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Puigdemont attacca l’Europa: “Basta difendere Madrid”

cms_7659/puigdemont_juncker_afp.jpg“E dunque, signor Juncker, signor Tajani, è questa l’Europa che volete costruire?”. E’ l’accusa del presidente destituito della Generalitat de Catalunya Carles Puigdemont, durante la riunione dei sindaci catalani al Bozar di Bruxelles. “Un’Europa con il governo in prigione, senza il diritto di avere rappresentanti eletti democraticamente?

Bisogna che lo sappiamo, signor Juncker e signor Tajani. Accetterete il risultato delle elezioni” del 21 dicembre in Catalogna? E, se vincerà il fronte indipendentista, “continuerete ad aiutare Rajoy in questo colpo di Stato?”.

’Libertà, libertà’: l’urlo di 200 sindaci catalani a Bruxelles

Dal canto suo Puigdemont si è detto pronto all’eventualità di un’estradizione in Spagna. “Tutti sappiamo che possiamo finire in prigione se verrà concessa l’estradizione. Siamo preparati al fatto che ci estradino” ha detto a a Catalunya Radio.

Puigdemont, che si trovava con i suoi quattro ex consiglieri, Clara Ponsatí, Lluís Puig, Toni Comín e Meritxell Serret, non ha rinunciato a puntare il dito contro Madrid, denunciando il ’polso totalitario’ di Mariano Rajoy: “A noi catalani hanno rubato una legislatura, un governo e un parlamento”. Il leader catalano ha anche ribadito la sua contrarietà all’applicazione dell’articolo 155 della costituzione ed ha lasciato trapelare l’intenzione di deferire il governo davanti al Tribunale di Strasburgo perché la Spagna “provi imbarazzo”.

“Abbiamo diritto di parlare di costituzionalità nei tribunali, di cosa hanno paura? Lo Stato spagnolo parla di costituzionalità solo quando gli conviene. L’attuazione del 155 è illegale”. Puigdemont ha quindi accusato lo stato spagnolo di aver compiuto “un golpe illegale”. “L’Europa non può avere prigionieri politici, non può avere un governo legittimo in prigione o in esilio”, ha aggiunto, dicendosi “indignato, triste e preoccupato”.

Trump a due passi dal nemico

cms_7659/trump_moon_afp.jpg“La Corea del Nord è una minaccia globale che richiede un’azione globale”. Così Donald Trump, nella conferenza stampa a Seul insieme al presidente sudcoreano Moon Jae In, ha esortato la comunità internazionale a fare di più per affrontare le minacce missilistiche e nucleari che arrivano da Pyongyang.

“Noi esortiamo tutte le nazioni responsabili, comprese Cina e Russia, a chiedere al regime nordcoreano di mettere fine ai loro programmi nucleari e missilistici”, ha aggiunto il presidente americano rivolgendo quindi un messaggio diretto a Mosca e Pechino.

Trump ha sottolineato che è arrivato “il momento di agire con urgenza e grande determinazione”. “Tutte le nazioni devono applicare le risoluzione del Consiglio di Sicurezza e interrompere completamente commerci ed affari con la Corea del Nord – ha poi detto- è inaccettabile che nazioni aiutino a finanziare questo regime sempre più pericoloso”.

Trump poi ricorda: “Abbiamo inviato le tre portaerei più grandi del mondo e un sottomarino nucleare“, ma allo stesso tempo afferma di “sperare Iddio di non dover mai usare” la forza militare contro la Corea del Nord. Nella conferenza stampa a Seul, il presidente americano ha ribadito che Washington “sta mostrando la sua forza” ma ha anche esortato Pyongyang al dialogo.

“Io veramente sono convinto che sia ragionevole per la Corea del Nord venire al tavolo negoziale per fare un accordo positivo per il popolo nordcoreano”, ha aggiunto sottolineando di vedere “alcuni movimenti” verso questa direzione da parte di Pyongyang. “Ma vediamo che cosa succede”, ha concluso.

“Al-Baghdadi fuggito su un taxi in Siria”

cms_7659/iraq_siria_afp1.jpgL’autoproclamato califfo dello Stato islamico (Is), Abu Bakr al-Baghdadi, sarebbe fuggito venerdì scorso dall’Iraq in Siria su “un taxi giallo”, dopo l’attacco delle truppe irachene al valico di Qaim, al confine tra i due Paesi. Lo riferiscono i media di Baghdad, citando una fonte d’intelligence dalla provincia irachena di Anbar.

LA FUGA – Baghdadi avrebbe lasciato la cittadina irachena di Rawa, nell’estremo ovest di Anbar, dopo che le truppe irachene hanno attaccato Qaim, che si trova sulla sponda opposta del fiume Eufrate rispetto a Rawa.

IL TAXI – Il leader dell’Is si sarebbe diretto verso la provincia di Deir Ezzor, nella Siria settentrionale, “a bordo di un taxi giallo, per non destare sospetti, consapevole del fatto che la sua presenza a Rawa costituiva una minaccia per la sua vita”, ha rimarcato la fonte.

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7 Novembre 2017