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PUBBLICITA’ OSSESSIVA

cms_30375/1.jpgIn qualsiasi angolo della Stazione Termini di Roma, si viene raggiunti da un’ossessiva pubblicità attraverso decine di schermi.

Ossessiva nel senso che uno stesso messaggio pubblicitario viene ripetuto spessissimo, a distanza di pochi secondi.

Nelle stazioni della metropolitana di Roma musica e pubblicità martellano incessantemente i viaggiatori.

In gran parte dei bar, dei negozi e financo dei barbieri c’è sempre un miscuglio di parole e di pseudo musica che in maniera sgraziata ci impongono la loro presenza, o più esattamente, il loro dominio. I network radiofonici sono diventati anche TV e mi fa quasi tenerezza vedere i dj atteggiarsi a grandi divi, tutti uguali, tutti con la stessa voce, tutti con le stesse banalità da riversare su un pubblico di narcotizzati che si cibano del nulla che essi offrono a piene mani.

Moltissime persone, anche alle sei del mattino, ci coinvolgono nelle loro telefonate quasi urlate e nei rumorosi video che guardano ipnotizzati. E anche nei più aristocratici vagoni di prima classe si possono ascoltare conversazioni telefoniche che narrano successi economici, vacanze da sogno o l’ansia perché il proprio cane è stressato.

cms_30375/2_1683333277.jpgMilioni di persone compiono azioni quotidiane collegati ad una cuffia dalla quale esce qualcosa di rumoroso, quasi sempre ansiogeno, come se il resto del mondo non esistesse, come se non ci fosse nulla da osservare e nulla da dire al prossimo.

In molti condomini c’è sempre qualcuno che deve usare un martello, un trapano elettrico, un impianto audio a tutto volume, sempre attento quindi a far si che ci sia sempre un rumore di fondo.

Per le strade c’è sempre un motociclista che ha bisogno di ascoltare il rombo della sua moto, comprata apposta per ottenere questo effetto affinché tutti sappiano che i veri uomini come lui passano come un “tuono a ciel sereno” (mio neologismo) e meritano l’attenzione di tutti.

Tutte le emittenti radiofoniche e televisive trasmettono 24 ore al giorno affinché non veniamo avvolti da un vuoto acustico e visivo.

La maggior parte dei call center usano sgraziate e inconcludenti voci artificiali che ti conducono da un numero all’altro in una fitta boscaglia in cui ti perderai e nessuna voce umana reale ti troverà, il tutto condito da motivetti finti come la plastica, ossessionanti e innervosenti, affinché ci si arrenda e si smetta di importunare il servizio clienti.

Le conversazioni di una giornata tipica di un comune mortale che, impegnato nella lotta contro la burocrazia, è infarcito di sigle e acronimi che sembrano il linguaggio dei fumetti: SPID, PIN, PUK, CRIF, SPAM, CCT, URP, BOT, TAN, PEC… con lo svantaggio di renderci irritabili al contrario della serenità che ci regala Topolino.

cms_30375/3.jpgLast but not least, i padroni che tengono il loro cane con un guinzaglio di 5 metri e perciò, se stai su un marciapiedi, devi essere tu a fare spazio al loro passaggio e se stai mangiando sovrapensiero un cornetto al bar ti viene un mezzo infarto sentendo un corpo molle tra le gambe. Il tutto mentre il padrone parla ad alta voce con il cane affinché gli altri apprezzino la sua intelligenza.

E tant’altro ancora ma non voglio rovinarvi la giornata, ricordando proprio tutto.

Oggi è un articolo senza foto perché questa è la foto, molto parziale, della follia che invade le nostre vite. E in questa foto non vedo da nessuna parte, anche sullo sfondo né un libro e né un silenzio.

Data:

6 Maggio 2023