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Quattordici anfore ritrovate a Pompei

A Pompei emergono nuovi reperti archeologici. A distanza di quasi duemila anni dalla terribile eruzione del Vesuvio che costò la sua distruzione, e di oltre due secoli dai primissimi scavi archeologici, l’antica città campana continua a riservarci nuove sorprese, nonché nuovi elementi rimasti finora nascosti, ciascuno dei quali naturalmente dall’inestimabile valore artistico e culturale. Quattordici anfore in perfetto stato, ancora sommerse da frammenti solidi di lava, sono state rinvenute grazie all’incessante lavoro di archeologi e scavatori nei pressi della schola armatorarum, altrimenti nota come “la casa dei Gladiatori”. Da una prima analisi, sembra probabile che tali reperti fungessero anticamente da contenitori di vino, olio e salse di varia natura, ipotesi che del resto sembra trovare conferma grazie a numerosi graffiti presenti sulla parete laterale del sito, i quali, a detta degli studiosi, indicherebbero che il luogo in questione fosse adibito ad attività di immagazzinamento del cibo.

Entro la fine del mese di dicembre, è previsto che le pregiate anfore vengano ricollocate in zone del parco archeologico dove potranno essere maggiormente valorizzate ed esposte al pubblico, impaziente di conoscere gli oggetti inaspettatamente ritrovati. Tale iniziativa, tuttavia, merita di essere intesa in un quadro più ampio, ovverosia quello della contestualizzazione dei reperti archeologici portata avanti dagli addetti ai lavori con determinazione e stoicismo, malgrado tutte le avversità.

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Il ritrovamento delle quattordici anfore, ad ogni modo, ha avuto indubbiamente il merito di riportare l’attenzione dei turisti sulla schola armatorarum, scoperta nel 1915 dall’archeologo nativo di Matera Vittorio Spinazzola. Già direttore del museo archeologico di Napoli e responsabile dell’inizio degli scavi scientifici a Paestum, Spinazzola fece fin da subito valere i suoi studi e la propria passione per l’epoca romana, riuscendo non solo a portare alla luce l’antica dimora, ma addirittura a tentare d’individuarne la sua intrinseca natura. Ben presto, infatti, vennero rinvenute numerose armature adagiate su scaffali in legno, dipinti raffiguranti armi e decorazioni dall’evidente ispirazione militare. Quasi subito venne ipotizzato che anticamente la schola armatorarum fungesse da deposito degli armamenti, da luogo d’incontro fra gli ufficiali romani, o in alternativa da palestra d’allenamento per i soldati e per i gladiatori (da qui il soprannome della casa), i quali probabilmente svolgevano le proprie attività in cortile. Su quest’ultima questione tutt’ora regna il dubbio più assoluto fra gli studiosi, i quali ancora oggi dibattono tra loro e sfruttano le proprie conoscenze per provare a fare chiarezza in merito alla reale funzione che questo luogo così affascinante deve aver ricoperto ai tempi dei nostri antenati.

cms_7969/3p.jpgLa schola, pur essendo stata l’ubicazione di una delle più clamorose scoperte degli ultimi anni, non è certo l’unico luogo dove si concentreranno gli scavi nei mesi avvenire. Fin da ora, infatti, è in corso una profonda esplorazione nei pressi del cantiere di Scavo Regio V, che con i suoi oltre 1000 metri quadri rappresenta una delle aree più vaste dell’intera Pompei. Numerosi sono gli oggetti e i luoghi d’interesse presenti fin da ora nella Regio V: dalla Casa del Toro, con il suo caratteristico atrio in marmo, fino alla bottega con i suoi celebri lares che, secondo la leggenda, avrebbero dovuto vegliare sul buon andamento dell’attività commerciale; dalla casa di Faustus, purtroppo danneggiata dai bombardamenti del 43, fino alla casa delle nozze d’Argento, così chiamata per via del fatto di essere stata rinvenuta nel 1893, anno delle nozze d’Argento dei reali italiani, per l’appunto. Che a tutti questi meravigliosi monumenti possano aggiungersi nuovi manufatti? Questo è ciò che sembrano sperare non solo gli addetti ai lavori, ma anche tutti gli appassionati d’arte antica.

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Ad ogni modo, eventuali nuove scoperte non coglieranno di certo impreparati i responsabili degli scavi, i quali hanno già allestito un deposito per la conservazione dei nuovi oggetti e un laboratorio di studio archeologico. Entrambe tali attività non saranno meno rilevanti degli scavi stessi. Se da un lato infatti le operazioni di pronto intervento (first aid premier secour) hanno la funzione non solo di evitare il deterioramento dei reperti, ma anche di conservarne la propria stabilità attraverso complesse e mirate operazioni di pulitura, incollaggio e trasporto dei medesimi, al contempo, i laboratori di studio sono l’unico strumento per acquisire le specifiche competenze ed ottenere le nozioni teoriche necessarie per arrivare a svolgere un lavoro qualificato nell’ambito del mondo dell’archeologia.

“Siamo contenti delle scoperte che stanno emergendo. Pompei ha iniziato una nuova stagione, quella di una ricerca archeologica intensa e del prosieguo della conoscenza del sito” ha dichiarato Massimo Osanna, direttore del parco archeologico pompeiano. Già responsabile scientifico del progetto PRIN 2004, soprintendente per i Beni Archeologici della Basilicata, nonché docente presso l’università di Heidelberg, il professor Osanna viene da molti riconosciuto come uno degli uomini chiave per rilanciare le ambizioni del sito di Pompei. Lui, dal canto suo, non sembra nascondere l’orgoglio e la soddisfazione per il lavoro svolto finora, pur ammettendo che c’è ancora molto da fare: “Dopo il suo recupero, attraverso le messe in sicurezza di tutte le sue regiones, l’apertura di nuove domus restaurate, la restituzione alla fruizione di interi quartieri finora inaccessibili, grazie al recupero della percorribilità di quasi tutte le vie urbane, ci si può dedicare anche ad attività di scavo che si affiancano alla manutenzione programmata e che consentiranno – ha sottolineato il professore – di fornire nuove ipotesi alla storia della vita quotidiana degli antichi, in alcuni casi dando risposta a quesiti irrisolti, come potrebbe essere per la Schola armatorarum.”

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In altre parole, per quante polemiche possano essere nate negli ultimi anni sulla valorizzazione del sito di Pompei, l’antica città non può che rappresentare per ciascuno di noi non soltanto un motivo di orgoglio nazionale, ma anche il luogo dove si annidano alcuni tra i più annosi e intriganti misteri dell’intero mezzogiorno. Forse, sono proprio tali misteri, insieme allo splendore dei monumenti e all’unicità del posto, a conferire a Pompei quel fascino grazie al quale, a distanza di secoli dalla sua scoperta, spinge ogni anno oltre tre milioni di visitatori provenienti da ogni parte del mondo a visitarla.

Data:

17 Dicembre 2017