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QUANDO UN IDEALE DIVENTA GUERRA

cms_29553/1.jpgThomas More nell’immaginare il suo luogo perfetto conia un termine adeguato partendo da una etimologia imperfetta: è l’unione tra la particella «ou» che significa ‘’non’’ e «topos» per indicare ‘’luogo’’, utòpos sta intendendo ‘’nessuno spazio’’ come a indicare un’‘’isola che non c’è’’ se non nell’immaginario collettivo, un luogo intimo e perfetto che gira equilibratamente come un ingranaggio di un macchinario.

Per Thomas More fu un’isola con una societas perfecta, creata dal suo primo re, Utopo; Utopia è divisa in cinquantaquattro città che hanno saputo risolvere i suoi contrasti sociali, grazie ad un innovativo sistema di organizzazione politica.

La proprietà privata è abolita, i beni sono in comune, tutto il popolo inoltre è impegnato a lavorare la terra circa sei ore al giorno, fornendo all’isola tutti i beni necessari.

Il resto del tempo deve essere dedicato allo studio e al riposo; un perfetto mix tra otium e negotium.

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In questo modo, la comunità di Utopia può sviluppare la propria cultura e vivere in maniera pacifica e tranquilla. Perciò, il termine si ramifica: sta a indicare in superficie un luogo ma più affondo c’è un intero apparato di regole con ogni organo che adempie senza insidie o doppi fini al proprio compito. L’isola di More non solo si distacca dal continente ma lo fa in modo così netto che sembra costituire un mondo a sé, un pianeta che sembri provenire da un altro universo, un universo di pace, di solidarietà e civilizzazione da non intendere come sinonimo colonialismo giacché essere cittadini/abitanti moralizzati.

Il romanzo riscontrò subito un grande poi successo, non tanto per le abilità di scrittura di More ma alquanto per la trama; la necessità da secoli di trovare un posto in cui l’essere umano, in tutta la sua fragilità, potesse rifugiarsi dalla crudeltà di un mondo notevolmente lontano da quello idealizzato dall’autore. In ognuno di noi c’è necessità di Utopia: c’è chi ne assume in pillole, due al dì, quanto basta per tirare avanti in un’epoca dove un “like” ci rende più felici di un abbraccio, preferiamo ostentare piuttosto che essere e vivere nella realtà c’è più difficile che vivere dentro uno schermo.

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C’è chi invece ne fa un abuso, ne fa overdose, per evadere da una realtà difficile da vivere; i pericoli sono tanti: si può cadere in un solipsismo oppure cedere alla tentazione di sostanze stupefacenti.

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L’ideale di città perfetta non assicura sempre la pace infatti Adolf Hitler invece per garantire al popolo tedesco una razz a pura ha ucciso tantissme persone.

Dopo la nomina da Cancelliere, lo Stato Nazista (conosciuto anche come Terzo Reich) divenne rapidamente un regime totalitario, nel quale la tutela dei diritti fondamentali non era più garantita. A seguito di un incendio molto sospetto avvenuto nel Parlamento tedesco, il 28 febbraio 1933, il governo emanò un decreto con il quale furono sospesi i diritti civili costituzionali dei cittadini, stabilendo uno stato d’emergenza che permetteva l’approvazione di decreti governativi, senza la conferma del Parlamento.

In tale prospettiva, le donne assumevano un ruolo fondamentale: l’aggressiva politica di colonizzazione del Terzo Reich, infatti, incoraggiava le donne di “sangue puro” generare il maggior numero possibile di figli “ariani”; sono anni in cui le donne erano strumentalizzate, viste non nel loro essere umano ma “solo’’ nel loro essere donna, come se ciò implicasse l’essere inferiori a prescindere, le stesse donne che durante la guerra saranno usate come cavie, semplici topi da laboratorio, nei campi di concentramento.

Inoltre, i popoli considerati di “razza inferiore”, come gli Ebrei e gli Zingari, dovevano essere totalmente eliminati dalla nazione.

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Fu d’allora che l’ascesa al potere di Hitler prese piede, ma non si limitò a esiliare dai territori tedeschi questo gruppo etnico. Infatti, la politica estera dei Nazisti puntò, fin dal principio, a provocare una guerra, che nel suo ambiente ideologico progettò e mise in atto l’Olocausto, l’assassinio di massa non solo degli Ebrei, che erano considerati la “razza nemica”, ma anche prigionieri politici, immigrati, testimoni di Geova e gli omosessuali.

Il sogno utopico di Hitler proseguì per sei anni fino a che gli Alleati non misero fine all’incubo che contrassegnava il mondo di quel tempo. Le atrocità di quegli anni cambiarono il mondo per sempre, la parola “pace” fu cancellata dalle menti del popolo e il suo posto la prese la parola morte. Una scia di morte che innalzò i muri di Auschwitz e di tutti gli altri campi di sterminio che inglobarono ai loro interni milioni di vite spezzate per sempre; le stesse vite che, ancora oggi, nel 2023 continuano a dissolversi in Ucraina.

La domanda sorge spontanea: l’essere umano non ha davvero imparato a essere tale?

Il motivo che spinge un uomo a iniziare la guerra risiede in se stesso e va oltre qualsiasi motivo politico, economico, religioso. La pace è un sogno lontano destinato a rimanere per sempre solo un’Utopia. Ricorre la frase “Per non dimenticare” ma sarebbe più corretto“Per ricordare….e non sbagliare più ”.

—————————————————————————————- (*) Articolo selezionato dalla docente, prof. Laura Surace, del Liceo classico Leonardo Da Vinci di Terracina (LT), nell’ambito del progetto Heméras per la ’Giornata mondiale della lingua e della cultura ellenica’ sponsorizzato da InternationalWebPost

https://www.internationalwebpost.org/contents/commento_28982.html#.Y-Jup3bMKUk

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Data:

28 Febbraio 2023