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Quando vivere senza cellulare diventa una ragione di vita

La storia di Steve Hilton sembra uscita da un romanzo di qualche scrittore luddista e anti tecnologico. Ma la vicenda dell’ex consigliere di strategia di David Cameron è tutta vera. Partiamo dalla premessa che oggi, nella cosiddetta società iperconnessa in cui tutti controllano ossessivamente i propri account social h24, non avere uno smartphone rappresenta una scelta di libertà ben ponderata e molto profonda culturalmente.

cms_3642/foto_2_.jpgHilton, dopo una vita fatta di azioni accumunate tutte dallo stesso denominatore comune, compulsione, ha detto basta e ha abbandonato Londra e lo stress conseguente al ritmo forsennato di vita della city per la ben più consona e riposante California. E fin qui potrebbe sembrare un capriccio di uno spin doctor che necessita per una attimo di staccare la spina. Ma Steve Hilton ha capito che il suo deviare dalla vita routinaria sarebbe stato incompleto se a esso non avesse fatto seguire un gesto ben più clamoroso e definitivo: abbandonare il suo smartphone. Questa scelta a qualcuno potrebbe essere sembrata un gesto di rabbia momentaneo che pian piano sarebbe rientrato. Invece, a distanza di più di tre anni, Hilton continua coerentemente a tener fede alla sua scelta e dunque non possiede un cellulare. Il percorso di disintossicazione da smartphone ha dovuto superare la tentazione di ritornare in possesso di quell’oggetto per molti oggi considerato vitale e indispensabile, ma dopo una sola settimana di astinenza, Hilton ha compreso che le cose procedevano al meglio, senza preoccupanti ricadute e tardivi ripensamenti. L’abbandono dello smartphone al contrario di quanto si possa pensare, non ha portato a una riprogrammazione della vita di Hilton su standard alternativi e reazionari alla tecnologia, ma egli ha continuato la sua vita senza rinunciare a nulla, comodità comprese. In casa Hilton infatti, la tecnologia rimane comunque di casa (moglie, figli continuano a usare pc, smartphone e tablet).

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L’unico cambiamento avvenuto è stato il rapporto con i mezzi di comunicazione, smartphone in particolare, con i quali Hilton ha allentato quella stretta e morbosa dipendenza, e ha riconsiderato i device sotto altri aspetti. Le conseguenze di una vita senza cellulare per Hilton sono rilevanti per la sua salute e per il suo stato d’animo: meno ansia e preoccupazioni, maggiori dosi di felicità. Dopo aver raccontato questa storia a lieto fine, non so quanti tra noi farebbe una scelta simile al giorno d’oggi, impelagati come siamo in un reticolo di relazioni vere e fittizie scaricate grazie all’opera dei social. L’essere online ha soppiantato l’essere umano, e le conseguenze sono ormai sotto gli occhi di tutti.

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La Rete ha aumentato a dismisura alcuni atteggiamenti e modalità di linguaggio assolutamente radicali e pericolosi rispetto a pochi decenni fa. I numerosi disturbi di personalità cosiddetta borderline accertati dagli psicologi, e gli elevati livelli di instabilità emotiva, hanno generato come diretta conseguenza un aumento di un comportamento patologico e un uso del linguaggio non solo grammaticalmente scorretto, ma anche molto spesso incurante delle conseguenze delle affermazioni che si pubblicano sulle bacheche dei social, trasformatisi in valvole di sfogo a base di hate speech. Il possesso di uno smartphone non è più e solamente status symbol, ma significa soprattutto avere con sé un indispensabile strumento di affermazione della propria identità, altrimenti anonima, un congegno in grado di certificare in ogni dove e in ogni tempo la nostra presenza, un online giunto ormai a un livello di quasi insostenibilità. A meno che non si scelga di agire come Steve.

Data:

26 Marzo 2016