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Quando soffri per amore come reagisci

Lucrezia, 44 anni, architetto. Dopo la fine di una relazione durata tre anni con Francesco, dorme tutte le notti sul pianerottolo del suo ex, pur di vederlo per qualche istante, anche quando lui è accompagnato da altre donne. E’ massacrante quel momento. Lei piange e si dispera, ma nulla è più forte della speranza di ricevere qualche carezza e un po’ di comprensione quando lui ne ha voglia.

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Gianluca, 38 anni, odontoiatra, dopo essere stato lasciato da Mariangela, ha iniziato a collezionare avventure e a provare il vero piacere, più di quello fisico, nel vedere le sue vittime umiliarsi di fronte a lui, quando capiscono di non avere alcun valore ai suoi occhi.

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Quante Lucrezia e quanti Gianluca conosciamo? Quante donne EMOTIVAMENTE dormono sul ciglio dell’anima di un uomo che ha volto lo sguardo altrove? Quanti uomini si sentono traditi, abbandonati e reagiscono con le peggiori delle intenzioni chiudendosi nel narcisismo?E questi sono solo due esempi. Quante altre situazioni analoghe, più lievi o più tragiche, abbiamo ascoltato dalla voce di amici e parenti e quali soprattutto abbiamo vissuto in prima persona?Non soffriamo per il dolore che infliggiamo agli altri. Al massimo possiamo dispiacerci o provare un minimo rimpianto o rimorso quando ci viene rinfacciato.

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Soffriamo invece e molto quando subiamo una mancanza di rispetto o di attenzione o di cura … e questo sì che può trascinarci negli abissi dell’inferno. Come reagiamo all’abbandono, al rifiuto e al tradimento? E in che modo affidiamo agli altri la responsabilità di certe emozioni capaci di devastarci l’anima?C’è chi perdona continuamente,chi si vendica,chi fugge,chi si chiude in se stesso.

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Ogni reazione ha sempre alla base un vantaggio secondario, conscio o inconscio che sia, ma che non sempre fa star bene. In amore prima di assegnare le colpe al partner è DOVERSOSO chiederci quanto ci amiamo, rispettiamo e che valore diamo alla nostra libertà. In una società che per tradizione religiosa e culturale tende a creare nuclei familiari c’è confusione fra “essere soli “ e “sentirsi soli”.

cms_2745/autostima-intro-2070402_0x445.jpgSi può stare bene da soli e godere delle propria autonomia e si può stare male in coppia, in famiglia, in gruppo, sentendosi incompresi, dipendenti, frustrati , incarcerati.Il modo in cui reagiamo alle delusioni d’amore racconta di noi, dell’ambiente in cui siamo cresciuti, delle esperienze della nostra vita, di quante emozioni e TENSIONI abbiamo bisogno e di come sta la nostra autostima. A seconda dei periodi della vita, in tutti noi ci possono essere squilibri dell’autostima e un percorso di counseling può aiutare chi è in una fase di scarsa autostima a ritrovare risorse, talenti e strumenti per ritrovare forza in se stessi.

Data:

23 Settembre 2015