibilità senza macchia. È il frutto dell’espressione della società in rete, di quei reticoli composti da individui che hanno relazioni basate sulla condivisione di idee e passioni, tutto situato a sua volta all’interno di una cultura cosiddetta dell’always-on, ovvero della imprescindibile conditio sine qua non della connessione permanente e ubiquitaria.

cms_24621/3.jpgPer la prima volta nella storia ci troviamo di fronte a una forza lavoro mai vista prima a disposizione del capitalismo digitale, un precariato che offre le proprie braccia e le proprie menti non solo per puro intrattenimento solipsistico, ma anche per produrre informazione tout court. Il cambiamento delle nuove tecnologie apportate all’intero sistema mediale è anche un cambiamento nei rapporti tra produttore e consumatore dei contenuti, una convergenza culturale in cui vecchi media e media digitali sono entrati a far parte di uno stesso ecosistema. Le vecchie industrie culturali pertanto non si possono più limitare a produrre i propri contenuti e soddisfare i gusti del pubblico, ma devono rapportarsi ai pubblici presenti sul web come a un insieme eterogeneo di potenziali lavoratori non retribuiti che hanno accesso a nuovi spazi espressivi per esprimere ideali, soddisfare bisogni, esaudire desideri. Mash-up, vlog, peer to peer, flashmob, ecc., sono solo alcuni dei nuovi termini che servono a designare forme di innovazione create dagli utenti che fanno sì che i pubblici connessi abbiano sostituto in breve tempo il pubblico di massa e abbiano instaurato un duopolio dimensionale nel quale l’amatorialità e la professionalità non sono forme distaccate e lontane tra loro, ma un percorso continuo nel quale gli utenti sono altamente competenti nel creare contenuti mediali alternativi o come miglioria ai vecchi contenuti dei media generalisti.

Data:

30 Gennaio 2022